di
Alessandra Testa

I sindacati contrari al piano ventilato che prevederebbe la vendita del marchio di moto e la quotazione in Borsa delle supercar. La Casa del Toro smentisce: «Si tratta di speculazioni che ogni tanto riemergono»

L’acuirsi della crisi del gruppo Audi-Volkswagen, che ha annunciato 100 mila esuberi e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania, la prima volta nella storia del gruppo, manda in allarme la Motor Valley emiliana, che ospita due dei gioielli di famiglia di proprietà della multinazionale e che rappresenta una delle spine dorsali europee della subfornitura automobilistica.

In attesa che il prossimo 9 luglio il tavolo della cogestione del colosso di Wolfsburg affronti lo stato dei fatti e faccia chiarezza sulle ipotesi in circolazione, come la vendita di Ducati Motor e la quotazione in Borsa di Lamborghini, intervengono sia la Casa del Toro sia i rappresentanti dei lavoratori delle due ammiraglie.



















































La crisi delle automobili in Germania: le scelte di Audi-Wolkswagen

«Con riferimento alle recenti indiscrezioni su una possibile quotazione di Automobili Lamborghini, l’azienda desidera chiarire — è la sottolineatura del management di Sant’Agata Bologneseche tali notizie si basano su mere speculazioni. Seppure da oltre dieci anni queste voci riemergono periodicamente, Automobili Lamborghini continua a essere parte integrante del gruppo Volkswagen. Il focus dell’azienda rimane concentrato sugli obiettivi per il futuro, con l’intento di garantire continuità nei risultati e una crescita sostenibile, così da accrescere ulteriormente il valore per il gruppo, nonché per il territorio, i collaboratori, i fornitori e le loro famiglie».

Una presa di posizione che può calmare, almeno in parte, gli animi dei dipendenti bolognesi, che hanno affidato a un lungo documento le proprie preoccupazioni. «Le rsu di Ducati Motor Holding e di Automobili Lamborghini, insieme ai lavoratori — scrivono infatti —, esprimono ferma contrarietà alle notizie sulla possibile cessione delle aziende o sulla loro ricapitalizzazione attraverso il mercato azionario». 

Le critiche del sindacato in Italia: l’attesa per Ducati e Lamborghini

E mettono in guardia dal rischio di utilizzare la crisi del mercato «come pretesto per cercare facili e illusorie risposte nei mercati finanziari. Le soluzioni devono essere ricercate nell’economia reale, attraverso strategie industriali di lungo periodo, nazionali, europee e globali, in grado di garantire occupazione, sviluppo industriale e prospettive certe. Oggi più che mai è necessario —sostengono, rafforzando quanto dichiarato da Carlos Gil, leader dell’Ig Metall di Ingolstadt in questi giorni sotto le Due Torri —, rilanciare le politiche industriali, coinvolgendo l’intelligenza collettiva dei lavoratori, dei sindacati e delle istituzioni locali, nazionali ed europee, al fine di salvaguardare le eccellenze manifatturiere e il patrimonio industriale. Questa è l’unica strada per rendere l’Europa un continente nel quale innovazione, giustizia sociale e giustizia climatica possano procedere insieme». 

La Motor Valley e il futuro dei marchi storici

«Ducati e Lamborghini — ricordano i delegati dei dipendenti — sono due marchi pilastro del gruppo Audi-Volkswagen, che hanno dimostrato di essere realtà solide e strategiche nel panorama internazionale», generando «innovazione di prodotto e di processo, oltre che valore economico e sociale, grazie alla professionalità, alle competenze e all’impegno dei lavoratori». 

«Va ricordato — aggiungono —che Ducati e Lamborghini sono tra i principali protagonisti della Motor Valley dell’Emilia-Romagna, sistema nel quale anche le istituzioni locali svolgono un ruolo fondamentale».

Un sistema che coinvolge migliaia di lavoratori occupati in decine di aziende, «per le quali la tradizione sindacale della solidarietà rappresenta un elemento imprescindibile.

Sosteniamo — chiudono i sindacati — la posizione dei consigli di fabbrica in Germania, che contrastano le ipotesi di smembramento del gruppo, difendendone l’integrità industriale, produttiva e occupazionale».


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4 luglio 2026 ( modifica il 4 luglio 2026 | 12:58)