Chiuso per Fery. La controfigura di Flavio Cobolli, finalista un mese fa al Roland Garros si arrende inaspettatamente 6-4 7-6(4) 6-0 a Arthur Fery, ex Stanford University, cresciuto a qualche passo da Wimbledon ma nato nei pressi del Roland Garros. Che avesse gli Slam nel destino era chiaro, sebbene forse Wimbledon sembrava il meno probabile. Fino all’esordio ai Championships aveva vinto quattro partite sull’erba, poi l’exploit. I giocatori di casa, quelli più amati e senza geni francesi, Draper e Raducanu non sono nemmeno scesi in campo, fiaccati dagli infiniti guai fisici, e alla fine, in una Londra che disperava per il suo destino tennistico ecco spuntare lui, che ha imbroccato il torneo della vita e ha conquistato la semifinale davanti alla regina Camilla dotata di ventilatore portatile, che poco prima aveva assistito alla sconfitta di Jasmine Paolini. Mica per niente l’Italia ha scelto la Repubblica… Va detto, il Flavio Cobolli sceso in campo ieri non sembrava nemmeno parente di quello visto contro Alex De Minaur, mai battuto prima d’ora. Probabilmente troppe energie sprecate, troppa tensione ma contro il classe 2002, nato a Sevres, figlio di un imprenditore e di una ex tennista che gli ha messo la racchetta in mano molto presto, non c’è stata partita. Occhio spento, servizio pure, poca propensione alla lotta. Il fantasma di Flavio non gioca a tennis bene come lui ed è proprio un peccato perché questo giocatore, pur senza togliergli alcun merito, era ampiamente alla sua portata. A Melbourne a gennaio, Arthur l’aveva battuto al primo turno ma in quel caso il romano aveva una gastroenterite che gli aveva tagliato le gambe. 

la partita—  

Il match di Flavio non comincia mai, non c’è la lotta che lui è capace di innescare, il break nel decimo gioco costa il primo set a Cobolli che serve e risponde sotto tono e soprattutto infila un numero di errori eccessivo per un quarto di finale Slam con 16 errori a fronte di soli 8 vincenti. Fery, che arrivava da due partite vinte al quinto si era preparato a un braccio di ferro. Arrivato carico a pallettoni ha giocato un ottimo primo set, propositivo sin dal primo quindici, sempre pronto a farsi sentire con pugnetti e “c’mon” che sono riusciti nell’intento di innervosire il numero 2 italiano ancora troppo facile agli sbalzi di umore. Il secondo set inizia con una reazione, Cobolli è il primo a scattare avanti con un break ma non riesce a tenersi stretto il vantaggio e il match arriva al tie break dove con il suo alto tasso di errore va subito sotto di un minibreak e cede 7-4. Gli inglesi esultano, la regina si fa aria, Fery va negli spogliatoi a caricarsi ancora un po’ mentre Flavio rimane inerte nel suo angolo con l’occhio perso. Le parole del padre Stefano, che lo invita a essere competitivo da subito e non rinunciare alla lotta sembrano quasi irritarlo. Mentre attende l’entrata in campo di Fery ha il body language della sconfitta che infatti non tarda ad arrivare. Mette subito la testa nella ghigliottina, Flavio, che perde tre volte su tre il servizio e precipita sotto 5-0 mentre Arthur il francese non si è mai sentito così inglese e serve per la prima semifinale Slam della carriera. La raggiunge, quarto britannico a farcela. Per Cobolli resta l’amarezza di una grande occasione sprecata.