L’ex centrocampista della Francia: “Eravamo convinti di vincere, pensavamo che gli italiani fossero bolliti, abbiamo sbagliato a non rimanere in campo per la premiazione. Zidane si scusò per la testata a Materazzi, ma l’applauso fu timido. Ogni tanto mi sogno quella partita, entro io e cambio le cose…”
Vent’anni fa eravamo noi in cima al mondo. Preistoria, vista l’involuzione del calcio italiano e della Nazionale, esclusa per la terza volta dal Mondiale. Nel 2006, però, sotto il cielo di Berlino furono gli Azzurri ad alzare la coppa. Non la Francia di Zinedine Zidane. E anche di Vikash Dhorasoo, ex del Milan, che di Zizou era il sostituto naturale, ma che a quel Mondiale giocò poco. Però ne fu un testimone privilegiato, tanto da riprendere i retroscena dell’epopea dei Bleus con una Super8, in pellicola. Ne venne fuori un film: “The Substitute, selezionato anche alla Berlinale nel 2007. “Quella finale – spiega l’ex rossonero in esclusiva alla Gazzetta – non l’ho più rivista, salvo qualche azione, per caso. Però ogni tanto me la sogno ancora. Sogno di entrare e cambiare il corso della gara”.
Sono comunque passati vent’anni.
“Ho rivisto senza problemi la finale di Champions persa con il Milan nel 2005 a Istanbul, perché fu un momento intenso. Quella del Mondiale 2006 non ci riesco, avrei voluto vincerla. Vorrei tornare indietro, rigiocarla. Non è stata una bella sconfitta. Fu una partita particolare”.
“Per l’espulsione di Zidane, con quella testata a Materazzi che nessuno vide. Ce ne rendemmo conto solo quando fu espulso. Perdere così non fu bello, eravamo convinti di vincere. Ce l’eravamo promesso, fin da quando Zidane, Makelele e Thuram tornando in nazionale diedero una svolta alle qualificazioni”.

C’è stato un momento preciso in cui vi siete resi conto di poter vincere?
“Prima di affrontare la Spagna agli ottavi. I media spagnoli avevano titolato di voler mandare Zidane in pensione. Ci motivò ancora di più e compattò il gruppo che divenne squadra vera, solidale”.
Molti di voi avevano giocato in Italia, quindi avevate meno paura degli italiani?
“Sapevamo che sarebbe stata dura, perché l’Italia è una grande nazione del calcio, gli azzurri li conoscevamo bene tutti. In più, io contro l’Italia avevo perso l’Europeo U21, sempre con Domenech. Ma eravamo fiduciosi, se fai questo di mestiere giochi per vincere. Ma non tutto fu perfetto”.
“A Berlino, l’organizzazione non fu all’altezza. Eravamo in un hotel con altri clienti, passavamo per gli ascensori di servizio per salire in camera. Nella hall c’era un sacco di gente. Ricordo Spike Lee che chiacchierava con Henry e Thuram. Non si gestirono bene gli inviti per le famiglie e ciò creò tensioni, stress e distrazioni. Fu impossibile isolarsi e concentrarsi. Prima della partita, fu il presidente federale a parlare per primo alla squadra: non l’ideale. Domenech parlò dopo, ma non disse roba del tipo ‘andiamo a divorarci la pizza e la pastasciutta’”.
Lei sperava di giocare almeno un po’?
“Si, soprattutto quando Vieira si infortunò. Invece Domenech fece entrare Diarra. Poi ha ammesso di essersene pentito”.

La partita fu piena di colpi di scena.
“Colpi di testa soprattutto: quello di Materazzi per pareggiare. Quello di Zidane parato da Buffon. E la capocciata di Zizou a Materazzi”.
Avevate davvero la sensazione di essere più forti?
“Sì, ed è per questo che abbiamo rimpianti. Avevamo la sensazione che gli italiani fossero cotti. Molti sostengono che se Zidane non fosse stato espulso, avremmo vinto. Nulla lo prova. In ogni caso non è la sua espulsione, tra l’altro tardiva, che ci ha fatto perdere. Anche se il calcio si gioca sui dettagli”.
Nessuno sul momento si rese conto della testata di Zidane?
“No, tutti guardavamo l’azione e il pallone. Ma quando ho visto Zizou uscire in silenzio a testa bassa, era chiaro che fosse successo qualcosa. La testata l’ho vista solo il giorno dopo in tv. Non c’erano video sui telefonini”.

Nel suo film, The Substitute, si percepisce molto il clima della sconfitta, dopo la finale.
“È stato poco sportivo da parte nostra non rimanere tutti in campo per la cerimonia di premiazione. In questo è stato molto più elegante Maldini che l’anno prima, dopo aver perso la Champions con il Liverpool, ci impose di restare fino all’ultimo. Mentre a Berlino, rimanemmo in pochi. E in spogliatoio Zidane si era già vestito”.
Come si comportò con voi?
“Si scusò, semplicemente. Davanti al presidente Chirac, Domenech volle ringraziare Zidane: provò a far partire un applauso, che fu molto timido”.
Duro perdere ai rigori.
“Ricordo soprattutto quello sbagliato di Trezeguet. Era entrato proprio per calciarlo. Un regalo avvelenato per uno che aveva segnato il golden gol all’Europeo contro l’Italia. David piangeva negli spogliatoi e anche il giorno dopo a Parigi”.
Lei ha ripreso quei momenti per farne un film.
“Non tutti approvavano. Vieira mi insultò perché riprendevo con la mia Super8 lo spogliatoio dopo la finale. Aveva ragione, e me ne scusai. Ho ripreso gli italiani euforici. Ho tagliato solo qualche scena. Mi sarebbe piaciuto farne un film più gioioso, ma è valsa la pena raccontare la nostra storia”.
Sta studiando da allenatore a Coverciano: lascerebbe un suo giocatore filmare lo spogliatoio?
“Credo di sì. Oggi è tutto più naturale con i telefonini. Il film poi uscì senza problemi”.
A Coverciano, nessuno le ha mai parlato della finale del 2006?
“No, ma magari succederà in questi giorni”.
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