di
Luigi Ferrarella

Tra gli omissis anche i rapporti con i calciatori: «Dimarco si lamentava del coro meno bello che per Calhanoglu». L’intesa sottobanco per fare scendere il prezzo della birra

Dopo Andrea Beretta si «pente» un altro capo della curva ultrà dell’Inter, il suo ex vice Marco Ferdico. E, in mezzo ai tanti omissis dei primi verbali depositati ora nel processo per l’omicidio del precedente capo ultrá nerazzurro Vittorio Boiocchi il 29 ottobre 2022 a Milano, affiora la presenza della ‘ndrangheta allo stadio non solo (come già noto) dietro gli ultrá dell’Inter con la cosca calabrese Bellocco (quella di Antonio, ucciso il 4 settembre 2024 da Beretta al culmine di reciproche recriminazioni innescate da contrasti sulla gestione dei guadagni), ma anche dietro la curva di ultrá del Milan con la cosca calabrese Trimboli.

Almeno così racconta Ferdico il 30 maggio ai pm milanesi Stefano Ammendola e Paolo Storari, che lo ascoltano insieme al collega della Procura nazionale antimafia Giovanni Musaró. Due giorni prima, in tribunale al processo per l’omicidio, quando ancora non si sapeva che avesse deciso di collaborare con la giustizia, Ferdico aveva ammesso «ho fatto un’azione per Beretta e lo dico ora, Boiocchi aveva ragione. Non chiedo scusa alla famiglia Boiocchi perché non c’è scusa a quello che ho fatto. Io sono voluto venire qua in aula per metterci la faccia. Non voglio perdono».




















































L’assenso del clan «rossonero» al patto tra curve per la Champions

Adesso si capisce dai primi due verbali omissati che Ferdico sta parlando di altri fatti di sangue, oltre che del ruolo che assegna a Maurino Nepi nel delitto Boiocchi. E per adesso tra gli omissis si legge qualche passaggio sugli affari delle curve. «Prima della finale di Champions League Inter-Milan (in realtà la semifinale 2023 che per definizione avrebbe lanciato in finale una delle due milanesi, ndr) io, Bellocco e Norrito siamo andati da Luca Lucci (capo degli ultrá del Milan, ndr) al suo bar, nell’occasione era presente anche Cataldo. In questa occasione abbiamo stipulato un patto in virtù del quale chiunque fosse andato in finale avrebbe dato il 30% dell’incasso all’altro». Questo già era emerso nell’indagine, ma ciò che non si sapeva é quanto ora aggiunge Ferdico: Luca Lucci (sinora già con due condanne a 18 anni e 8 mesi per narcotraffico e a 10 anni per associazione a delinquere e tentato omicidio dell’ultrà rossonero Enzo Anghinelli) «non ci rispose immediatamente in ordine alla bontà dell’offerta, in quanto doveva compulsare un’altra persona, che al momento io non capii chi fosse. Mandò Cataldo a consultare questa persona e, quando Cataldo tornò, disse che aveva avuto l’assenso, utilizzando nei confronti di Antonio Bellocco l’espressione “ti saluta il compare, dice che va bene, se non piove pioviggina”, tutto ciò in dialetto calabrese. Io poi chiesi a Bellocco chi era la persona che Cataldo era andato a consultare, e lui mi disse Sarino Trimboli». A dire di Ferdico, dunque, è stato Rosario Trimboli, 3 anni e 4 mesi definitivi per droga, e altri 8 anni e 7 mesi in primo gradi in abbreviato in una indagine dei pm Lesti e Ferracane, che «in qualche modo ha partecipato e ha dato l’ok per la suddivisione del denaro ricavato dalla finale di Champions: in occasione della finale Luca Lucci si è preso 130 mila euro in contanti e 20 mila euro in gadget, che poi lui avrebbe venduto in occasione della finale di Champion sul maxi schermo».

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Dimarco e il coro più o meno bello che per Calhanoglu

Sempre dalla coltre di omissis sopravvivono alcuni passaggi su taluni prospettati rapporti degli ultrà con i giocatori dell’Inter. «In occasione dello scudetto della seconda stella (stagione 2023-2024, ndr) io sono andato da Andrea Opi, che è il manager di Federico Dimarco (il forte centrocampista nerazzurro, ndr), chiedendo quando Dimarco faceva un presente alla curva. Lui mi ha risposto che era pronto a regalare a me, a Bellocco e a Beretta tre anelli con il brillante, che del resto aveva fatto come regalo a tutta la squadra. Faccio presente che Opi per conto di Dimarco si lamentava con me, in quanto Dimarco voleva un coro nuovo per lui: si lamentava che, mentre quello fatto a Calhanoglu era particolarmente bello, quello suo lo era meno, e lui non lo meritava in quanto era di Milano e giocava da tanti anni nell’Inter. Devo dire che ero in ottimi rapporti con Calhanoglu, con cui avevo progettato di andare a fare le vacanze insieme, ero andato da lui in Germania per vedere una partita Olanda-Turchia e lui mi ha pagato tutto, compreso l’albergo».

La gag tra ultrà su chi faceva più paura

«In occasione della presentazione del disco dei Club Dogo io – spiega Ferdico in un altro,passaggio non omissato – rimasi con esponenti degli ultrà del Milan a chiacchierare del più e del meno». Scherzano a modo loro su chi facesse più paura, «io parlando con Francesco Lucci (fratello di Luca, di recente condannato a 5 anni in appello per droga, ndr) dissi che loro erano nessuno, e lui altrettanto fece con me; io dissi che le persone che noi sdraiavamo non si rialzavano più, e che quando noi spariamo non facciamo resuscitare la gente, mentre loro sì, inteso i milanisti, sì, ovvio riferimento a Boiocchi (ucciso dagli interisti, ndr) e al tentato omicidio Anghinelli» (sopravvissuto invece all’agguato dei milanisti). «Andando avanti così, Francesco Lucci mi disse che i morti a cui mi riferivo erano solo quelli di cui io ero a conoscenza, ma degli altri non si sapeva assolutamente nulla». Gag che, quando arriva alle orecchie di Luca Lucci, fa infuriare il capo ultrà rossonero, «il quale mi disse che le persone serie non parlano in questo modo di queste cose, in pratica si era offeso».

L’intesa sullo sconto della birra

Un altro accordo tra milanisti e interisti, capitanati da Luca Lucci e Beretta, viene raccontato da Ferdico a proposito di «una situazione veriticatasi con la birra. A un certo punto vi era stato un aumento del prezzo della birra e Luca Lucci ha imposto che nessun andasse più ad acquistare la birra ai tre bar presenti all’interno dello stadio. Beretta, venuto a conoscenza di ciò, disse a Luca Lucci che lui conosceva il titolare dei bar e che poteva parlarci. A questo punto fu trovato un accordo, in virtù del quale il prezzo della birra per gli ultrà scese, e questo gestore dei bar diede del denaro e dei buoni di birra, che poi venivano monetizzati. In pratica questo è stato il prezzo che il
gestore del bar ha dovuto pagare per evitare il vero e proprio boicottaggio che Luca Lucci e Beretta avevano in mente di porre in essere».
lferrarella@corriere.it


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6 luglio 2026 ( modifica il 6 luglio 2026 | 19:23)