di
Paolo Fornasari Granelli
Il capitano bolzanino della nazionale di pallavolo al Bsmt podcast: «L’addio all’Itas? Il trasferimento non è avvenuto per mia volontà, ma non sono stato bravo a comunicarlo tanto che quando torno a Trento prendo fischi»
Recentemente il pallavolista bolzanino Simone Giannelli, è stato ospite del podcast Bsmt di Gianluca Gazzoli. Il campione ha militato nella squadra di Trento per undici anni ed è capitano della nazionale. Inevitabile che l’argomento della conversazione toccasse un altro fuoriclasse altoatesino; Jannik Sinner. «Vedere dove è arrivato, cosa sta facendo e sapere dove è nato, è una cosa incredibile», ha detto Giannelli. «Si sta meritando tutto, ma non solo per quello che vince, anche per come lo sta facendo: è pazzesco perché sta dando un grande esempio a tutti quanti, vecchi, giovani, bambini. Anche nelle interviste, la pacatezza con cui riesce a rispondere è invidiabile, perché a volte i giornalisti fanno domande scomode lui sa glissare sulla risposta, magari con uno dei suoi sorrisi».
Le polemiche sull’italianità
Il conduttore del podcast ha quindi ironizzato riferendosi anche alla splendida carriera del pallavolista: «Vi danno da mangiare qualcosa di diverso (in Alto Adige, ndr)», e Giannelli ha provato a rispondere tra il serio e il divertito, toccando anche la questione dell’italianità che riguarda pure il tennista: «L’aria che respiriamo è buona, non c’è che dire. Siamo cresciuti in Alto Adige, terra di confine, fatta di persone che magari hanno il padre di lingua tedesco e la mamma italiana. Nel mio caso, avendo cognome italiano, la gente ha passato la cosa in secondo piano, mentre con lui che in famiglia parla tedesco è partita subito a giudicarlo. Questo mi fa ridere, perché succedeva quando Jannik perdeva, ora che vince tutto dichiarano a gran voce la voglia di essere italiani come lui. Questo capita perché in Italia manca una seria cultura sportiva, nel senso che ci si basa troppo sui risultati».
Sul versante opposto, a livello locale, il tennista originario di San Candido era stato criticato dagli schützen per aver manifestato la sua felicità di essere nato in Italia e non nella vicina Austria. Mentre per il suo accento, Sinner era finito anche in una canzone di Fedez, «puro sangue italiano con l’accento di Hitler». Tuttavia, le molte numerose critiche avevano portarono il rapper milanese a scusarsi.
L’addio a Trento
Tornando a Giannelli, nella lunga intervista ha parlato anche del suo addio alla squadra del capoluogo trentino: «Non sono stato bravo a comunicare la cosa, tanto che ogni volta che torno a Trento prendo fischi … e pensare che io ci ho lasciato un pezzo di cuore. Questo trasferimento è avvenuto non per mia volontà, ma questa cosa non l’ho mai detta». Incalzato da Gazzoli, il pallavolista ammette che potendo farlo, oggi non si comporterebbe allo stesso modo: «Tornassi indietro, cambierei le modalità con cui ho comunicato la decisione. Volevo proteggere l’ambiente in cui ero cresciuto».
Il ruolo di capitano
A seguire, Giannelli ha affrontato il discorso di cosa significhi essere capitano: «È un ruolo che dà pressione, ma è sicuramente una bella responsabilità. Sono contento di farlo, anche se sto ancora imparando: più vai avanti, più riesci a capire bene le dinamiche e a gestirle. Quando sai di essere una figura guardata, non puoi permetterti certi tipi di comportamenti, devi esser il primo a dimostrare certe cose. Ho comunque la fortuna di avere amici e compagni di squadra che mi aiutano a superare momenti in cui sento il peso di grandi responsabilità».
La nazionale
Inevitabile parlare anche dei calciatori della Nazionale Italiana che non si sono qualificati al Mondiale in corso dei quali può capire il peso dell’esposizione mediatica: «Io sono sicuro che loro volessero vincere, ma c’è da migliorare l’atteggiamento: di chi guarda, ma soprattutto di chi gioca che, insieme allo staff e magari con un supporto, deve imparare a gestire meglio gli insulti».
7 luglio 2026 ( modifica il 7 luglio 2026 | 08:43)
© RIPRODUZIONE RISERVATA