di
Federica Maccotta
Dal 16 al 20 settembre a Milano 39 anteprime e anche la storia di un soldato ricreata con l’AI
«Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini». La frase pronunciata dallo spazio nel 1961 dall’astronauta sovietico Jurij Gagarin fa da guida alla 12a edizione di «Visioni dal mondo», festival internazionale del documentario a Milano dal 16 al 20 settembre al Teatro Litta (e online su MyMovies). «Oltre il Confine» è infatti il tema della rassegna, che mette in campo 39 anteprime. «Un invito a superare le barriere geografiche, economiche, culturali — spiega Francesco Bizzarri, presidente e direttore del festival —. Il documentario è uno strumento di conoscenza e pratica di libertà: fa vedere il mondo da una prospettiva più alta e più ampia». Gli fa eco Maurizio Nichetti, direttore artistico: «Ogni volta che c’è qualcuno che alza una barriera si finisce a litigare, perché si ignorano le libertà di chi è vicino a noi. Succede nel piccolo e nel grande».
Tra i temi che trovano spazio nel festival del «cinema della realtà», ci sono le migrazioni, il cambiamento climatico, i conflitti, il rapporto con la natura, le innovazioni tecnologiche, le tradizioni culturali, ma anche piccole storie intime di famiglia. La rassegna comprende cinque sezioni, con il concorso italiano (venti titoli) diviso tra lungometraggi e «New Talent Short Docs», opere di emergenti di meno di 30 minuti. E poi il concorso internazionale, con nove doc da tutto il mondo, «Visioni VR» con sette opere immersive che sfruttano la realtà virtuale (come Mirage, che invita a «toccare» la depressione), ospitato al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci.
E ancora «Visioni Incontra», la sezione Industry diretta da Cinzia Masòtina con 18 progetti documentari work in progress, e i fuori concorso. Vale a dire Senza fine di Francesco Eramo Puoti sulla vita di Gino Paoli, Terre Aride di Hervé Barmasse realizzato con Amref e Storie per Sandro di Giacomo Boeri, sul rapporto tra un figlio e un padre che perde la memoria. Oltre all’omaggio al cantautore del Cielo in una stanza, il taglio biografico accumuna i progetti dedicati al giornalista Mino Damato (Gridare agli anni luce del nipote Andrea), all’attore Felice Andreasi e al padre dell’astronautica italiana Luigi Broglio.
Tra i titoli Kalari Kid sull’emancipazione femminile in India, TikTok never dies sul rapporto tra social e democrazia, Monte Calvario sulla convivenza tra la comunità italiana, quella cilena e il popolo indigeno Mapuche sulle Ande. In Feldpost 86292 Daniele Colombo usa l’Ai per ricostruire la storia dello zio, morto durante la seconda guerra mondiale. «Si può definire documentario un’opera fatta con l’Ai? Secondo noi sì, perché la usa con onestà intellettuale per costruire un archivio che non c’era», spiega Nichetti. «È una questione etica, dovrebbe esserci un obbligo di legge. Se no appare lo sbruffone di turno su una spiaggia e la gente ci crede. E questo mi preoccupa molto».
8 luglio 2026 ( modifica il 9 luglio 2026 | 09:45)
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