di
Francesca Angeleri
Francesca Vecchioni, il video con il papà Roberto e il ricordo del fratello Arrigo: «Era come se lui fosse qui»
Non se lo aspettavano un impatto mediatico di tali dimensioni, Francesca Vecchioni e la neo moglie Sara che sono convolate a nozze sabato scorso 4 luglio, nella casa di famiglia sul Lago di Garda, con la cerimonia officiata dalla senatrice Monica Cirinnà. Ne parliamo poche ore dopo che la coppia è atterrata in California, dove trascorrerà la luna di miele.
Francesca Vecchioni, come ha vissuto queste nozze che hanno fatto il giro del web?
«Non li sto guardando i social, sinceramente. Mi è stato riferito che ci sono stati anche diversi commenti cattivi, negativi…anche se è così, credo comunque sia sempre importante parlare di questi temi, ma noi non avevamo pianificato nessuna strategia di comunicazione, non volevamo spingere la notizia».
Quando parla di temi intende certamente la questione delle unioni civili : è in questa dimensione che ha vissuto questa cerimonia?
«In realtà, io volevo viverlo e l’ho vissuto esattamente come altre milioni di persone che si sposano: è stato il passo importante di una coppia che decide di trascorrere il futuro insieme. La legge sulle unioni civili ha ormai dieci anni e dovrebbe essere considerata una cosa normale».
Invece?
«È curioso: da un lato gran parte della società ormai considera le due cose equivalenti, dall’altro, sul piano dei diritti, la battaglia non è ancora conclusa. La stessa frase “l’unione civile non è un matrimonio”, può essere usata sia da chi vuole sminuirla, sia da chi ricorda che manca ancora una piena uguaglianza giuridica. Sul piano dei diritti la differenza esiste ancora. Il peccato originale è stato non aver affrontato il tema dei figli. C’è ancora la paura che il genere possa determinare la capacità di essere genitori, come se la genitorialità non potesse essere anche non biologica. La questione è poi ricaduta sulla tutela dei figli. Ma i figli esistono, e troppo spesso non sono tutelati».
Lei ha due figlie con la sua ex compagna.
«Sono riconosciute legalmente da entrambe le madri. Ma non è stato automatico. Al tempo dipendeva dai sindaci che decidevano se trascrivere o meno il genitore intenzionale nell’atto di nascita».
Parliamo di emozioni.
«È stata un’emozione enorme. Sentirsi dire che lo Stato italiano ti riconosce come coppia ha un significato profondo, soprattutto per le persone che per tanti anni non hanno visto riconosciuta la loro relazione. La frase: “Non mi interessa cosa fai in camera da letto”, non ha senso. Noi siamo le nostre relazioni. Il riconoscimento riguarda la nostra vita sociale».
Dove ha conosciuto sua moglie?
«A cena da amici, nel modo più semplice possibile, è stata una storia molto naturale. Ci siamo riconosciute praticamente subito. Siamo molto diverse caratterialmente, ma ci completiamo per questo».
Siete molto riservate.
«Sì, però raccontare l’amore è bello. È importante per me condividere il messaggio di questa storia. Anche se rimane qualcosa di profondamente nostro, so che chi si occupa di diritti come lo faccio io (è presidente dell’associazione no profit Diversity e ha ideato i Diversity Media Awards, la cui XI° edizione si terrà a Roma per la prima volta, a settembre, ndr) di conseguenza ha sempre una ricaduta anche pubblica».
Cirinnà?
«La conosco da tanti anni, desideravo fortemente che fosse lei a celebrare il matrimonio. Non c’entra l’appartenenza politica: io non faccio politica di partito, mi occupo di diritti. Monica è una grande alleata. Le battaglie per l’uguaglianza si vincono quando diventano patrimonio di tutti».
Ha commosso e divertito tutti il video con suo papà Roberto Vecchioni.
«È stato molto spontaneo. L’ho condiviso io quel video anche se in realtà non volevo postare niente. Ma era troppo bello per tenerlo per noi. Papà era ironico, scherzava sulle nostre similitudini, che sono tante, sul fatto che adesso eravamo entrambi sposati e felici».
E che la felicità non esiste senza il casino.
«È stato un momento molto tenero».
Come lo avete organizzato questo matrimonio?
«Come una sagra di paese. Abbiamo chiesto all’Anpi di Desenzano di occuparsi della cucina, hanno accettato con entusiasmo e hanno preparato piatti della tradizione del Garda bresciano (fritti, spiedi…). La cucina era aperta e l’atmosfera autentica».
Torta?
«Classica, a tre piani con le sposine sopra. La musica l’ha curata la Scuola di Musica del Garda. Abbiamo ballato tutti di tutte le generazioni: dai più grandi ai più piccini».
Mancano gli abiti…
«Bianchi e lunghi entrambi, nessuno stilista famoso. Ma tutti erano vestiti di bianco, mi piaceva così. Mi sembrava romantico».
Come mai la California?
«Avevamo pochi giorni a disposizione e abbiamo pensato a lungo dove andare. Abbiamo scelto la California per due motivi: da una parte volevamo fare un viaggio romantico e on the road, dall’altra desideravamo ripercorrere i luoghi simbolo per le battaglie dei diritti. Partiamo da San Francisco, attraverseremo la costa fino a Los Angeles e poi San Diego. È un viaggio che ha un significato molto preciso. E soprattutto lo ha qui, in America, oggi».
Cos’è l’amore?
«Per me significa trovare una persona in cui riconoscersi davvero. Il senso della coppia è incontrare qualcuno che ti aiuta a essere la persona che sei, fino in fondo. È una cosa reciproca».
In mezzo a tanta bellezza, solo una persona mancava: suo fratello. (Arrigo Vecchioni, morto nel 2023. In sua memoria la madre Daria Colombo e Roberto Vecchioni hanno creato la Fondazione Vecchioni).
Francesca si commuove profondamente, la voce si spezza: «C’era. Ha ballato insieme a noi».
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8 luglio 2026 ( modifica il 8 luglio 2026 | 08:15)
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