Nel 1984, che è [si conta le dita] quarantadue anni fa, Hollywood fa una mossa spericolata, tipo l’equivalente finanziario degli stunt di Tom Cruise ma senza cavi: prende un franchise d’azione di successo, e crea uno spin-off che ha per protagonista… un bambino? Un simpatico animale? Una barra inanimata di carbonio? No, peggio: UNA DONNA. Pazzi furiosi spericolati. Il film in questione è Supergirl, e ovviamente (vero? Eh? *gomitino ammicco*) floppa male. Se vogliamo essere onesti, è colpa innanzitutto del fatto che Superman III aveva già fatto una figurazza appena l’anno prima stroncando ogni interesse sull’argomento, e poi del fatto che sceneggiatore e regista (ma certo che erano maschi, Leni Riefenstahl era già in pensione!) non avevano la più pallida idea di come trattare la materia. Ma perché essere onesti? L’anno dopo esce Rambo 2, siamo tutti contenti e non pensiamo più alle donne.
Questo succedeva, ripeto, quarantadue anni fa.
Molti di noi sono troppo giovani per aver visto Supergirl al cinema ma al contempo abbastanza vecchi da essere nonni, e/o ormai a un passo dal finire l’apprendistato in azienda.
Nel frattempo James Cameron ha inventato Ellen Ripley e Sarah Connor, levando dall’imbarazzo tutti quelli che, parlando di donne nei film d’azione, finalmente potevano rispondere “ce le abbiamo già, siamo pari”. Poi nel 2017 è arrivata Wonder Woman e da lì si ha iniziato a esagerare. Basta, no? Quante ne volete? Ce n’erano già due!!!
In India invece, la mossa Supergirl l’hanno fatta per la prima volta questo weekend, 3 luglio 2026. Proprio mentre Hollywood buttava fuori un nuovo Supergirl. #Coincidenzanoncredo.
SIGLA!

Ho fatto le ricerche.
Alpha non è ovviamente il primo film d’azione con protagonista femminile nella storia dell’India, ci mancherebbe: ce ne sono altri quattro. Uno l’ho visto ed è brutto.
Sto scherzando: sono in tutto una dozzina scarsa e, con l’eccezione di Dhaakad del 2022, sono tutti o a medio/basso budget e/o a taglio fortemente drammatico. Almeno a scendere di un gradino (col budget ovviamente, non con la qualità) a Hollywood continuavamo a trovare la filmografia di Milla Jovovich, Cynthia Rothrock… Altri nomi non vale la pena farli, finiremmo già a includere gente che ha frequentato solo occasionalmente, o gente che lavorava con budget davvero ridicoli, o solo in tv. Già Cynthia Rothrock ha frequentato alla grande anche i budget ridicoli, e tra l’altro non era nemmeno sempre protagonista.
Alpha invece è in una situazione simile a quella di Supergirl. Dopo il Cop Universe che in Singham Again aveva avuto la sfrontataggine di mettere in squadra un poliziotto femmina, ecco lo Spy Universe che osa dove nessuno prima d’ora aveva osato: uno spin-off esclusivo. Un intero kolossal d’azione, da fare uscire in piena estate, con protagonista una donna. Non ho seguito le reazioni da quelle parti, ma non devono essere state diversissime dalle nostre nel 1984: qualcosa tipo “una donna protagonista di un blockbuster d’azione? E poi cosa, una donna che vuole fare carriera nel lavoro nonostante sia già sposata???”. Qualcuno di noi era già nato e lo ricorda di sicuro.

“In 185 anni non abbiamo mai avuto un eroe d’azione femmina, ma pare che oggigiorno sia questa l’aria che tira. Dopotutto abbiamo cantanti femmine, automobilisti femmine…Benvenuta a bordo!”

