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Marco Imarisio, inviato a Londra

Quando gioca Sinner gli italiani si incollano alla tv in milioni, quando giocano gli altri gli ascolti tornano normali: Cobolli è numero 4 nella Race 2026, eppure vive nella perpetua penombra del campione di Sesto Pusteria

DAL NOSTRO INVIATO
LONDRA — «Stai per andare a vedere Cobolli? Ok, ma quando gioca Sinner?». Potrebbe bastare questo messaggio ricevuto ieri di prima mattina. Com’è complicata la vita all’ombra del fanciullo in fiore, del ragazzo d’oro al quale fatichi a trovare difetti, che è un modello di comportamento, non si arrabbia e a differenza di altri non smadonna mai, che soprattutto vince quasi sempre, condizione primaria per entrare nel cuore di noi italiani, storicamente amanti del più forte. Per quanto bravi, gli altri rischiano sempre di essere in secondo piano, di non venire considerati per quanto meritano, e di vivere scampoli di gloria che sono briciole lasciate cadere dalla tovaglia, come la Coppa Davis dell’anno scorso, vinta in assenza di Sinner.

Sono problemi da ricchi, d’accordo, ma non si vive di solo guadagni economici, si gioca anche per un riconoscimento personale. Lo ha detto pochi giorni fa lo stesso Flavio Cobolli, che in alcun modo si stava lamentando, ma stava fotografando lo stato delle cose. Si sente sottovalutato, percepisce di non godere della giusta considerazione, ma di una luce soltanto riflessa



















































Jannik Sinner si porta addosso tutta la pressione del mondo, ma riesce in apparenza a non farsene condizionare, e così facendo regala ai tennisti italiani la possibilità di lavorare lontano dai riflettori. Il rovescio della medaglia è la perpetua penombra nella quale galleggiano giocatori che in altra epoca avremmo chiamato campioni.

Con questo articolo non si sta certo giustificando la prestazione alla rovescia fornita ieri dall’atleta romano, che si è arreso senza mostrare l’agonismo che è la sua maggiore qualità al numero 114 del mondo, prova ulteriore del fatto che una buona gestione delle aspettative è quello che fa la differenza tra i predestinati e il resto del gruppo. D’accordo, ha gettato al vento una occasione d’oro, e in cuor suo è il primo a saperlo

Al tempo stesso, Flavio è numero quattro del mondo nella Race, la classifica calcolata da gennaio a dicembre che determina l’accesso alle Atp Finals. In questi primi sette mesi dell’anno, solo in tre hanno fatto meglio di lui. Ma uno di questi, il più bravo di tutti, si chiama Jannik. E di certo non è colpa sua, se gli italiani sembrano avere occhi solo per lui, riducendo i grandi risultati di Cobolli, del Lorenzo Musetti annata 2025, che fu numero 5 del mondo, a semplici note a margine di una storia più grande.

Chiamiamola pure sindrome di Barrichello. Quando Michael Schumacher vinceva tutto, la seconda guida della Ferrari fu protagonista di due stagioni formidabili, anni di grazia 2002 e 2004, arrivando dietro al tedesco nella classifica generale. Ma siamo sinceri, in quanti se ne ricordano? E siamo certi che a Max Biaggi e Loris Capirossi sia stata resa giustizia sportiva, oscurati come sono stati dallo splendore di Valentino Rossi? Esiste una cartina di tornasole che non inganna mai, ed è quella degli ascolti televisivi. 

Tutto inizia e finisce proprio con Jannik. Il dato mostruoso per il tennis dei quasi sette milioni di italiani incollati alla televisione durante il quinto set della sua sfida parigina con Alcaraz dello scorso anno ne sono una eloquente testimonianza. Quando giocano gli altri, i contatti scendono a livelli di interesse più normali

La recente finale del Roland Garros giocata da Flavio contro Zverev ha fatto meno share di quella giocata poche settimane prima a Roma da Sinner, e con tutto il rispetto per gli Internazionali d’Italia, tra i due eventi esiste ancora una differenza notevole. Ma questi sono dati che dicono più di noi, intesi come italiani. Pur non essendo predestinati, e con i loro umani difetti, anche i Cobolli e i Musetti stanno facendo la storia del nostro tennis. E forse meriterebbero più considerazione, da parte di tutti.

9 luglio 2026