di
Rinaldo Frignani
I due avrebbero operato con una complessa rete di società senza adeguata autonomia patrimoniale e con dei prestanome. I sequestri fra Pantheon, via della Mercede e largo Argentina. La villa all’Olgiata e la casa in Sardegna
La villa all’Olgiata, pagata 800mila euro, quasi la metà subito in contanti. L’altra casa a Portisco, vicino Olbia, in Sardegna, nel residence «Bouganville». Un gommone, auto Land e Range Rover, Audi. Società che gestiscono la catena di pizzerie al taglio «Appetito Gourmet» e quella di affittacamere e b&b di lusso in palazzi storici «Pantheon Collection». Beni per oltre 50 milioni di beni che i finanzieri del Comando provinciale hanno sequestrato – con la successiva convalida del gip – a una coppia di imprenditori di Tivoli, Daniele Lulli e Michela Di Nardo, 55 e 54 anni, finiti sotto indagine per ipotesi di reati fallimentari, fiscali, di riciclaggio e intestazione fittizia di beni, e per i quali i pm hanno anche proposto la misura della sorveglianza speciale in quanto soggetti ritenuti «socialmente pericolosi».
Bloccati anche immobili di pregio all’Olgiata e in Sardegna
Il Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria ha ricostruito gli affari dei coniugi che si servivano di numerosi prestanome per avviare e chiudere società anche per frodare il fisco per quasi sette milioni di euro. E a insospettire gli investigatori delle Fiamme gialle, coordinati dalla Procura, è stata proprio la sproporzione fra i redditi dichiarati dalla coppia – nulla o solo poche migliaia di euro dal 2000 al 2026 con i movimenti e le proprietà da milioni scoperti da chi indaga che ha eseguito il sequestro preventivo disposto dai giudici della sezione Misure di prevenzione. Secondo i magistrati «l’analisi complessiva della storia imprenditoriale dei due, i quali hanno contratto matrimonio nel 1998, consente di affermare in termini di certezza che proprio quell’anno segna l’inizio della loro «pericolosità sociale».
I finanzieri hanno ricostruito la carriera imprenditoriale di Lulli, dalla bottega d’antiquario del padre in via dei Coronari al fallimento sospetto della «Italy&Italy souvenirs», sul quale indaga la Finanza, con la moglie che diventa la rappresentante legale di altre quattro società – «Marmi Line Gifts», «Diemme&C.», «Pantheon Gifts» e «Marmi Line Gift» – sempre nel campo dei souvenir e dei gadget turistici ma anche della ristorazione.
Le acquisizioni di attività – di pizza soprattutto – si moltiplicano e tutte in centro: via dei Pastini, al Pantheon, piazza Sant’Apollonia, a Trastevere, poi anche via della Mercede. Viene anche rilevato il ristorante «La Sagrestia» e un altro in via della Colonna Antonina, con una rivendita di tabacchi a largo Argentina. E seguono quindi aperture di strutture ricettive in edifici importanti. Ma secondo chi indaga «i redditi percepiti dai proposti provengono esclusivamente dalle società coinvolte nelle attività illecite, ragione per cui questi redditi debbono essere considerati geneticamente illeciti». Il sistema scoperto dai finanzieri è semplice ma efficace, e separa i costi dai ricavi: prima l’acquisizione di rami d’azienda seguita dalla loro locazione per brevi periodi a società fittizie intestate a prestanome, ai quali vengono lasciate quelle con iscrizioni a ruolo di ingenti somme per non aver pagato i tributi. Con i guadagni invece si acquisiscono immobili da destinare a un fondo patrimoniale.
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8 luglio 2026 ( modifica il 9 luglio 2026 | 00:48)
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