Non è una qualunque tribuna autorità: è uno spazio su misura, il migliore sul campo più prestigioso al mondo. Una volta Hamilton, invitato, si presentò senza giacca e cravatta e non fu fatto entrare

Pellegrino Dell’Anno

6 luglio – 14:43 – MILANO

Ci sono posti in cui tutti, una volta nella vita, ambiscono ad entrare. Quei posti dove non si entra su richiesta, ma solo su invito. Luoghi che confermano, a volte concedono, un particolare status d’importanza. Nel mondo dello sport poche collocazioni sono paragonabili al Royal Box di Wimbledon, sul Centre Court. Uno spazio riservato a “membri della famiglia reale, del mondo del tennis, individui distinti e altri che hanno contribuito in vari modi al miglioramento delle nostre vite e della nostra società”. Non è una qualunque tribuna autorità: è uno spazio su misura, il migliore sul campo più prestigioso al mondo per godere del meglio che il tennis possa offrire sui verdi prati dei Championships. Con regole, in onore alla tradizione di Wimbledon, stringenti, dal dress code alla possibilità di accedere. Per intendersi neanche Andy Murray, unico britannico dal 1937 ad oggi (l’ultimo trionfo di Fred Perry) a vincere lo Slam londinese, aveva diritto a chiedere degli inviti con certezza che venissero accettati. Oggi, Kimi Antonelli, Roger Federer e Pippa Middleton saranno ospiti. 

glamour—  

Come i tennisti sono obbligati a giocare interamente vestiti di bianco, così chi ha l’onore di essere invitato nel Royal Box ha il dovere di vestirsi in un certo modo. Per gli uomini completo da giorno, giacca e pantaloni dello stesso tessuto, o al massimo giacca e cravatta. Per le signore abito da pomeriggio, con lunghezza che non superi il ginocchio, e divieto di spalle scoperte. Uno standard comprovato, non una raccomandazione: basti pensare che Lewis Hamilton, arrivando al Royal Box senza giacca e cravatta durante la finale del 2015 Djokovic-Federer, non fu fatto entrare. Tra l’altro non è neanche permesso l’utilizzo di cappelli, dato che potrebbero oscurare la vista degli spettatori seduti nella fila superiore. Non a caso le inquadrature vanno frequentemente a cercare i volti famosi, con puntuale standing ovation, anche concentrandosi sugli outfit più spettacolari (spesso l’eleganza di Roger Federer brilla sugli altri). Ma come si arriva a sedersi al fianco del Duca e della Duchessa di Kent, o della principessa del Galles? Spesso non basta neanche un lavoro ben fatto di pubbliche relazioni. 

personalità—  

Qualche giorno fa, ha fatto notizia la mancata presenza dei genitori di Jannik Sinner per il debutto da campione in carica. “Erano stati invitati, c’era la possibilità per loro di assistere alla partita nel Royal Box, ma non sono riuscito a convincerli”, aveva spiegato il n.1 del mondo. E dire che moltissimi farebbero carte false per ricevere un invito del genere. Tutto l’anno agenti e uffici stampa, nonché rappresentanti, compiono un lavoro certosino per riuscire ad ottenere un posto. Ma, per quanto la richiesta possa essere inviata, non c’è mai garanzia di risposta da parte dell’All England Club. Chiamato tra l’altro a vagliare anche eventuali richieste fasulle, prima di far partire l’invito, che indica semplicemente la data e la possibilità di avere un accompagnatore. Spesso si tratta di mogli e mariti, ma ognuno ha libertà di scelta. Ad esempio David Beckham, leggenda e beniamino del calcio inglese, si reca sempre con la mamma nel Royal Box. Un invito privilegiato per grandi sportivi, come Usain Bolt o Sir Alex Ferguson e il golfista Roy McIllroy (che nel 2025 presenziò con la giacca verde eredità della vittoria all’Augusta Masters), politici, direttori ed editori di giornali, premi Nobel, e tutti coloro che non sono solo vip, ma individui che contribuiscono in grande allo sviluppo della vita e della cultura. Che, oltre al tennis, possono godere di un trattamento davvero reale. 

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organizzazione—  

La giornata viene curata nei minimi dettagli. All’arrivo gli ospiti vengono accolti con un aperitivo prima di un pranzo molto prelibato. Nel pomeriggio, in stile tipicamente inglese, viene servito il tè alle 17, prima di concludere la giornata con un drink sulla terrazza del Centre Court, quella dove tradizionalmente si affacciano i campioni sollevando il trofeo. Ovviamente le fragole con panna sono parte integrante, oltre gli appuntamenti prestabiliti. Inoltre, nel Royal Box, viene servita una qualità particolare, diversa da quelle consumate ogni giorno dal pubblico. Un’ennesima prova di non lasciare nulla al caso, ricordando però che alla qualità di questa attenzione negli aspetti più dolci, si accompagna una politica ferrea nel rispetto delle regole. Non solo il vestiario, ma anche la puntualità. Wimbledon infatti non rinuncia a nessuna delle sue abitudini, chiamando ancora Centre Court e Campo 1 gli stadi principali, senza nessuna intitolazione. E non fa eccezioni e sconti a nessuno, in nessun caso. A tal punto che Pippa Middleton, sorella della Principessa del Galles Kate Middleton (presenza abituale del Royal Box e del torneo in generale), fu costretta in un’occasione ad assistere alla giornata di tennis in un posto qualunque per essere arrivata in ritardo sul Centre Court. Vedendosi negato l’accesso al Royal Box. Che è sempre più casa di celebrità varie, piuttosto che di reali effettivi. Basti pensare che la Regina Elisabetta II, nel suo regno durato 70 anni, si è recata solo quattro volte ai Championships, ultima nel 2010 (33 anni dopo la precedente). Precisamente il 24 giugno, costeggiando il Campo 18 nelle battute finali di Isner-Mahut, la partita più lunga di sempre. Un giorno storico, unico come un invito al Royal Box: anche lì, si tratta di una giornata indimenticabile. Ricordando però di puntare bene l’orologio e di portare con sé la cravatta.