di
Luca Bertelli
«Il fumetto mi ha ridato il fuoco sacro per la musica. Per la prima volta sul palco mi vesto di bianco e ho fatto pace con i miei 50 anni, non posso più fare un tot di date e devo tenere a bada i volumi», spiega all’Arf il cantante, attesissimo a Brescia alla Festa di Radio Onda d’Urto. Poi l’aneddoto strappa risate: «Nel 2000 suonai a Milano per la prima volta, mi dissero che c’era il catering, non sapevo cosa fosse: offrimmo da mangiare al pubblico. Sanremo come Mikimix? Non lo rinnego, ero contento che gli amici mi vedessero in tv».
Il suo concerto, il 13 agosto a Brescia, sarà l’evento clou della Festa di Radio Onda d’Urto. Caparezza riappare dopo quattro anni di assenze dai live, dopo il ritorno sulle scene in una doppia veste – oltre che come cantante, anche come fumettista («Il fumetto mi ha ridato il fuoco per la musica») – in “Orbit Orbit“, doppio lavoro del quale ha parlato lungamente all’Arf, il festival del fumetto, al Villaggio Globale a Roma.
«Per la prima volta mi vesto di bianco, voglio essere luminoso sul palco – ha raccontato – ogni concerto sarà un’opera destinata a Ripudia di Emergency, in totale saranno così 23. I miei 50 anni? Ho fatto pace con la mia età – ha proseguito – inizia questo lento processo di putrefazione che colpisce anche a me: oltre all’acufene si sono sviluppate altre cose, non posso fare più di un tot di date, devo tenere a bada i volumi, non posso più saltare sul palco, ho accettato l’età che ho ma salgo sul palco con molta più consapevolezza di prima perché ogni concerto è una sfida”.
Caparezza ha raccontato la sua doppia identità, quella di Michele persona comune (più introverso) e quella di Caparezza artista. «I complimenti mi imbarazzano – spiega – faccio una cosa che per me è ordinaria, ho sempre fatto questo: faccio cose per me ordinarie come le può fare un astronauta anche se per me è straordinario. Ognuno nel suo ordinario è straordinario per gli altri. Io sono stato Caparezza mio malgrado, e non Michele, in due funerali quando mi hanno chiesto la fotografia: ho spiegato che non fosse opportuno in quella condizione psicologica. Caparezza spesso espone con livore il pensiero di Michele, che invece si esprime con toni più garbati…».
E i social? E l’AI? «Uso i social network – racconta – se devo comunicare qualcosa su di me e sulla mia professione: è un compromesso. A volte non mi ricordo neanche le credenziali, sono indisciplinato ma del resto adesso è difficile anche mandare in radio le mie canzoni perché sono troppo lunghe. L’intelligenza artificiale per ora la uso per fare dei meme sui miei amici. Se uno vuol fare un musicista o il cantante, lo fa perché dovrebbe piacergli: il percorso dà valore a un lavoro specie se è accidentato, per me il musicista resta un artigiano». Il rapporto con gli hater? «Innanzitutto – ci tiene a specificare – i ragazzi giovani sono molto educati, usano il linguaggio creativo spesso per parlarmi, quelli della mia età invece non hanno il senso della misura sui social. Ma non mi sono mai sottratto né al confronto né a esternare il mio pensiero politico di sinistra. Una volta mi tirarono dei pomodori durante lo spettacolo, un’altra fui accerchiato in un locale da gente di estrema destra: ci siamo parlati, ognuno è rimasto sulle sue idee, mi hanno chiesto persino l’autografo con mia somma delusione…». Non sopporta il termine “fallito”, troppo in voga, e spiega perché: «Esiste il fallimento, non esiste il fallito: chi prova e sbaglia è comunque coraggioso, è già dall’altra parte se ci tenta». Racconta poi i suoi inizi, tra aneddoti e rivelazioni: «Nel 2000 suonai a Milano al Leoncavallo per la prima volta, arrivano da Molfetta e mi dissero che c’era il catering, non sapevo cosa fosse: così offrimmo da mangiare al pubblico. Ho fatto Sanremo come Mikimix tra i giovani e non lo rinnego, ho fatto pace con lui: ero contento, ingenuamente, che gli amici mi vedessero in tv. Ho cantato nelle pizzerie con la gente nelle case che mi intimava di smettere, ho cantato alla Leopolda prima che fosse famosa per Renzi, qui al Villaggio Globale però è stata la prima volta in cui cantavano le mie canzoni. Qui capii che la musica poteva provare a essere un mestiere, che c’era interesse a quanto esprimevo con i miei testi».
Caparezza dispensa aneddoti anche sulla sua parte nel film “Che bella giornata” con Checco Zalone: «I Vigili Urbani mi fermano e mi fanno le battute del film di Checco che ho interpretato. La mia carriera da attore nasce e muore con Zalone, mi sono divertito, non avevo un copione: dovevo fare sentire la musica di Woodstock agli anziani, andai a braccio e fu “Buona la seconda”, poi me ne tornai a casa». E sulla canzone “Vieni a ballare in Puglia“, della quale spesso viene ignorato il reale significato per concentrarsi solo sul folclore, il suo interprete fa una riflessione non banale: «Mi sono trovato di recente a un matrimonio in cui la suonavano. “Vieni a ballare in Puglia” attinge alla musica popolare ma dice cose impegnate e impopolari, preferisco che arrivi e che l’ascoltatore dopo la musica capisca anche il testo: il potere della musica è che va dove vuole, sei ascoltatori su dieci coglieranno il messaggio reale di quella canzone ma va bene così». Poi ancora, sui fumetti («Il mio sogno era fare il fumettista, quello che è creativo lo trovo spirituale. Ho studiato sceneggiatura del fumetto, ho realizzato il mio sogno nel cassetto e ha riacceso il fuoco che si stava spegnendo per la musica. L’opportunità l’ho colta e è nato il fumetto con il disco. Io andavo a leggere i fumetti da solo nella mia stanza o al porto di Molfetta, mi nascondevo tra le onde e viaggiavo, io con le mie canzoni voglio portare le persone altrove e fare viaggiare tutti») e l’ultima considerazione sulla politica: «Non ho paura a parlare, se non parlo mi censuro. Suonavo ai centri sociali perché non mi chiedevano quanta gente portassi. Ho preso delle posizioni politiche, feci un pezzo anti Lega che mi causò delle contestazioni, parlavo dei meridionali che sposavano la causa leghista: sembrava fantascienza e invece la realtà poi ha detto altro. Mi inventai lo spazioporto pugliese, la cosa più lontana possibile come grande opera, e invece la stanno facendo diversamente: la realtà ti supera sempre, a destra e nel peggiore dei modi. Ci sono dei livelli di cinismo per me insopportabili nel mondo che viviamo, siamo oltre ormai, per non soffrire finisci per anestetizzarti».
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7 luglio 2026
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