Ripassiamo rapidamente come funziona lo Spy Universe. Saltate questo paragrafo se lo sapete già, oppure continuate a leggerlo se lo sapete ma vi piace come scrivo.
Inizia non ufficialmente con Ek Tha Tiger (2012) e Tiger Zinda Hai (2017), con la superstar Salman Khan nel ruolo di esattamente il tipo di personaggio che fa ogni volta, che qui si distingue perché si chiama Tiger e fa l’agente segreto. Prosegue, sempre non ufficialmente e all’insaputa di tutti, con il mitico War (2019), in cui Hrithik Roshan interpreta Kabir, agente segreto che viene incastrato da un suo allievo, scambiato per traditore, e costretto a una vendetta solitaria. Viene ufficializzato con Pathaan (2023), in cui Shah Rukh Khan ritorna alla ribalta dopo una pausa di qualche anno per girare la sua versione di Mission: Impossible 2, in cui condivide una scena d’azione con Tiger. Prosegue con Tiger 3 (2023), in cui Salman Khan ricambia il favore ospitando Pathaan, e infine arriva War 2 (2025), in cui si scopre che questa cosa di stringere una forte amicizia con un tizio che cercherà di incastrarlo, per Kabir, è un vizio.

Non so perché ci fosse bisogno di richiamare vibrazioni alla Dune, non fatemi domande difficili

Come si introduce Alpha?
Innanzitutto un chiarimento: a differenza dell’omonimo recente film di Julia Ducorneau, qui Alpha non è il nome del personaggio. Non è il femminile di Alphio. Poi ci torno.
La situazione è simile a quella di Supergirl per cui, innanzitutto, la protagonista è una nepobaby: non è la cugina di Superman, ma è la figlia di Mazinga Vikrant Kaul, ex-capo e mentore di Kabir e un po’ il Nick Fury della situazione. Questo risolve il perché dovremmo interessarci a lei. Guardate, pure io lo faccio solo perché è la figlia di Vikrant Kaul, eh? Altrimenti la facevo mandare via dalla mia segretaria.
In quanto al significato di Alpha: è la prima lettera dell’alfabeto greco. Lo dicono specificamente nel film, ma voi potete fare finta che lo sapevate già.
Alpha è anche il nome di un programma sperimentale militare segreto dell’esercito indiano abbastanza simile allo Universal Soldier dei Nuovi eroi con Van Damme: è un siero che dona extra-capacità fisiche. Più precisamente (ma il film non lo esplicita), dona a un uomo la capacità di menare di un super-uomo, e a una donna la capacità di menare di un uomo normale. Il programma, che da qui in poi chiamerò Programma Insicurezza, inizialmente aveva come cavie soli uomini: purtroppo non funziona benissimo e viene dismesso. Però la moglie di Vikrant Kaul ha delle difficoltà nel parto, per cui lui con le sue raccomandazioni militari la fa iniettare del siero: lei non si salva, ma la figlia sì, ed è ovviamente impregnata del siero.
Ora la cosa importante è questa: il Programma Insicurezza viene smantellato, per cui la figlia di Kaul rimane l’unico esemplare vivente di essere umano condizionato dal magico e conveniente siero. “Beh, è un luogo comune dei film supereroistici farli comunque scontrare alla fine contro qualcuno che si scopre avere gli stessi superpoteri”. Osservazione insospettabilmente colta Fabrizio, ma non mi sei attento: ho detto che il siero dà a una donna l’extra-abilità necessaria per battere un uomo normale, per cui quello che farà la nostra protagonista da qui alla fine sarà menare uomini normali. L’ultimo giusto un po’ più muscoloso e preparato degli altri – in compenso 57enne.

Quando l’uomo con il pene incontra la donna col fucile, lo scontro si può considerare tutto sommato equilibrato

