Lo storico proprietario del Tric Trac, volto frizzante di Don Matteo, tra introspezione e crescita artistica
Nel panorama sempre più dinamico della fiction italiana, il nome di Spartaco Grilli da anni circola con crescente interesse. Inserito nel cast della storica serie Don Matteo, si distingue sempre per una presenza scenica misurata e per un approccio al mestiere che privilegia profondità e autenticità rispetto all’effetto immediato.
Grilli rappresenta quella generazione di interpreti che non cerca scorciatoie, ma costruisce il proprio percorso attraverso studio, osservazione e una costante riflessione sul ruolo dell’attore nella narrazione contemporanea. La sua figura non è tanto quella di un volto alla ricerca di visibilità immediata, ma di un interprete che costruisce la propria identità attraverso la sottrazione più che l’esibizione. In un contesto narrativo come quello di Don Matteo, questa scelta appare quasi controcorrente, e proprio per questo interessante.
Lo abbiamo incontrato per una conversazione che va oltre la semplice promozione televisiva.
Spartaco, il tuo ingresso nel cast di Don Matteo ha segnato un passo importante. Che cosa ha rappresentato per te questa opportunità? “Non la considero solo un’opportunità, ma una responsabilità. Entrare in una serie così radicata nel pubblico italiano ha significato confrontarsi con una tradizione narrativa forte. Ho cercato di farlo senza imitare, ma ascoltando il tono della serie e trovando uno spazio personale dentro quel mondo”.
Come si costruisce un personaggio all’interno di una serie così consolidata? “Con umiltà, prima di tutto. Devi capire che non stai entrando per “rompere” gli equilibri, ma per aggiungere una sfumatura. Io parto sempre da domande semplici: cosa teme questo personaggio? Cosa desidera davvero quando non parla? Le risposte non sono mai immediate, e spesso cambiano durante le riprese”.
Oggi si parla molto di autenticità nella recitazione. Cosa significa per te essere autentico? “Non recitare ‘bene’ nel senso tecnico, ma essere credibile anche nel silenzio. L’autenticità, per me, è accettare che il personaggio non sia sempre coerente o elegante. È umano, e quindi qualche volta contraddittorio”.
C’è un momento sul set che ti ha colpito particolarmente? “Sì, una scena molto semplice, quasi quotidiana. Non c’erano grandi dialoghi, ma solo uno sguardo tra due personaggi. In quel momento ho capito quanto la serie lavori sulle relazioni più che sugli eventi. È lì che ho smesso di “interpretare” e ho iniziato a “stare” nella scena”.
Molti giovani attori sentono la pressione del successo immediato. Tu come la vivi? “Cerco di non chiamarlo ‘successo’. È un percorso, non un traguardo. La pressione esiste, ma diventa utile solo se la trasformi in disciplina. Se invece la insegui, rischi di perdere il senso del lavoro”.
La serie Don Matteo è da sempre legata a un’identità visiva fortissima, costruita anche grazie alla città che la ospita: Spoleto. Spartaco, quanto incide a tuo avviso Spoleto nella costruzione dell’atmosfera della serie? “Incide moltissimo. Spoleto non è solo uno sfondo, è un personaggio vero e proprio. Le sue strade, le piazze, la luce particolare che cambia durante il giorno: tutto contribuisce a dare verità alle scene. È come se la città respirasse insieme alla storia”.
C’è un luogo di Spoleto che ti ha colpito più di altri durante le riprese? “Si, il centro storico nelle prime ore del mattino. Quando è ancora tutto silenzioso e le strade sono vuote, si percepisce una calma quasi cinematografica. In quei momenti capisci perché questa città funziona così bene per una serie come Don Matteo: ha un’anima narrativa naturale”.
Spartaco, al di là del lavoro e della carriera, qual è la tua filosofia di vita? “Cerco di vivere con equilibrio tra ascolto e movimento. Ascolto gli altri, le situazioni, e anche i momenti di silenzio, perché spesso lì si capisce davvero cosa fare. E poi movimento: non restare mai fermo dentro le proprie paure o certezze. Credo che la vita sia un continuo aggiustare la rotta, senza pretendere di avere sempre tutto sotto controllo”.
C’è qualcosa che vuoi dire a chi segue la serie e i tuoi primi passi in questo percorso? “Dico ‘grazie’ a tutti. Continuate a guardare con curiosità e affetto, perché è anche il vostro sguardo che dà senso al nostro lavoro. Ci vediamo sullo schermo, con nuove storie e nuove emozioni da condividere”.
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