di
Guido Santevecchi

Cai Qi, formalmente numero 5 del Politburo, è emerso come il braccio destro del leader cinese. Era famoso per i suoi post sui social, con 10 milioni di follower. I suoi incarichi ne fanno il secondo uomo più potente della Cina

C’è un «influencer» al fianco di Xi Jinping. Un uomo al quale il Presidente della Repubblica popolare cinese e (soprattutto) Segretario generale del Partito comunista sembra aver affidato il ruolo di apripista nella corsa al quarto mandato, che sarà ratificato nel 2027 al XXI Congresso. 

Il suo nome è Cai Qi e il suo rango ufficiale è di numero 5 del Comitato permanente del Politburo, guidato da Xi e composto da altri sei dignitari.



















































Nonostante nella nomenklatura venga formalmente dietro altri personaggi come il premier Li Qiang, questo mandarino di 71 anni negli ultimi tempi compare sempre al fianco di Xi in tutte le occasioni pubbliche, il più vicino. 
Lo si riconosce facilmente: alto, magro, capelli tagliati cortissimi, bianchi a differenza di quasi tutti i dignitari che sfoggiano teste nerissime (di tintura) anche in età molto avanzata. 

Quattro incarichi collezionati da Cai Qi oltre quello nel Politburo ne fanno, secondo i pechinologi, il secondo uomo più potente della politica cinese.

1) Guida l’Ufficio generale del Partito, che controlla l’agenda del Segretario generale Xi, seleziona le persone che possono avvicinarlo e le informazioni che gli sono necessarie (significa che ha accesso ai segreti di stato).

2) Comanda l’Ufficio della Guardia centrale, una formazione di agenti in borghese che garantisce la sicurezza dei massimi dirigenti: si ritiene che sia stato questo corpo di pretoriani ad eseguire fisicamente le purghe dei generali all’inizio dell’anno, decapitando il vertice dell’Esercito popolare di liberazione.

3) Dirige il Segretariato centrale del Partito, che fa eseguire le decisioni del vertice e governa il mastodontico apparato (101 milioni di tesserati). 

4) È appena stato nominato presidente della Scuola centrale del Partito che istruisce i quadri emergenti. Questo ruolo, secondo gli analisti, serve a preparare ideologicamente la quarta elezione di Xi a Segretario generale. La prima «lezione» di Cai Qi, significativamente, ha avuto il titolo: «Il pensiero di Xi sulla costruzione del Partito». È l’inizio di una nuova campagna per instillare lealtà e disciplina al capo supremo tra i ranghi.

Tra i due c’è familiarità e sintonia: Cai Qi ha lavorato con Xi per vent’anni nel Fujian e nello Zhejiang, mentre il futuro leader supremo era ancora un funzionario di provincia. Quando il suo capo spiccò il salto verso Pechino, all’inizio degli Anni 2000, Cai Qi rimase nello Zhejiang come sindaco di Hangzhou (la culla di Alibaba), poi fu promosso vicegovernatore esecutivo dello Zhejiang. E qui, tra il 2010 e il 2014 aprì un proprio account su Weibo, il più diffuso social mandarino. Una decisione straordinaria per un dirigente comunista cinese, una scelta strategica. Cai in quattro anni postò 9.278 volte e raccolse oltre 10 milioni di «follower». 

Il vicegovernatore stese un filo diretto con la popolazione, imponendosi come primo influencer nella storia del Partito. Tra i suoi colloqui via social se ne ricorda uno nel quale rispondeva alla madre di un impiegato statale che si lamentava perché il figlio era costretto a bere alcol con i superiori (la tradizione dei brindisi serali in Cina si chiama «ganbei», che significa «asciugare i bicchieri» e serve a cementare spesso fino all’ubriachezza le relazioni sociali, commerciali e politiche). Risposta di Cai Qi: «Mi dica in quale ufficio lavora suo figlio e farò in modo che non sia più costretto a bere». 

I suoi post sono stati raccolti in un libro intitolato «Casa di vetro», a significare che i dirigenti dovrebbero essere visibili, aperti al giudizio del pubblico. Nella prefazione Cai Qi scrisse che «essere sui social fa parte delle gioie della cita». Altri tempi. 

Cai Qi ha cancellato il suo profilo Weibo quando è stato chiamato a Pechino da Xi. Era il 2014 e Cai fu incaricato di costituire la Commissione nazionale centrale di sicurezza, un organismo che lavora nel più assoluto segreto al servizio del leader supremo. Nel 2016 la nomina a sindaco della capitale: si distinse mandando le ruspe ad abbattere senza preavviso le catapecchie della sterminata e fatiscente periferia pechinese dove vivevano decine di migliaia di lavoratori migranti (una pulizia spietata per espellere i precari). Di fronte alle proteste ammise che c’erano stati «degli eccessi di zelo nell’eseguire la direttiva»). Nel 2017 fece due balzi in avanti eccezionali: scelto da Xi nel Politburo allargato senza essere passato dal Comitato centrale. Nel XX congresso del 2022 Xi lo inserì al numero 5 del Politburo ristretto. 

Ora è considerato il secondo uomo più potente della Cina. Ha osservato Jonathan Czin, ex analista della Cia: «Quando mi chiedono che cosa succederebbe se Xi dovesse scomparire domani senza un piano di successione, dico: “La risposta ovvia è Cai Qi”».

6 luglio 2026