Succede sostanzialmente che la figlia di Kaul – che si chiama Sita, nome che proviene dal Rāmāyaṇa e che porta con sé valori di devozione e purezza, ma che letteralmente secondo Google Translate significa “fosso” – sopravvive a insaputa del padre e viene in realtà cresciuta dal collega Fateh, che fin da piccola la addestra a diventare un super-soldato e assassino in pieno stile Nikita.
Ma qui è dove il film, con mossa di arroganza rara, prende di nuovo ispirazione da Van Damme e diventa improvvisamente Double Impact: non una sola femmina protagonista che è già di per sé un oltraggio alle regole condominiali, ma due!!! Mentre Fateh si prendeva cura di Sita creduta morta, a sua volta Kaul veniva segretamente informato di una gemella: dopo aver chiamato la prima bambina “Fosso”, Kaul chiama la seconda DURGA DISTRUTTRICE DI DEMONI (così dicono i sottotitoli) e all’insaputa del Governo la manda a vivere da parenti in Spagna.
Quando le ritroviamo da adulte, Sita sta demolendo da sola il mega-laboratorio governativo in cui si stava cercando di ricreare il siero Insicurezza, in aperta ribellione contro il padre-addestratore Fateh; Kaul scopre così della sua esistenza, e per ritrovarla decide di farsi aiutare da Durga. Sita e Durga si aiuteranno quindi a vicenda per sfuggire a Fateh, e poi per fargli pagare tutte le sue malefatte. E quante cose hanno da raccontarsi e da imparare l’una dall’altra per ripianare le loro differenze! Proprio come in Double Impact!
Ora, diverse cose mi fanno di nuovo sorridere.
La prima è che le due gemelle sono convenientemente diverse così non c’è da sbattersi con inutili effetti speciali, per cui se Sita è interpretata dall’ottima e già affermata Alia Bhatt di RRR, Durga è interpretata dall’astro nascente Sharvari, gemella di tre anni più giovane.
La seconda è: immagina di chiamarti Fosso e scoprire di avere una gemella chiamata Distruttrice di Demoni.
La terza è la migliore: Sita viene addestrata fin da piccola a un intenso regime militare che la priva delle gioie di una vita normale e la trasforma in una macchina da guerra; Durga, come ci spiega un montaggio cantato, cresce felice e spensierata per le strade di Valladolid usando le sue extra-abilità donatele dal siero magico per andare in skateboard e giocare a calcio. Quando si incontrano e si menano, lo scontro è EQUILIBRATO. Ci pensate? Ti chiami Fosso e hai passato la tua intera esistenza chiusa in un bunker ad allenarti alla guerra: la tua gemella si chiama Distruttrice di Demoni e se l’è spassata cantando e ballando e giocando nella squadra di cui fino all’anno scorso il Presidente era Ronaldo, e quando vi menate siete forti praticamente uguali. Io mi sono chiesto: come fa il trauma centrale del film a non essere questo???

Fosso e Distruttrice di Demoni

Sto scherzando. Mi rendo conto che Sita, anche senza l’importante tradizione dietro, suona molto più romantico della sua traduzione letterale italiana.
Ma arrivando al film: gli sforzi ci sono. Economicamente, siamo parecchio sotto al budget stanziato per cose tipo il grande ritorno della star più amata d’India Shah Rukh Khan in Pathaan, ma ci hanno comunque messo un gruzzoletto serio medio-alto. Poi ok, l’hanno appioppato a un regista esordiente, Shiv Rawail, uno che ha fatto un sacco di gavetta come assistente anche in cose molto fighe (Dhoom 3 per dirne una a caso), ma che viene da una serie tv di altro genere. Non si vince niente a indovinare che è un nepobaby, in India è davvero una roba che potreste indovinare alla cieca di quasi chiunque. Però a me non è dispiaciuto: ha un bel piglio energico. Quando sono arrivate le scene d’azione, ho avuto esattamente ciò che mi aspettavo: l’apoteosi della tamarraggine, epicità da dare lezioni a chiunque, e… sarà suggestione per via della protagonista donna, ma è un po’ come se qualcuno avesse preso un capitolo a caso di Resident Evil e avesse detto al Migliore degli Anderson di fare meno il fighetto e ritrovare piuttosto il gusto svergognato di quando giocava coi pupazzetti dei G.I. Joe da bambino.
Qui è dove spendo obbligatoriamente due parole su Alia Bhatt.
A me in generale piace molto: RRR spero l’abbiamo visto tutti (il personaggio di Alia si chiamava Sita pure lì), e su queste pagine l’abbiamo incontrata anche in Brahmāstra e in Heart of Stone, ma a me ad esempio è piaciuta moltissimo anche in Jigra che era tecnicamente un altro action con protagonista donna, tranne che era più il raro action drammatico, sobrio, né supereroistico né tamarro, praticamente l’opposto di questo. Qui Alia regge, ma… come dire, non è Milla Jovovich. Fa tutto quello che deve fare senza sbavature, ma ha costantemente lo sguardo profondo, umano e a disagio di chi saprebbe reggere copioni molto meno scemi di questo.
Non penso poi sia spoiler rivelare che Alpha rispetta la tradizione dello Spy Universe della sequenza action con guest star, in questo caso Hrithik Roshan nei panni di Kabir ritiratosi a vita monastica come Rambo 3, ma con la fondina della pistola ancora indosso sotto la tunica.
Mi son divertito.

