di
Ilaria Sacchettoni
Sotto esame i legami tra i quattro arrestati e il factotum dell’ex editore: un mese prima il sopralluogo
Manca ancora il movente. La trama dell’attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci — ricostruita alla maniera di una piramide con la «manovalanza» alla base, un intermediario a pilotarla e una mente impegnata nella progettazione — tradisce determinazione e ingegno. Ma scoperto il meccanismo, occorre svelare i molti perché. Missione complessa perché nessuno dei protagonisti di questa strage sfiorata intende parlare.
Non gli «operai» della camorra Antonio Passariello, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino arrestati la scorsa settimana e muti all’interrogatorio di garanzia. Non Gomes Clesio Tavares, l’intermediario per conto terzi imbarcato sbrigativamente su un aereo per il Camerun dopo l’esplosione.
E meno che mai il presunto mandante, quel Valter Lavitola catapultato dai segreti della Seconda Repubblica a misteri più contemporanei. Riguardo al suo appuntamento di oggi con il pm Edoardo De Santis, ha già fatto sapere attraverso il suo difensore Sergio Cola che si avvarrà della facoltà di non rispondere: «Non parlo, ci vediamo quando esco dal carcere», cerca di ironizzare.
Malgrado i silenzi, qualche certezza è acquisita. Il decreto di perquisizione, eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo, svela il legame tra i quattro arrestati e l’intermediario e indirettamente puntella le accuse nei confronti dello stesso Lavitola. «Emerge, in sintesi, che gli esecutori materiali dell’attentato effettuato nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci sono stati contattati dall’indagato Gomes Clesio Tavares il quale, da tempo, mantiene rapporti di amicizia con Pellegrino D’Avino». Clesio Tavares, un quarantasettenne venuto dal Camerun, risulta «dipendente dal 2017 della società Cefalù srl che gestisce il ristorante denominato “Cefalù bistrò di pesce”… esercizio commerciale riconducibile all’indagato Valter Lavitola».
APPROFONDISCI CON IL PODCAST
Dal ristorante al quartiere Monteverde precisano che Gomes non serviva ai tavoli ma lavorava direttamente per Lavitola. Il legame di lealtà con l’imprenditore risulta importante perché Clesio Tavares fu certamente impegnato in un sopralluogo a Pomezia sotto casa Ranucci. La conferma viene dalle celle telefoniche del suo smartphone attive in zona il 15 settembre 2025, un mese prima dell’attentato: «Le conversazioni intercettate sull’utenza in uso alla compagna di Gomes che si lamenta con il compagno del fatto che non è ancora rientrato in Italia, citando tal Valter come il soggetto dal quale dipende il ritorno del suo compagno, hanno fornito un ulteriore elemento in ordine all’identificazione di Lavitola e al suo coinvolgimento nei fatti oggetto di indagine perché si è interessato all’immediato allontanamento di Gomes dall’Italia facendolo partire per il Camerun e preoccupandosi della sua assistenza legale».
Lavitola si è attivato per realizzare un avvertimento in stile mafioso nei confronti di Ranucci? Perché mai? I due sono amici. Il conduttore cena spesso al suo ristorante, accompagnato da una signora che, preciserà, non è sua moglie. Si frequentano, parlano. Poi però Lavitola pianificherebbe l’attentato dinamitardo. E per eseguirlo si servirebbe del suo factotum personale. Si capisce meglio, così, la ragione della convocazione di Ranucci in Procura venerdì scorso. Il pm originario dell’inchiesta, Carlo Villani, sperava in qualche suggerimento da parte del conduttore di Report.
Quel suggerimento non è arrivato. Ranucci si mostra convinto della validità delle piste inizialmente seguite, fra le quali la camorra. Il pm De Santis potrebbe convocarlo nuovamente per ulteriori spunti. Ma la priorità, oggi, è squarciare il silenzio attorno al movente.
Vai a tutte le notizie di Roma
Iscriviti alla newsletter di Corriere Roma
8 luglio 2026 ( modifica il 8 luglio 2026 | 08:08)
© RIPRODUZIONE RISERVATA