di
Marco Galluzzo

Roma si presenta con il 2,8%. Le mosse per un nuovo incremento

Se chiedi nel governo ammettono che il bottino non è esaltante. Non andiamo a mani vuote, ma nemmeno capaci di rivendicare chissà cosa. Eppure, sempre nel governo italiano, si giustificano, anche in questo modo: «Gli olandesi hanno messo nelle spese Nato persino i fondi pensione dei militari, e nessuno gli ha detto nulla».

Fra Roma e Parigi, fra Varsavia e Berlino, dopodomani alla cena dell’Alleanza atlantica di fronte a Donald Trump — gran cerimoniere della serata il presidente della Turchia Recep Erdogan — sarà anche una competizione fra Stati, una corsa a chi si presenta meglio agli occhi dell’alleato americano, a chi ha fatto i compiti a casa, per usare un linguaggio che in un’altra stagione veniva speso dall’Unione europea per le difficoltà della nostra finanza pubblica.



















































In una classifica in cui le cifre non possono mentire, anche se possono essere interpretate in modo diverso e variabile, l’Italia si piazza più o meno a metà strada negli sforzi generali decisi l’anno scorso al vertice dell’Aia, nei Paesi Bassi, quel progredire da parte di tutti, voluto e imposto dagli americani, passo dopo passo, sino al 5% del Pil entro il 2035.

L’Italia si presenta con un 2,8% e con dei progetti abbastanza ballerini, visto il congelamento di tutti i programmi di spesa militare negli ultimi mesi. L’obiettivo di salire di qualche altro punto percentuale fra il 2027 e il 2029 (un ulteriore 0,5% supererebbe i 12 miliardi di euro) al momento è solo un’ipotesi di medio periodo, e con scarsa credibilità, visto lo stato delle finanze pubbliche. Si può promettere e programmare di tutto, ma se non ci sono finanziamenti per comprare quattro nuovi cacciatorpediniere, o per mandare avanti l’alleanza sui carri armati fra tedeschi e Leonardo, difficilmente si evita un danno reputazionale, e risulta più difficile essere giudicati con occhio benevolo.

Bisognerà vedere se i piccoli progressi italiani che Giorgia Meloni ha tenuto a precisare qualche giorno fa a Montecitorio, per l’ultimo scatto dello 0,7% — che interessa solo spese generali per la sicurezza e non spese militari in senso stretto — saranno veramente tollerati e promossi dal quartier generale dell’Alleanza atlantica.

L’anno scorso l’Italia salì di colpo dall’1,5% oltre il 2% includendo spese che riguardavano la Guardia costiera; per qualche motivo tecnico il ricalcolo fu ritenuto corretto a Bruxelles, anche se certamente il lavoro della Guardia costiera non può essere definito tour court di carattere militare.

Ma ancora più incertezza c’è proprio su quello 0,7 aggiuntivo che il capo del governo ha annunciato recentemente di fronte all’opposizione. Se si chiede alla Difesa, come a Palazzo Chigi, non si ottengono informazioni precise. Sembra che queste spese siano state trasmesse al quartier generale della Nato a Bruxelles, ma sull’ultimo scatto in avanti dell’Italia nessuno al momento è in grado di dire di quale tipo di spese per la sicurezza generale si tratta (potrebbe essere anche una strada o un ponte o il raddoppio di una ferrovia in grado di far passare anche mezzi militari, o tutte queste cose insieme).

E dunque il 2,8% al quale l’Italia è arrivata e con il quale si presenta al vertice che si aprirà domani sera sarà oggetto di osservazioni incrociate e speciali, magari accompagnate da qualche scetticismo.

Insomma, i motivi per alimentare la narrativa aggressiva di Donald Trump, quella secondo la quale la sicurezza dell’Europa è tutta sulle spalle di Washington, non mancheranno. E anche l’Italia, con le sue indecisioni, nel suo piccolo, ne fornirà qualcuno.


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5 luglio 2026