Noi siamo un trio, all’erta e pieni di brio

Che vi devo dire: a me fanno sorridere quelli che di colpo parlano della credibilità fisica di un eroe d’azione soltanto casualmente quando si tratta di donne. In un mondo in cui ci vanno alla grandissima Michael Keaton che fa Batman, Matt Damon che fa Jason Bourne, e Bob Odenkirk che fa una specie di John Wick (e già nella saga di John Wick ci fanno credere che Keanu Reeves possa menare Donnie Yen) (per non parlare in generale di Steven Seagal che non corre da vent’anni), io sinceramente avrei avuto zero problemi a vedere Alia Bhatt fare un culo così a Bobby Deol anche senza doping. Poi mi rendo conto che c’è un limite a tutto, e che personalmente Matt Damon che fa Bourne continuo a mandarlo giù con fatica. Però qui si sta parlando di Alia Bhatt e Sharvari che fanno fuori squadroni di scagnozzi, e quando si parla di fare fuori da soli squadroni di scagnozzi non c’è Rambo che tenga, comunque la rigiri è roba da mondo di fantasia tra le nuvole e la credibilità a quel punto non è questione di fisico alla Stallone ma di mente affilata, incoscienza grave e soprattutto gran culo. Di che stiamo parlando? È il cinema! Nella realtà, Ronda Rousey prenderebbe Matt Damon, lo piegherebbe e se lo metterebbe nel portafoglio, altro che sfuggire a tutta la CIA.
Non ce l’ho con gli amici dall’India. O meglio: ce l’ho con loro per come per l’ennesima volta trattano il Pakistan, nonostante i primi due film di Tiger fossero un piccolo riavvicinamento e il fatto che Tiger continui a indossare la kefiah mentre Alpha torna su binari stile USA/URSS ’85 (con le dovute grosse differenze) stia diventando un’ipocrisia micidiale. Ma non ce l’ho con loro per come trattano Alia Bhatt in questo film: temevo peggio. In Tiger 3 (2023, Spy Universe) le due protagoniste femminili si menano nude in una sauna ed è più un omaggio a Girls On Film dei Duran Duran che a La promessa dell’assassino: qui invece la sessualizzazione sta a livelli insospettabilmente bassi. Quando si viene da cent’anni di mentalità rigida in una direzione, per forza si cambia gradualmente: guardate serenamente come vanno le cose da noi, dove appena le eroine d’azione sono salite a cinque abbiamo iniziato a sentirci accerchiati e minacciati. Bollywood ha digerito il flop di Dhaakad: ora digerirà anche questo, rallenterà un pochino, poi faranno Catwoman, rallenteranno un altro po’, e infine finalmente partirà il franchise di Durga Distruttrice di Demoni  (Hindi-Pop Demon Hunter?) e saremo tutti felici. Personalmente, non vedo l’ora.

Poster-quote:

“Crederete che una donna possa menare un uomo (forse)”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

P.S.: colpo di scena! In realtà è ancora presto per dire che Alpha stia floppando. Di sicuro non è un successo all’altezza degli altri film dello Spy Universe, ma questo si sapeva e non a caso già in partenza è costato la metà. Sta poi sinceramente incassando troppo poco anche aggiustando le aspettative in quel senso, ma niente di tragico e anzi, sembra ormai tranquillo che in un modo o nell’altro come minimo recupererà i costi. Guarda te Bollywood, alla fine forse erano un po’ meno pazzi di quanto si temesse…