L’azzurro del salto rientra a Montecarlo ad un mese dall’Europeo dopo l’infortunio al bicipite femorale destro: “All’inizio ho temuto di dover rimanere fermo molto più a lungo, o che potesse essere compromessa la carriera”


Claudio Lenzi

Giornalista

8 luglio 2026 (modifica alle 16:51) – MILANO

Finalmente ci siamo. Mattia Furlani è pronto a tornare in pedana, venerdì alle 20.35, nello scintillante meeting Herculis di Montecarlo, con tanta Italia in pista e sugli spalti. Saranno trascorsi quarantotto giorni dall’infortunio al bicipite femorale destro patito nella tappa di Diamond League a Xiamen, finora il più lungo stop della carriera. Fermarsi è stata dura, soprattutto per la testa del ventunenne iridato del lungo in carica, per questo ammette di essersi ispirato nuovamente a Jannik Sinner, il migliore anche nei momenti difficili. Ora che il corpo è guarito (e lo spavento di uno stop addirittura peggiore fortunatamente sfumato), l’obiettivo è tornare a saltare almeno come a inizio stagione: l’8.43 del 16 maggio a Shaoxing, al momento è la quarta misura nella graduatoria continentale 2026 (terza all’aperto), quando mancano appena 33 giorni all’Europeo di Birmingham. 

Mattia, anche ieri un buon allenamento nella sua Rieti. È pronto per Montecarlo? 

“Sono guarito, ed è quello che conta. Ma la condizione non è la stessa di qualche mese fa, ho ancora meno forza, quindi andrò a Montecarlo esclusivamente per ricominciare. L’odore della pista, i riflettori e i salti sono tra le cose che mi sono mancate di più, però non aspettatevi il risultato incredibile, stavolta in pedana non sarà il miglior Mattia. Anzi, potrebbe essere pure il peggiore”. 

Quanto è stato difficile restare fermo, mentre gli avversari si miglioravano? 

“Ho cercato di prenderla in maniera filosofica, soprattutto dopo aver saputo l’esito dell’infortunio e lo scampato pericolo, visto che all’inizio ho temuto di dover rimanere fermo molto più a lungo, o che potesse essere compromessa la carriera. Invece sono state poche settimane in cui sono rimasto a casa e ho riscoperto la normalità degli amici che avevo un po’ trascurato”. 

Ha riscoperto i suoi 21 anni. 

“In effetti ho passato molto tempo con i videogiochi e ho fatto pure qualche stream. Ma non sono mancati i giri in città o i pomeriggi con mio nipote”. 

Il recupero da un infortunio è diverso dalla preparazione. Chi l’ha aiutata, oltre alla mamma-allenatrice? 

“Devo ringraziare i fisioterapisti Alessia e Luigi Iachetti che ci sono sempre stati, come Carlo Ranieri della federazione atletica e il chiropratico Renaud Dejean. I primi stacchi li ho fatti al raduno di Formia concluso il 26 giugno, quindi sono due settimane che ho ripreso a saltare”. 

Anche Sinner si è fermato nello stesso periodo per sottoporsi a test medici. È ancora il suo riferimento? 

“Jannik è davvero un grande sportivo, ho ammirato il modo in cui è riuscito a riemergere da tutti i problemi e lo spirito con cui ha preparato Wimbledon. È stato una fonte d’ispirazione”. 

E lei, come ha preparato Montecarlo? Con lo svizzero Ehammer, il greco Tentoglou e il bulgaro Saraboyukov sarà un antipasto di Europeo. 

“Proverò a fare la mia gara e conquistare punti per le finali di Bruxelles, anche se la condizione potrebbe consigliarmi di fare non più di tre salti, mentre loro stanno saltando misure importanti e sono favoriti per il successo”. 

Due anni fa, a Roma, le arrivò davanti proprio Tentoglou. È ancora lui l’uomo da battere a Birmingham? 

“Roma è stata una tappa molto importante del mio percorso, sono riuscito a esprimermi nonostante la pressione, più che ai Giochi di Parigi o ai Mondiali di Tokyo. Detto questo, Tentoglou è ancora il più temibile, ha l’esperienza del campione ed è in una forma stratosferica. Io, invece, ho un mese per ritrovare la migliore condizione, tutto ciò che verrà sarà una conseguenza. Di certo vado per dire la mia e non mi pongo limiti”. 

A Montecarlo ci saranno anche Jacobs, Sioli, Battocletti e Derkach: l’Italia continua a essere una super potenza dell’atletica. 

“Ricordo il 2022, eravamo già tanti e fu bellissimo, perché nel Principato c’è sempre tanto pubblico italiano, è come se fossimo un po’ a casa. Da allora il movimento ha continuato a crescere, è davvero un bel periodo e speriamo che duri il più a lungo possibile”. 

A proposito di salto in lungo: ha visto cosa ha fatto Larissa Iapichino a Eugene? 

“Risultato incredibile, come le ho scritto mentre stava ancora gareggiando. Meno male che non abbiamo scommesso a chi ci riusciva per primo… Sapevamo tutti che nelle gambe aveva il record italiano ed è stato un sollievo dopo un periodo non facile, soprattutto dopo i Mondiali di Tokyo”. 

Adesso tocca a lei: l’8.47 di Howe è lì che l’aspetta… 

“Senza l’infortunio avrei detto che era uno degli obiettivi di questa stagione e magari lo è ancora. Sicuramente nel corso degli anni proverò e riproverò a realizzare questo sogno”. 

Diaz e Fabbri sono i leader mondiali stagionali di triplo e peso, mentre Pernici ha battuto il record italiano degli 800 dopo 53 anni. Quanti “figli” degli ori olimpici di Tokyo ci sono in questa Italia? 

“È giusto ricordare i Giochi di Tokyo, sono stati la svolta, ma secondo me il segreto sta più nella continuità che è venuta dopo, il modo in cui sono emersi nuovi talenti. Ed è ancora così se penso agli Europei under 18 che ci saranno a Rieti, abbiamo una squadra fortissima con due punte come Kelly Doualla e Alessia Succo; oppure i Mondiali under 20 di Eugene, dove ci presenteremo con Daniele Inzoli ed Elisa Valensin. Sono i volti nuovi che porteranno avanti questo bellissimo movimento per molti anni”. 

L’Italia dell’atletica è cambiata anche in un’altra caratteristica: non viene più chiesto all’unico big di turno di salvare la spedizione. Le è andata bene… 

(Ride) “Diciamo di sì. Comunque ho sempre scelto di guardare al mio percorso, non sento di rappresentare tutto il gruppo, né voglio appropriarmi della visibilità che magari meriterebbero altri. Riprendo il mio percorso step by step, sapendo che, come dice mamma, ci siamo goduti questo periodo un po’ più tranquillo a casa e adesso devo ricominciare a saltare. Da zero”. 

Ultimamente non ha saltato spesso in Italia: dopo aver mancato il Golden Gala, il 25-26 luglio sarà ai campionati italiani di Firenze? 

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“È vero, ormai è quasi un anno che non salto davanti al pubblico italiano e fa male. Speravo di farlo a Roma il 4 giugno, anche perché due settimane prima stavo bene e avrei potuto fare un grande risultato, basti pensare che alla prima gara quest’anno ho centrato il personale. Invece ho dovuto farmene una ragione e dirmi che alla fine era solo un meeting e ci saranno tante altre occasioni per gareggiare davanti alla mia gente. Intanto confermo che lo farò a Firenze, sarà una delle ultime occasioni di testarmi prima dell’Europeo. Gli allenamenti dicono che sono indietro, ma mi sento bene e ora voglio misurarmi in gara”.