L’atleta giapponese, la più pagata al mondo, è pronta a tornare in vetta. Sarà Muchova la prossima avversaria
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6 luglio – 14:29 – MILANO
Forse Naomi Osaka aveva già capito fin dall’inizio che questo per lei sarebbe stato un Wimbledon diverso. Quell’entrata in campo al debutto dei Championships con uno splendido kimono interamente bianco era non solo un omaggio al torneo, ma anche a O-Ren Ishii, guerriera di Kill Bill interpretata da Lucy Liu, che proprio con in kimono bianco sfida Beatrix Kiddo/Uma Thurman. Quell’abito, dunque, non era solo moda e fashion, ma un messaggio chiaro per tutte: eccomi qui, sono pronta a combattere.
Il ritorno di Naomi—
La vittoria di Osaka ieri negli ottavi di finale contro la numero uno del mondo Aryna Sabalenka sorprende fino a un certo punto. Certo, l’erba per Naomi non era mai stata terra di conquiste, ma se la giapponese decide di giocare come sa, con la giusta concentrazione, non ha davvero niente da invidiare a nessuna delle giocatrici che la precedono in classifica. Anche oggi, a 28 anni. Semmai è il contrario. Sette anni fa Naomi era destinata a dominare per chissà quanto il tennis. E fino a un certo punto, lo ha fatto per davvero. Per capire fino in fondo il valore del percorso compiuto da Naomi Osaka bisogna tornare indietro, fino alla caduta. Una caduta che affonda le radici nel 2021, l’anno del suo ultimo titolo dello Slam, conquistato agli Australian Open. In quel momento la giapponese è all’apice: numero 2 del mondo ma per molte settimane al n.1, quattro Major già in bacheca, due Australian Open e due US Open a nemmeno 23 anni.
Il crollo—
Il problema vero, per la Osaka, è che ormai molto più di una tennista. È un’icona globale, la sportiva giapponese più famosa nell’anno delle Olimpiadi di Tokyo e l’atleta donna più pagata al mondo, volto delle più importanti multinazionali e simbolo di una nuova generazione capace di unire risultati sportivi, impegno sociale e popolarità internazionale. E semplicemente, Naomi non regge tutto questo. Eliminata alle Olimpiadi, crolla in una conferenza stampa a Cincinnati. Già pochi mesi prima a Parigi aveva scelto di ritirarsi dal torneo dopo aver spiegato pubblicamente di convivere con ansia e depressione, aprendo un dibattito mondiale sulla salute mentale degli atleti, e qualcuno l’aveva anche criticata. Da quel momento, la discesa. Senza freni. Sportiva, quantomeno, perché nel 2023 Naomi diventa mamma della piccola Shai, nata dalla relazione con il rapper Cordae, conclusasi all’inizio del 2025.
La risalita—
Naomi ritorna, ma ci vuole tempo. E tanto. Gli alti e bassi sono tremendi. Nel 2024 qualche lampo qual e là, con la super partita a Parigi contro Iga Swiatek, poi poco altro. Sparisce di nuovo. Per mesi. In campo, le volte che gioca, sembra lontana anni luce da quelli che era. Nel 2025, si ritorno a fare sul serio. Cambia allenatore, saluta Mouratoglou e ingaggia Tomasz Wiktorowski, l’uomo che ha creato proprio Swiatek. E’ la svolta, forse quella buona. A Montreal arriva in finale di un 1000, perdendo da Mboko, ma Naomi c’è. Fa discutere la premiazione del torneo canadese. Poche parole, di circostanza, non troppo affettuose verso la rivale. Per chi conosce Osaka, però, questo vuol dire solo una cosa: Naomi è arrabbiata, ha fame, rivuole prendersi tutto. Nulla di personale verso Mboko, Osaka è semplicemente fatta così. Nel bene e nel male. Intanto, risale in classifica, torna tra le prime 20. Tutti esultano. Non ci potrebbe essere notizia migliore per la Wta, che ha bisogno di personaggi e di campionesse come il pane, e nessuno lo è come la giapponese, che nonostante anni di scarsi successi è ancora una delle atlete più pagate al mondo, amata nelle due sponde dell’oceano Pacifico, unione tra Asia e America. Nei quarti di Wimbledon (suo miglior risultato in carriera nello Slam inglese) si scontrerà con Muchova. Magari entrando ancora col kimono. Come O-Ren Ishii, cercando di cambiare la storia.
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