di
Stefano Montefiori

Dopo un pomeriggio di riunione con i dirigenti del partito e gli avvocati, si dice sicura che il suo ricorso in Cassazione sospenderà automaticamente la pena e le permetterà di correre per l’Eliseo senza braccialetto elettronico

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE 
PARIGI – «Sono candidata all’elezione presidenziale». Marine Le Pen pronuncia queste parole al telegiornale delle 20 su Tf1, il primo canale francese, con un grande sorriso, vestita di un rosa tenue che accentua la sua aria serena, tranquillamente, ostentatamente felice. Dopo un pomeriggio di riunione con i dirigenti del partito e gli avvocati, si dice sicura che il suo ricorso in Cassazione sospenderà automaticamente la pena, le permetterà di correre per l’Eliseo senza braccialetto elettronico e quindi, come dicono i sondaggi, vincere a man bassa.

Due condanne, in primo grado e in appello, per malversazione di denaro pubblico; l’onta possibile del braccialetto elettronico alla caviglia; e anche la vendita ormai quasi finalizzata della celebre dimora di Montretout, teatro di decenni di serate elettorali, riunioni di partito e matrimoni di famiglia: la vita e la storia personale di Marine Le Pen hanno vacillato come mai prima, per qualche ora ieri, quando si è chiusa nella nuova sede del partito di rue Cortambert, alla ricerca di una soluzione. Continuare, o mollare tutto?



















































Poi la scelta, su consiglio degli avvocati: ricorso in Cassazione, niente braccialetto elettronico, ci riproviamo ancora, per la quarta volta. Il nome di famiglia apparirà di nuovo nella corsa all’Eliseo, come è sempre accaduto in Francia (con l’unica eccezione del 1981) a cominciare dal 1974, quando il patriarca Jean-Marie Le Pen raccolse un poco lusinghiero 0,75% al primo turno. Ma adesso che i sondaggi danno «Mlp» oltre il 30 per cento, e che il traguardo di più generazioni sembra davvero a portata di mano, la leader del Rassemblement National non se la sente di farsi da parte.
In questi anni Le Pen ha ripudiato l’imbarazzante padre, ha cambiato il nome del partito e epurato il vecchio Front National, ha radicato il Rassemblement nel territorio portandolo da uno a 122 deputati, insomma ha faticato e lavorato troppo per abbandonare l’impresa adesso e lasciare tutto nelle mani del giovane Bardella. «Jordan», come chiama il delfino da lei scovato e prescelto anni fa, continuerà a prepararsi per fare il primo ministro, il che non è poi male per un trentenne venuto dal nulla o quasi.

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Marine Le Pen invece viene da una storia famigliare unica, da un partito fondato dal padre ex parà Jean-Marie, che nel 1972 crea il Front National assieme a, tra gli altri, Léon Gaultier, ex membro delle Waffen SS, Pierre Bousquet, ex componente della divisione SS Charlemagne, e l’altro collaborazionista del Reich Victor Barthélemy, aguzzino volontario della retata del Vél d’Hiv. Di questo terribile atto di nascita la bambina Marine Le Pen non sa niente quando si sveglia con le sorelle Marie-Caroline e Yann nella notte del 2 novembre 1976, mentre suo padre Jean-Marie grida dal piano di sotto «bambine, siete vive?». L’appartamento parigino dei Le Pen e altre 12 case sono distrutte dall’esplosione di 20 chili di dinamite piazzati sul pianerottolo.

Brutale battesimo alla politica: «Avevo otto anni. La sera prima mi sono addormentata come ogni altra bambina della mia età,ma al risveglio capisco che non siamo una famiglia normale, e questa consapevolezza mi accompagnerà per tutta la vita». Quando tutti si aspettavano un passo indietro, Marine Le Pen comincia ora la sua ennesima campagna elettorale. A occuparsi della comunicazione sarà Nolween Olivier: ex fidanzata di Jordan Bardella e, soprattutto, sua nipote, figlia della sorella maggiore Marie-Caroline. Questione di famiglia.

8 luglio 2026 ( modifica il 8 luglio 2026 | 08:06)