di
Luca Muleo

Vera Tengattini, dermatologa dell’Ausl: «Dopo il bagno, che già ci espone, meglio sdraiarsi sotto l’ombrellone. Il sole andrebbe preso incidentalmente». Francesco Saverio Sorrentino e il centro d’eccellenza del Maggiore per curare il melanoma oculare: «Bisogna usare occhiali da sole polarizzati»

«Molti mi chiedono se le creme solari fanno male, la colpa è dell’allarmismo sui social». Vera Tengattini, dermatologa dell’Ausl e della casa di comunità Navile, ci tiene a chiarire subito l’affidabilità delle sostanze contenute nei solari certificati UE che proteggono ogni giorno la nostra pelle dai danni dei raggi ultravioletti solari. Danni riassunti in invecchiamento della pelle e una maggiore incidenza di melanoma, forma tumorale sempre più diffusa. 

Il rischio delle zone scoperte: orecchie e  décolleté

«Riscontriamo casi di tumori cutanei soprattutto nelle aree scoperte dai vestiti tutto l’anno. Ad esempio gli uomini devono prestare attenzione a proteggere dal sole le orecchie, il collo e la nuca, nelle donne il décolleté è più esposto, meno il viso perché spesso il trucco contiene fattori di protezione». Ma i numeri non raccontano tutto. «L’aumento si spiega anche perché sempre più gente si fa visitare, e questa è una buona notizia. Per fortuna, nella gran parte dei casi li troviamo in tempo e riusciamo a risolvere il problema». 



















































I raggi ultravioletti

Dunque massima attenzione ma nessun allarmismo. «I raggi ultravioletti si dividono in UVA e UVB i primi penetrano anche i vetri quindi passano anche nell’abitacolo della macchina e sono responsabili soprattutto dell’invecchiamento della pelle. I raggi UVB presenti soprattutto nei mesi caldi, sono i maggiori responsabili dei tumori, si può controllare l’indice UV su un qualsiasi sito di previsioni meteo. La scala va da 0 a 11, il valore cambia a seconda dell’ora, già da 3-5 è utile proteggersi». 

«L’ombra ci protegge»

Il primo è più sicuro fattore di protezione è coprirsi. «Le popolazioni che vivono al caldo ce lo insegnano con il loro modo di vestire. L’ombra, da qualunque cosa arrivi, ci protegge. L’obiettivo è evitare le scottature, al mare bisogna esporsi in modo graduale con pochi minuti all’inizio ed evitare tintarelle “mordi e fuggi”. Dopo il bagno, che già ci espone, meglio sdraiarsi sotto l’ombrellone. Il sole andrebbe preso incidentalmente, camminando, correndo». In spiaggia, per i bambini in particolare, che stanno molto in acqua, ma non solo per loro, «si possono scegliere magliette tecniche per sportivi, guardate se l’etichetta indica la protezione dagli Uv».

In tutti gli altri casi torniamo alle creme solari. «Sono prodotti cosmetici legiferati, il regolamento viene continuamente aggiornato. Filtri fisici che creano barriere contro le radiazioni, o chimici che contengono sostanze sintetizzate in grado di assorbirle. Sono tutti prodotti sicuri, a parte quelli prodotti al di fuori della Comunità europea, a cui manca la garanzia di essere sottoposti al regolamento. Si può utilizzare quello che si ritiene più opportuno. Il filtro solare migliore è quello che uno usa».

«La crema solare va messa ogni due ore»

Il modo migliore di adoperarli qual è? «Bisogna cospargere tutta la pelle, in modo copioso nelle parti più esposte, all’incirca ogni due ore». Una prevenzione efficace prevede «una visita dermatologica una volta l’anno». E importante anche guardare la propria pelle, auto osservarsi . «Due regole: abcde e brutto anatroccolo. La prima significa fare attenzione alla forma del neo, se è asimmetrico, con i bordi irregolari, diversa colorazione, diametro maggiore di 6 mm e in evoluzione. Nel secondo caso se il neo è molto diverso da tutti gli altri del nostro corpo e “salta all’occhio”». Ai bimbi serve dedicare maggiore attenzione, «i rischi delle scottature in età infantile sono più alti». E bisogna rispettare i geni. «La genetica dice che chi è più chiaro deve abbronzarsi meno»

Mai trascurare orecchie e labbra (c’è lo stick per queste ultime) «ed è utile avvertire i famigliari, quando ce ne sono più di due di primo e secondo grado colpiti da melanomi, i dermatologi in alcuni casi specifici possono richiedere un test genetico».

Il caso del melanoma oculae

Più raro – «ma non troppo, l’incidenza è 7 casi per milione di abitanti, in Emilia siamo a 20-22 nuovi casi l’anno» – è il melanoma oculare. Francesco Saverio Sorrentino è direttore del Centro di Oculistica Oncologica e Traumatologica dell’Ospedale Maggiore, nuova eccellenza che da un paio d’anni consente di trattare queste patologie delicate a Bologna. «Occorre differenziare tra il melanoma della retina, interno, e della congiuntiva, che è esterno. Quest’ultimo si vede a occhio nudo, è una macchia scura che compare sulla parte bianca dell’occhio. Se la lesione è benigna si segue nel tempo, se maligna si toglie chirurgicamente. Quello alla retina è più subdolo e anche più comune. O si hanno dei sintomi, per esempio flash luminosi o la visione di macchie scure tipo mosche volanti, oppure vista che vibra. Altrimenti per individuarlo c’è la visita oculistica». 

La natura è diversa rispetto al melanoma della pelle, il sole resta il principale fattore di rischio insieme alla predisposizione genetica. «Usate occhiali da sole polarizzati con filtro Uv, non solo d’estate, anche sulla neve. E una visita oculistica almeno ogni due anni, anche se non ci sono problemi di vista». 


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9 luglio 2026 ( modifica il 9 luglio 2026 | 13:24)