Per cominciare, lo studio sfata subito un mito: calciare per primi nella serie non conviene. Il rigore più probabile da sbagliare è l’8°, ma soprattutto ecco la soluzione per fare sempre gol. Garantito al 100%. Tutte le statistiche sui tiri dal dischetto a partire da Spagna 1982
C’è una domanda che resiste da sempre e che probabilmente non tramonterà mai, nei salotti del pallone, a cui nessuno ha ancora trovato una risposta adatta, precisa, esaustiva: esiste un modo per calciare un rigore al 100% infallibile? La risposta è sì, se non si tiene conto dell’aspetto psicologico. Perché spesso sono ansia, tensione, improvvisi cambi di decisione e paura di sbagliare ad indurre all’errore. Però esistono pure dei dati, scientifici e puntuali, raccolti da Opta dal 1982 al 2022 (essendo ancora in corso, includere l’edizione 2026 renderebbe parziale il calcolo), che in maniera chiarissima spiegano come sono stati e soprattutto come andrebbero calciati i rigori nella storia dei Mondiali. Lo studio spiega pure quale rigore è più probabile sbagliare nel corso di una serie (risposta: l’ottavo nella conta totale), se convenga calciare il primo in assoluto (no, le vittorie si dividono equamente: 18 a 17 in favore di chi calcia per secondo), a quale spicchio della porta convenga mirare.
E, focalizzando l’attenzione solo sul Mondiale in corso, divide la percentuale di realizzazione in base al ruolo di chi si incarica di battere un rigore: i centrocampisti offensivi hanno il 100% di percentuale realizzativa (3 su 3), gli esterni d’attacco l’88% (7 su 8), gli attaccanti puri solo il 67% (16 gol su 24 tiri). Un tasso di conversione vicino a quello dei centrocampisti centrali, che si attesta al 64% con 7 gol su 11. La percentuale, infine, crolla “arretrando” nei ruoli: al 50% per i terzini o esterni a tutto campo (1 su 2), ma addirittura al 45% quando sul dischetto si presenta il classico difensore centrale la cui espressione negli immediati istanti precedenti suggerisce la gran botta ad occhi chiusi. Cinque rigori trasformati su 11 tirati in totale fin qui dai difensori. Ma quindi, tornando al domandone da mille punti, qual è il modo infallibile per presentarsi dal dischetto?
la risposta—
La tendenza generale è quella di cercare il famoso “angolino”, destro o sinistro che sia, zona della porta difficile da raggiungere per il portiere avversario anche nel caso in cui indovinasse la direzione in cui tuffarsi. Se il tiro esce fuori ben indirizzato ed angolato, la percentuale realizzativa vola verso l’alto: 85,4% a sinistra (35 gol su 41 rigori), 79,3% all’angolo destro (23 su 29). La zona d’ombra emerge quando l’intenzione è sì quella di angolare bene, ma poi non riesce e viene fuori una cosa a metà o, peggio ancora, basso e centrale. I famosi rigori “a mezza altezza”, poi, dipendono anche in questo caso quasi sempre dalla precisione (senza calcolare la potenza): quando il tiro parte a metà tra centrale e angolato il rischio di sbagliare aumenta sensibilmente.

La certezza generale, e pure la risposta al domandone, è una soltanto. Pure piuttosto scontata per chi nella vita ha giocato almeno un po’ a pallone, anche a livelli bassi: quando il rigore si calcia verso l’alto, il risultato è garantito. Al 100%, in ogni zona della porta, che il pallone si diriga perfettamente sotto l’incrocio o pure più verso il centro.
Una scelta sicura sul piano realizzativo, ma comunque pericolosa: il rischio che il pallone voli di parecchio sopra la traversa è ampiamente concreto, ecco perché la soluzione verso l’alto non viene scelta da molti. Solo tra l’1,7 e il 3,4% dei rigori viene tirato in questo modo, mentre la decisione più inflazionata porta agli angoli della porta (dal 9,6 al 14%). Insomma, una risposta alla domanda su come e dove calciare un rigore nel corso di una lotteria Mondiale esiste eccome. Alto e forte. Come De Rossi nella finale contro la Francia del 2006, tanto per ricordare ancora quella storica serata di vent’anni esatti fa. Però la soluzione, probabilmente, non tiene conto di tutti quei fattori incalcolabili che causano errori anche grossolani. Uno su tutti? La pressione di portarsi sulle spalle il destino di un paese intero. Roba da niente…
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