Il presidente della Figc: “Quando vedi una decisione così si perde la meritocrazia che è la base del calcio”

Giovanni Malagò aspetta una risposta da Paolo Maldini per definire la casella di direttore tecnico, quindi partirà la ricostruzione della Nazionale, a partire dalla scelta del ct. L’auspicio è di chiudere tutto entro questa settimana. Il nuovo presidente della Figc lo ha ribadito anche questa mattina ai microfoni di “Radio Anch’io Sport” su Rai Radio 1: “Maldini ha quel curriculum vitae e quelle competenze che non rientrano solo nella carriera da calciatore ma anche in quella da dirigente che lo rendono un ideale profilo per fare il direttore tecnico, insomma la persona di riferimento con il presidente e il Consiglio federale. È comunque necessario avere anche un piano B e magari anche un piano C, io sono molto, molto, molto sereno. Entro massimo questa settimana tirerò tutte le somme anche per ciò che riguarda il discorso dell’allenatore”. E a questo proposito ribadisce: “L’unica verità è che io non ho parlato con nessun tecnico, sarebbe profondamente in contraddizione con quello che mi sono riproposto, cioè valutare, decidere chi sarà insieme al direttore tecnico. Serve ancora qualche ora, qualche giorno, bisogna avere un po’ di pazienza. Dove pende la lancetta tra Conte o Mancini? Non è escluso che non riguardi solo queste due persone”. Gli viene chiesto come stia leggendo questo ritardo nella risposta di Maldini: “Quando persone di peso all’interno del mondo del calcio mi hanno chiesto di candidarmi, io gli ho risposto che non ero assolutamente disponibile perché ero abbastanza stanco dopo il viaggio olimpico e avevo anche altre idee oltre la mia vita imprenditoriale. Sono ritornati dopo qualche giorno e non avevo cambiato idea… Quello che voglio dire è che magari ci sono anche altri impegni o altre proposte precedenti e che questo debba anzi essere interpretato come una dimostrazione di serietà e non come una cosa non positiva”. 

serie a e politica—  

Tornando al ct Malagò si sofferma sul possibile intervento economico della Serie A: “L’eventuale disponibilità delle società ad aiutare la Federazione nell’ingaggio dell’allenatore è molto importante. Ma non ci fossilizziamo su questo discorso di quanto dovrebbe costare il tecnico. Quello che è più bello ancora, però, è questa piena volontà della Serie A a venire incontro alla Nazionale. Forse si è resa conto che siamo arrivati a grattare il fondo del barile. Un giocatore impegnato in un Mondiale viene valorizzato a livello internazionale, creando un chiaro ritorno economico anche per i club. C’è da rifondare il movimento, ma io non penso sia proprio tutto da buttare, ci sono dei giovani importanti. Nella mia testa ci sono un sei anni da completare con Euro 2032, un periodo quasi ideale per costruire il migliore atleta possibile”. Quindi un commento sui frequenti incontri che il presidente ha già avuto con il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi: “La politica può fare molto. Ci sono provvedimenti che passano da attività endofederali, ma altri, come quelli sugli sgravi fiscali o sulle scommesse o il desiderato supporto per il settore giovanili, dipendono da loro. Tutto questo si può e si deve accelerare”.

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Il caso balogun—  

Malagò si sofferma a lungo anche sul caso Balogun: “Mi è sembrata veramente un’assurdità, sono andato anche a guardare questo articolo 27 che consente o consentirebbe alla Fifa e solo alla Fifa, per cui non è replicabile nei vari campionati nazionali e dico meno male perché sarebbe veramente l’Armageddon. È inutile che ce la raccontiamo, questa scelta ha un evidente sapore politico, lo ha scritto anche il New York Times. Questo oggettivamente è un precedente pericolosissimo, un precedente politico pericolosissimo. Spero se ne rendano conto anche perché io sono un fautore di questo Mondiale con gli stadi pieni a prescindere dall’entertainment e del business, qui c’è il calcio che sta trionfando. Però quando vedi una decisione così si perde la meritocrazia che è la base del calcio”.