Gli attacchi di Donald Trump ai leader europei? Per Manfred Weber, presidente del Partito Popolare Europeo, sono «inaccettabili». Così come è inaccettabile che le sorti di un giocatore espulso dall’arbitro ai Mondiali vengano ribaltate dalla Casa Bianca. «Le partite di calcio si decidono sul campo, non nello Studio Ovale».

Presidente Weber, alla luce delle ultime dichiarazioni di Trump su Giorgia Meloni, i governi europei come dovrebbero gestire i rapporti col presidente Usa?

«Noi europei dobbiamo restare uniti. Dobbiamo avere fiducia in noi stessi e difendere i nostri interessi. Ma allo stesso tempo dobbiamo chiarire che continuiamo a credere fermamente nella collaborazione transatlantica».

Questi continui attacchi del presidente degli Stati Uniti ai leader europei — non solo Meloni, ma anche Merz, Macron e Starmer — non rischiano di distruggere la fiducia e minare i rapporti tra Europa e Usa?

«Gli attacchi personali di Donald Trump ai leader europei sono inaccettabili. Le relazioni transatlantiche dovrebbero fondarsi sul rispetto. Nei miei rapporti con i nostri interlocutori statunitensi riscontro questo rispetto, che è molto importante e si basa su una lunga amicizia e su valori condivisi. Il rapporto transatlantico è solido, indipendentemente dai commenti che arrivano dalla Casa Bianca».

Come dovrebbe rispondere l’Europa? Far finta di nulla non finirà per far apparire deboli i Paesi Ue?

«Dobbiamo distinguere due aspetti: gli attacchi di Trump e una nuova consapevolezza americana del rapporto transatlantico. Dobbiamo essere chiari con i nostri amici su ciò che è accettabile e ciò che non lo è. Allo stesso tempo, non dobbiamo dipingere l’Europa più debole di quanto sia. Il nostro mercato unico rappresenta una grande forza e la possibilità di accedervi è preziosa per le aziende americane. La crisi della Groenlandia ha dimostrato che l’Europa non si lascerà intimidire. I diversi leader dell’Ue possono scegliere approcci differenti nel rapportarsi con Trump, ed è un loro diritto. Ma alla fine un obiettivo dovrebbe unirci tutti: rafforzarci e realizzare ciò che De Gasperi ha sempre voluto, cioè creare un esercito europeo».

Trump chiede agli alleati europei della Nato di fare di più. L’obiettivo del 5% del Pil in Difesa è sostenibile per Paesi che già devono fare i conti con i costi della crisi energetica?

«La Nato resta il fondamento della nostra difesa collettiva. Ma l’Europa deve rafforzare il proprio pilastro all’interno dell’Alleanza. Stiamo investendo nella nostra difesa non per compiacere gli americani, ma per poter contare sulle nostre forze. Dobbiamo essere in grado di difendere i nostri interessi e rendere l’Europa veramente sovrana, così da poter rispondere alle minacce alla nostra sicurezza. Dobbiamo iniziare a costruire questa difesa europea attraverso progetti concreti: rafforzare la cybersicurezza, sviluppare uno scudo missilistico europeo e creare un esercito di droni».

Serve una strategia di difesa europea autonoma dagli Stati Uniti? È realistico che l’Europa si doti in tempi brevi degli asset difensivi per cui oggi dipendiamo dagli Usa?

«Noi europei possiamo muoverci molto rapidamente. Prendiamo ad esempio un sistema europeo comune di sorveglianza satellitare. Disponiamo già delle capacità tecniche e delle strutture istituzionali necessarie. Abbiamo un’agenzia dell’Ue. L’unica cosa che ancora manca è la volontà politica. Cominciamo subito».

Secondo il Pd e il gruppo dei socialisti Ue l’asse politico dell’Europa si sta sbilanciando verso destra, con un ricorso sempre più frequente alla cosiddetta “maggioranza Venezuela” fatta da Popolari, Conservatori, Patrioti e Sovranisti. È così?

«Ricordiamoci innanzitutto cosa sia stata davvero la cosiddetta “maggioranza Venezuela”. Abbiamo votato a favore della definizione di Maduro come dittatore e siamo stati criticati per questo. Per noi del Ppe la politica significa dare risposte concrete ai cittadini, ed è esattamente ciò che stiamo facendo: sull’immigrazione, sul rafforzamento della competitività europea e sul commercio. Mi dispiace che i Socialisti italiani abbiano votato contro il Patto sulla migrazione e il regolamento sui rimpatri. Sto lavorando molto strettamente con Antonio Tajani e Giorgia Meloni per contrastare l’immigrazione illegale. Non devono essere i trafficanti, ma l’autorità dello Stato a decidere chi entra in Europa».

Dal suo punto di vista, per rispondere alle sfide in modo più rapido ed efficace l’Unione europea dovrebbe superare il requisito dell’unanimità ?

«L’Europa deve essere in grado di parlare con una sola voce. Non possiamo permetterci di essere rallentati dallo Stato membro più lento. Il principio dell’unanimità sta rallentando l’Europa. Se l’Europa vuole diventare davvero forte e sovrana, dobbiamo andare oltre l’unanimità. Sostengo con convinzione l’iniziativa di Antonio Tajani su questo tema. Rafforzerebbe l’Europa in un mondo sempre più instabile».

Torniamo all’Italia. La preoccupa il successo nei sondaggi del nuovo partito di Roberto Vannacci, sul modello dell’AfD tedesca?

«I populisti denunciano i problemi, ma non li risolvono. Siamo noi, i partiti di centrodestra, a costruire il futuro. Prendiamo il commercio come esempio: se seguissimo le politiche dell’estrema destra contrarie al libero scambio, non solo l’economia tedesca, ma anche quella italiana, crollerebbero».

Ha visto Usa-Belgio ai Mondiali? È stato contento di vedere una squadra europea vincere nonostante l’intervento di Trump con la Fifa per togliere il cartellino rosso a Balogun?

«Le partite di calcio si decidono sul campo, non nello Studio Ovale. Sto già aspettando con entusiasmo la finale dei Mondiali del 2030: spero Italia contro Germania».


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