di
Virginia Nesi
Con i guardiani dell’overtourism sull’Alpe di Siusi. «È cambiato tutto»
DALLA NOSTRA INVIATA
CASTELROTTO (BOLZANO) – Michaela Prister raccoglie un avanzo di fazzoletto da terra e lo getta nel sacco bianco. Pochi passi in avanti e si ferma. Quasi sottovoce dice: «Camping abusivo». Sotto un albero, una coppia ha appena steso un telo e riposa insieme al cane. La donna accarezza il barboncino: «Non appoggia più la zampa, forse ha una spina, restiamo seduti un po’». «Mi spiace deludervi ma sdraiarsi nel prato non è la soluzione ideale». «Ah, non si può fare? Volevamo aspettare cinque minuti». «Solitamente no, meglio cercare una panchina. Se qualche turista vi guardasse potrebbe imitarvi». «Ci alziamo subito, abbiamo già capito».
Il sacro prato
Qui il prato è sacro. Qui, a 1.850 metri d’altezza, nell’Alpe di Siusi, comune di Castelrotto, proteggere l’ambiente è la missione numero uno dei Südtirol Alto Adige Ranger, uomini e donne «assoldati» dalle associazioni turistiche per sensibilizzare i visitatori sui comportamenti da tenere nella natura. I ranger si riconoscono subito: divisa verde e cappellino. Girano sul territorio dalle 8 alle 17. Stipendio: 1.800 euro al mese. Prister, cinquant’anni, laureata in Arte, racconta che per una stagione ha fatto anche la pastora. D’inverno lavora come guida in media montagna. Due passi e stop: «Mozziconi di sigaretta». Altri due ancora: «Cartacce, carte di caramelle. Anche questo, lo sterco di cane, va tolto. Fa malissimo alle mucche».
Il sacco trasparente inizia a tingersi coi colori dei detriti lasciati nel sentiero n.30. Il tragitto, che prende il nome dalle due leggende sportive Hans Steger (1907-1989) e Paula Wiesinger (1907-2001), attraversa l’Alpe. Michaela si presenta a una coppia che passeggia con il cane. Tiziana e Stefano di Sesto San Giovanni rivendicano di essere visitatori storici. «Quando vedo turisti con la gonna o la scarpa da città mi pongo qualche domanda», ammette Tiziana. Poi guarda il sacco: «Mi dispiace che dobbiate fare questo lavoro di raccolta». Michaela sembra voglia quasi rassicurarla: «Ho l’opportunità di conoscere gente».
Il prezzo del paradiso
In sottofondo si sente Take Me Home, Country Roads. La musica proviene da un tavolo su una collinetta. C’è un matrimonio: Christine e Michael sposi. Arrivano da Freiburg. Sono 15 anni che questa coppia tedesca trascorre qui le vacanze. Le Dolomiti sono incise pure nelle fedi. In questo altipiano, il più vasto d’Europa, solo nel 2025 il turismo ha portato 610 milioni di euro. Castelrotto non ha nemmeno 7mila abitanti. L’anno scorso gli arrivi erano 319mila (+4% rispetto al 2019). «I ranger sono apparsi qualche anno fa in Val Gardena. Poi l’iniziativa si è estesa. Con l’aumento degli ospiti, anche le associazioni turistiche dell’Alpe li hanno voluti. Per ora i feedback sono positivi», dice Martin Rabensteiner, direttore marketing dell’organizzazione turistica ufficiale della regione e membro del tavolo di lavoro Dolomiti Unesco. La fetta più grande di flussi nella regione dell’Alpe di Siusi appartiene ai tedeschi, poi italiani e svizzeri.
«Tanti ospiti soggiornano per periodi brevi, una o due notti al massimo, vengono a farsi un selfie e se ne vanno. I più distratti? Gli asiatici. Entrano nelle proprietà dei contadini o vanno a fare le foto con mucche e pecore senza rendersi conto che è pericoloso», continua Rabensteiner. Kathrin, albergatrice in Val Venosta, è d’accordo: «I turisti sono cambiati. Gli asiatici cercano gli hotspot per le foto, non interessano più i trekking». Suo cugino Michael è un contadino. Assicura di aver dovuto mettere i recinti per evitare l’assalto all’erba.
Il nostro giro continua con Armin Sitterli. Da Compatsch (Compaccio) arriviamo fino alla cabinovia per Ortisei. Il ranger accosta la macchina a metà tragitto: c’è un veicolo in sosta ai margini della strada. Escono un ragazzo con un palo selfie e una ragazza in infradito. Sitterli, quasi 34 anni, appassionato di parapendio e surf, maestro di snowboard d’inverno, conosce come le sue tasche la terra su cui cammina. La sua famiglia ha una baita a Spitzbühl. Lui è tornato a vivere sull’Alpe dopo aver lavorato per anni in bar e discoteche in Germania, Spagna e Thailandia.
Cartelli e serpenti
«Il problema principale è che la gente non sa molto bene dove si può andare con l’auto. Solo i clienti degli hotel e i residenti hanno il permesso», spiega. Intorno a lui i prati sterminati delimitano le baite dei contadini. In alcuni punti verdi spuntano bizzarri cartelli gialli: «Caution. Watch out for snakes». «Non ci sono davvero i serpenti. I cartelli li mettono i contadini perché non vogliono che i turisti entrino nei campi, con l’erba ci fanno il fieno. I prati sono proprietà privata. Un contadino che ha la terra con la vista alla montagna Seceda ha messo addirittura un tornello. Passi solo se paghi 5 euro. Ha fatto i soldi. Se altri lo imitassero sarebbe un problema», aggiunge. La polizia? «Viene una o due volte alla settimana per controllare».
Sono le 18 passate. Dopo la prima curva che porta alla Bullaccia, epicentro privilegiato in cui vedere il tramonto, varie persone cercano la luce migliore per immortalare il paesaggio. Anche più avanti, su una collinetta, un gruppetto di ragazze urlano entusiaste. Una si sbraccia verso il sentiero. Hanno tutte le suole delle scarpe sull’erba. Il turno dei ranger è finito da almeno un’ora.
8 luglio 2026 ( modifica il 8 luglio 2026 | 21:50)
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