Ravenna, 8 luglio 2026 – Ammalarsi di polmonite interstiziale a causa delle ‘svapo’. Ovvero le nuove sigarette elettroniche, lanciate sul mercato qualche anno fa come alternativa al fumo della sigaretta e oggi molto utilizzate anche dai giovani. Alla patologia è stato dato un nome specifico: Evali.

Danesi: “Sui giovani il fumo elettronico ha cominciato a fare danni”

“Proprio sui giovani abbiamo visto che il fumo elettronico ha cominciato a fare danni – spiega Gianluca Danesi, che dirige l’unità operativa per il Governo dei percorsi di cronicità a vocazione pneumologica –. Spesso i sintomi non sono acuti: si manifestano in modo ‘strisciante’, ma non passano. Inizialmente non si capiva come mai. Col tempo abbiamo iniziato a vedere sempre più casi di polmoniti chimiche, dovute alle sostanze contenute nelle sigarette elettroniche, come quelle utilizzate per il sapore. Penso ad esempio al diacetile, spesso usato per creare un odore dolce, tipo vaniglia o crema. Non a caso l’inalazione del diacetile era già nota per provocare il ’polmone da popcorn’ nei lavoratori del settore: è la stessa sostanza usata per dare il sapore del burro ai popcorn”.

Cosa è la polmonite interstiziale

Ma andiamo con ordine. La polmonite interstiziale, di cui si è iniziato a parlare durante la pandemia da covid, a differenza della ’normale’ polmonite non colpisce gli alveoli, ma l’interstizio tra alveoli e vasi sanguigni nel polmone. “I sintomi a volte iniziano in maniera molto lieve – dice Danesi –: stanchezza, tosse secca, difficoltà a respirare. Spesso inizialmente le lastre al torace dei pazienti sono negative, occorre una tac. Prima del covid era una patologia poco frequente, legata ad alcune patologie autoimmuni e presente in chi inalava fumi chimici sul lavoro. Nell’ultimo periodo, oltre al covid, è comparsa anche per le infezioni da virus respiratorio sinciziale e nei pazienti affetti da pneumocistosi, che hanno un sistema immunitario compromesso da patologie tumorali o Aids”.

Un giovane mentre fuma una sigaretta elettronica

Un giovane mentre fuma una sigaretta elettronica

“La patologia è rischiosa, anche quando è causata dalle sigarette elettroniche può portare il paziente in Terapia intensiva”

Le polmoniti interstiziali un tempo erano considerate rare. “Tuttora la diagnosi non è ovvia: prima di dire che la causa sono le sigarette elettroniche occorre escludere la presenza di virus o infezioni. Ma la patologia è rischiosa, anche quando è causata dalle sigarette elettroniche può portare il paziente in Terapia intensiva o semintensiva, con la necessità di alti flussi di ossigeno fino alla ventilazione”. Anche a Ravenna ci sono stati casi di pazienti finiti in Terapia intensiva per una polmonite interstiziale da ’svaping’.

“Il contenitore della svapo contiene molti più tiri e senza accorgersene è possibile fumare molto”

Danesi mette in guardia i giovani: “Un pacchetto ha 20 sigarette: un fumatore incallito ne fuma al massimo due e in pochissimi casi tre al giorno, è una spesa. Il contenitore della svapo contiene molti più tiri e senza accorgersene è possibile fumare molto: e nel frattempo si sta assumendo un prodotto la cui composizione spesso non è così chiara. Ho visto pazienti di 20, 25 o 30 anni con la polmonite interstiziale, e c’è chi inizia a fumare perfino alle medie”. Inoltre “chi ha fumato sia le sigarette normali che le elettroniche – conclude Danesi – ha un rischio maggiore di tumore”.