Una notte di vera paura per Federico Quaranta. Il celebre conduttore, divulgatore e uomo di cultura è stato vittima di un’aggressione a Milano da parte di tre ragazzi giovanissimi. A raccontare la brutta disavventura è stato lo stesso volto televisivo attraverso un profondo e amaro post social pubblicato nella mattinata di oggi, martedì 7 luglio.


L’episodio ha visto il conduttore subire un tentativo di rapina mentre stava rientrando a casa da sua figlia. Gli aggressori lo hanno preso di mira scatenando una sua reazione immediata. «Ho reagito, probabilmente non se lo aspettavano, ho rischiato grosso, é andata bene. Forse sarebbe stato meglio mollare il bottino. Poteva andare molto peggio”, ha confessato apertamente Quaranta, ammettendo tuttavia come anche la sua stessa reazione abbia rappresentato, in fondo, una sconfitta.




Nel suo lungo sfogo, il presentatore è voluto andare oltre il semplice fatto di cronaca, analizzando la natura del gesto. L’obiettivo dei tre giovani non era un pezzo di valore, ma tutto ciò che l’uomo aveva con sé: uno zaino pieno di esperienze, una borsa di vestiti da lavare e un vecchio orologio Omega appartenuto a suo padre. Un oggetto dal valore puramente affettivo che, come spiega lo stesso Quaranta, non è stato il vero motivo dell’agguato: «Stanotte ho capito una cosa.

Non mi hanno aggredito per un orologio. Quel vecchio Omega di mio padre era soltanto il pretesto. Lo hanno fatto tre ragazzi, giovanissimi. Per uno zaino. Una valigia».

La durissima riflessione su Milano: «Una moderna Commedia di Dante»

Tornato a casa, Federico Quaranta ha condiviso una dolorosa analisi sociologica sulla trasformazione di Milano, paragonandola a una Commedia dantesca capovolta, dove il centro è un recinto dorato di lusso e la periferia si consuma nell’assenza di servizi e occasioni. Secondo il conduttore, i suoi aggressori — descritti come ragazzi coperti di brand e divorati dalla rabbia sociale — sono il simbolo di una comunità frammentata, dove il marchio sostituisce l’identità e la violenza diventa l’unico linguaggio di riscatto. «Una società è povera non quando produce molti poveri. Ma quando genera sempre più persone convinte che l’unico modo di esistere sia togliere qualcosa a qualcun altro», ha concluso amaramente l’intellettuale, definendo l’accaduto come il fallimento di un’idea di convivenza che riguarda e colpisce tutti, senza esclusioni.




Ultimo aggiornamento: martedì 7 luglio 2026, 13:38





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