PORDENONE – Nel deserto di Atacama, in Cile, a oltre tremila metri di altitudine, l’Extremely Large Telescope (ELT) ha compiuto uno dei passaggi più delicati e simbolici della sua costruzione: la rotazione completa attorno al proprio asse verticale. Un test cruciale, eseguito nelle scorse settimane a Cerro Amazones, che ha confermato la perfetta risposta della struttura metallica progettata e realizzata da Cimolai Spa, azienda friulana protagonista di uno dei più complessi progetti ingegneristici mai affrontati nel settore dell’astronomia mondiale. ELT, destinato a diventare il più grande telescopio ottico e nel vicino infrarosso al mondo, è una macchina colossale: 71 metri di diametro, 62 metri di altezza, una massa rotante di 4.600 tonnellate che deve muoversi con una precisione misurata in micrometri. La struttura è inserita all’interno del gigantesco Dome, una cupola in acciaio da 92 metri di diametro e 80 metri di altezza, del peso di circa 6.000 tonnellate, anch’essa realizzata da Cimolai. «Il tutto – spiega l’ingegnere Luigi Cimolai – sarà installato su un sistema di isolamento sismico di nuova concezione che assicurerà un’elevata rigidezza e stabilità in fase di osservazione mentre, in fase sismica, fornirà il necessario smorzamento garantendo la salvaguardia dei delicatissimi specchi e strumenti».
APPROFONDIMENTI
IL FUNZIONAMENTO
Il test di rotazione – prima manuale di pochi centimetri, poi completo grazie ai motori ausiliari – ha dimostrato che l’intero sistema si comporta esattamente come previsto. La struttura poggia su uno strato d’olio di appena 80 micron, che consente un movimento fluido e privo di attriti, mentre il sistema idrostatico e i motori lineari garantiscono la precisione necessaria per puntare il telescopio verso qualsiasi area del cielo australe. Il successo dei test è il frutto di un lavoro iniziato di fatto dieci anni fa, nel 2016, quando Luigi Cimolai firmò il contratto con l’European Southern Observatory (ESO). Da allora, l’azienda pordenonese ha guidato la realizzazione di tutte le parti metalliche – circa 13.500 tonnellate – oltre ai meccanismi, agli impianti e alle opere civili che compongono l’infrastruttura del telescopio. Accanto alla parte strutturale, prosegue anche il lavoro sul sistema di automazione, sviluppato da Danieli Automation DIGI&MET insieme a Cimolai e ESO. In questo contesto, la dichiarazione di Luigi Cimolai assume un valore particolare, richiamando lo spirito pionieristico che ha guidato l’azienda in questi anni: «Quando nel 2016 abbiamo firmato il contratto con ESO, sapevamo di affrontare una sfida senza precedenti. Oggi, vedere l’ELT muoversi con la precisione immaginata sulla carta è una soddisfazione immensa. È la prova che la competenza, il coraggio industriale e la capacità di innovare possono portare un’azienda italiana al centro di uno dei progetti scientifici più ambiziosi del mondo. Siamo orgogliosi di contribuire a un’opera che cambierà il modo di osservare l’universo».
IL PASSAGGIO
Il completamento dei test di rotazione rappresenta dunque un passaggio chiave verso la piena operatività del telescopio, che una volta integrato con specchi e strumenti scientifici permetterà di studiare pianeti extrasolari, galassie lontane e fenomeni cosmici con una precisione mai raggiunta prima. I lavori ovviamente proseguiranno, Cimolai sarà impegnata in Cile ancora per un anno e mezzo circa e si stima che nella primavera del 2029 il telescopio sarà ultimato con le parti ottiche e quindi il 2030 dovrebbe essere l’anno in cui inizieranno le osservazioni scientifiche. Intanto per Cimolai il successo dei test compiuti in questi giorni conferma una leadership internazionale nel campo delle grandi opere in acciaio e dell’ingegneria avanzata. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, esprime «un grande orgoglio italiano ed un immenso orgoglio friulano. Sapere che la Cimolai, azienda leader del nostro territorio, sta realizzando in Cile il più grande telescopio del mondo ci riempie di soddisfazione – rimarca il ministro -. Le nostre capacità e le nostre competenze sono sempre sinonimo di qualità e fanno sì che il Made in Italy sia apprezzato in tutto il mondo». E per la comunità scientifica mondiale quello appena compiuto è un passo decisivo verso una nuova era dell’osservazione astronomica.