I dati dell’Annual Review of Football Finance di Deloitte: dominio inglese, club italiani a 3 miliardi e conti ancora sotto pressione

Il calcio europeo continua a correre, ma potrebbe essere arrivato a un punto di svolta. È il messaggio che emerge dalla 35ª edizione dell’Annual Review of Football Finance di Deloitte, secondo cui il mercato continentale ha superato per la prima volta la soglia dei 40 miliardi di euro di ricavi, raggiungendo quota 40,2 miliardi nella stagione 2024-25 (+6% rispetto all’anno precedente). Un record trainato dall’allargamento delle competizioni UEFA e FIFA, che ha portato più partite, maggiori premi e ricavi superiori da diritti televisivi e botteghino. Ma proprio questo modello di sviluppo, avverte Deloitte, rischia di aver raggiunto il proprio limite: “Il calcio non può affidarsi semplicemente all’aggiunta di nuovi contenuti per garantire una crescita sostenibile”, spiega Tim Bridge, responsabile del Deloitte Sports Business Group, sottolineando come un mercato sempre più saturo possa danneggiare sia i giocatori sia i tifosi, finendo per indebolire la qualità dello spettacolo. 

I numeri—  

I numeri restano comunque imponenti. I cinque principali campionati europei – Premier League, Bundesliga, Liga, Serie A e Ligue 1 – hanno generato complessivamente 21,6 miliardi di euro, in crescita del 6%. La Premier League continua a dominare con 6,8 miliardi di sterline di ricavi (+8%), destinati secondo Deloitte a superare i 7 miliardi già nel 2025-26 grazie ai nuovi contratti televisivi e ai risultati nelle coppe europee. I ricavi commerciali sono saliti del 13% fino a 2,4 miliardi di sterline, con le tradizionali Big Six che da sole rappresentano il 73% del fatturato commerciale dell’intera lega, mentre gli incassi da stadio hanno superato per la prima volta 1 miliardo di sterline. La Bundesliga ha superato per la prima volta i 4 miliardi di euro di ricavi, trainata soprattutto dalla crescita del commerciale e dei diritti televisivi, favorita anche dagli Europei disputati in Germania e dalle maggiori distribuzioni UEFA e FIFA. La Liga è salita a 4,1 miliardi di euro, con Real Madrid e Barcellona che da sole rappresentano circa il 52% dei ricavi complessivi del campionato, grazie anche al primo anno completo delle attività commerciali del nuovo Bernabéu e al ritorno del Barcellona al Camp Nou. La Serie A ha raggiunto i 3 miliardi di euro (+4%), con Juventus, Inter e Milan che concentrano il 45% del fatturato complessivo della lega: la crescita è stata sostenuta soprattutto dai ricavi commerciali (+8%) e dalle maggiori distribuzioni UEFA e FIFA per i club impegnati nelle competizioni europee. La Ligue 1, infine, è stata l’unica dei Big Five a registrare una flessione, scendendo a 2,2 miliardi di euro (-15%), penalizzata dal venir meno di parte degli effetti dell’investimento di CVC nella controllata commerciale della lega. Anche in Francia emerge una forte concentrazione delle risorse: il Paris Saint-Germain da solo genera circa il 39% dei ricavi complessivi del campionato. 

I ricavi—  

Uno degli aspetti più interessanti del report riguarda proprio la composizione dei ricavi. Il matchday è stata l’unica voce in crescita in tutti e cinque i principali campionati, con gli incassi da stadio aumentati del 16% a livello europeo fino a 3,4 miliardi di euro. In Premier League sono stati superati per la prima volta 1 miliardo di sterline di ricavi da botteghino, grazie all’aumento delle presenze nelle competizioni UEFA, all’incremento dei prezzi dei biglietti e alla maggiore capienza degli impianti. Un risultato che, però, porta con sé un’altra riflessione: per Deloitte il calcio dovrà trovare un equilibrio tra la ricerca di nuovi ricavi e la tutela dei tifosi, evitando che la crescente “premiumizzazione” dell’esperienza allo stadio finisca per allontanare il pubblico più fedele. 

i costi—  

A livello economico, però, non tutti i segnali sono positivi. I costi continuano infatti a crescere: i salari aggregati dei 96 club dei cinque principali campionati europei sono aumentati di 600 milioni di euro, raggiungendo 13,7 miliardi. La crescita dei ricavi ha consentito comunque di mantenere stabile il rapporto medio tra stipendi e fatturato al 64%, un indicatore considerato fondamentale per misurare la sostenibilità dei bilanci. Dietro questa media europea emergono però differenze significative tra i vari campionati. Anche sul fronte del costo del lavoro, infatti, il quadro è molto diverso da campionato a campionato. La Bundesliga si conferma il modello più virtuoso, con un rapporto stipendi/ricavi sceso dal 58% al 54%, il migliore tra i Big Five, grazie a una crescita dei ricavi superiore a quella dei salari. Migliora anche la Liga, passata dal 64% al 60%, mentre la Serie A riduce leggermente l’incidenza degli stipendi sul fatturato dal 68% al 66%, confermando un percorso di maggiore sostenibilità rispetto agli anni passati. Situazione opposta in Francia, dove il calo dei ricavi ha fatto salire il rapporto fino all’80%, il dato peggiore tra i principali campionati europei, nonostante una riduzione del monte ingaggi. In Premier League, invece, il rapporto rimane sostanzialmente stabile al 65%, con salari record pari a 4,4 miliardi di sterline, compensati però dalla continua crescita dei ricavi.

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le criticità—  

Dietro ai ricavi record, infatti, i conti continuano a mostrare diverse criticità. Nei cinque grandi campionati europei le perdite aggregate ante imposte sono salite a 1,5 miliardi di euro, con un peggioramento di 800 milioni rispetto all’anno precedente. Emblematico il caso della Premier League: nonostante il record di fatturato, le perdite ante imposte sono aumentate da 135 a 948 milioni di sterline, anche per effetto della spesa sul mercato e dell’assenza di plusvalenze straordinarie che avevano sostenuto i bilanci nella stagione precedente. Proprio il confronto tra ricavi e costo del lavoro racconta uno dei principali paradossi emersi dal report: alcuni campionati stanno riuscendo a contenere il peso degli stipendi sul fatturato, ma la redditività continua comunque a peggiorare, segno che la crescita del business, da sola, non basta ancora a garantire conti in equilibrio. È proprio per questo che Deloitte guarda già oltre i numeri del presente. Le stime indicano che il mercato europeo continuerà a crescere fino a 44 miliardi nel 2025-26 e 45,7 miliardi nel 2026-27, ma con un ritmo decisamente più contenuto rispetto agli ultimi anni e con alcuni campionati destinati addirittura a entrare in una fase di stagnazione. Per continuare a espandersi, conclude il report, il calcio dovrà diversificare i propri modelli di business, innovare e imparare a competere con le altre forme di intrattenimento, senza pensare che basti aggiungere altre partite al calendario. Perché la sfida dei prossimi anni non sarà soltanto aumentare i ricavi, ma farlo senza compromettere il valore del prodotto e l’esperienza dei tifosi.