Dopo il primo titolo Atp e un cambio di mentalità che gli ha rivoluzionato il tennis, il 36enne tedesco vive il miglior Slam della carriera e sfida il numero 1 del mondo
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6 luglio – 11:58 – MILANO
In tedesco si dice “wie ein guter Wein reifen”. Invecchiare come il vino. E quindi nella miglior maniera possibile. Chissà se i cronisti di Germania si saranno concessi una licenza rispetto alla prosa ordinaria per definirlo così, Jan-Lennard Struff. Che a trentasei anni si è regalato la miglior cavalcata Slam della propria esistenza. Ci è riuscito nel torneo del cuore, Wimbledon, e sulla superficie su cui da sempre sogna di togliersi uno sfizio. Tre anni fa ci è andato vicinissimo, ora per farlo deve congegnare uno sgambetto al numero 1 al mondo. Sinner di lui ha detto che è aggressivo: storia vera, ma recente. Struff ha cambiato gioco grazie alla galeotta memorizzazione di un libro…
aggressivo—
Jan-Lennard Struff, fino a un paio di anni fa, non giocava contro un avversario dall’altra parte della rete. Ma contro la propria data di scadenza. Perchè insomma, se hai scritto 1990 sulla carta di identità e tocchi i quattordici anni di agonismo senza ancora un titolo Atp, un po’ ci resti male. E dire che i tentativi buoni erano spiovuti, fra 2021 e 2023: una finale a Monaco, una (leggendaria) a Madrid, l’ultima a Stoccarda. Tutte perse. A far saltare il tappo è intervenuta provvidenzialmente un’altra cavalcata in Baviera, stavolta vincente, nell’aprile 2024: trionfo in due set su Fritz e tabù superato, perchè “è semplicemente incredibile vincere il primo titolo in casa, in Germania. Sono nel circuito da così tanti anni…”. Ne ha undici in più di Jannik, eppure i due hanno avuto modo di apprezzarsi parecchio. Tre volte, tutte e tre nel 2024 e su tre superfici diverse. In tutti i casi ha vinto l’azzurro.
precedenti con sinner—
Sinner, alla vigilia di questo quarto di finale a Wimbledon, ha definito il tedesco aggressivo, ricordando il precedente di Halle 2024. Sfida durissima, vinta da Jannik al tie break del terzo set: era il quarto di finale, l’anticamera degli ultimi e decisivi passi verso il primo trionfo su erba arrivato poi nella finalissima contro Hurkacz. L’aggressività di Struff deriva da una lettura che, parole sue, gli ha cambiato la vita. È il libro Gluckskinder, manualone di vita sportiva (e non solo) che in Germania va forte: spiega come i risultati vadano cercati quotidianamente, presi a morsi. Cosa che prima latitava a casa Struff: “A inizio carriera ero troppo timido, ma ora ho cambiato il linguaggio del corpo. Bisogna mostrare il pugno quando serve”. A Wimbledon gli è già capitato parecchio; ha mantenuto il sangue freddissimo nei tie break (vincendone 7 su 9, numeri sinneriani) stroncando in tre set la resistenza di una testa di serie come Medvedev e approfittando poi agli ottavi del ritiro di Hurkacz all’ultimo parziale. Struff ora sogna di tirare fuori gli artigli anche con Sinner che lo ha disinnescato sempre: anche a Indian Wells (6-3 6-4) e a Montecarlo (6-4 6-2).
PASSIONE DORTMUND, RECORD A MADRID—
Segni particolari: affezionatissimo. A Tommy Haas innanzitutto: “Quando giocava in Australia mi svegliavo alle 5 per guardare i suoi match fino alle 7.20. Poi dovevo correre a scuola e spesso arrivavo in ritardo, ma non sono sicuro che i professori se ne accorgessero”. E poi il cuore che sanguina in giallonero come quello di chi ama il Borussia Dortmund: nel 2023, al Roland Garros, posticipa una sessione di allenamento perchè insomma, i ragazzi si giocano la Bundesliga all’ultima giornata e il tennis può attendere. Al Dortmund va malissimo e lui si consola ricordando che su terra rossa, dopotutto, per quell’anno ha già ampiamente dato: il mese prima a Madrid scrive la storia diventando il primo lucky loser a sbarcare in una finale 1000. Sfonda i piani alti del ranking approdando in top 25, perde la finale con Alcaraz ma fa spallucce: “Condizionato dai tanti match giocati? No, anzi: non mi sentivo nemmeno così stanco”. Gli artigli erano rimasti affilatissimi. Come adesso, a Wimbledon.
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