di
Aldo Grasso

Il documentario «Lino d’Italia – Storia di un itAlieno» è un confronto continuo fra il personaggio pubblico e l’uomo privato

In «Lino d’Italia – Storia di un itAlieno» Lino Banfi mette in scena un autoritratto in cui l’attore dialoga con Pasquale Zagaria, il ragazzo pugliese che non ha mai smesso di abitare dietro la maschera del comico. Lo sdoppiamento è la trovata più felice del documentario di Marco Spagnoli: Banfi conversa con il proprio passato, rievoca il padre, le origini contadine, il seminario, la fame di spettacolo.

È un confronto continuo tra il personaggio pubblico e l’uomo privato, tra la celebrità e il ragazzo che cercava un posto nel mondo (Rai1). Il racconto acquista così una dimensione teatrale, quasi pirandelliana, senza perdere il tono popolare che ha sempre contraddistinto Banfi. La memoria personale si intreccia con quella collettiva, facendo riemergere una stagione dello spettacolo italiano ormai scomparsa: la grande scuola dell’avanspettacolo, dove si imparava il mestiere davanti a platee difficili, senza scorciatoie. È lì che nasce l’attore, ed è lì che compare una figura decisiva come Totò, che gli suggerisce persino il nome d’arte.



















































Il documentario ricorda come Banfi abbia inventato una forma originale di umorismo pugliese. Non il folclore da cartolina, ma una lingua reinventata, fatta di parole storpiate, inflessioni dialettali e neologismi capaci di entrare nell’immaginario nazionale.

Quella parlata, apparentemente improvvisata, era in realtà una sofisticata macchina comica che trasformava la provincia in linguaggio universale. Prima ancora dei tormentoni televisivi, Banfi aveva capito che il dialetto poteva essere una forma di poesia popolare. Accanto ai materiali d’archivio scorrono le testimonianze di amici e colleghi. Ognuno aggiunge un tassello, confermando un tratto che il pubblico conosce bene: Banfi non è stato soltanto una star della commedia sexy o il nonno rassicurante di Un medico in famiglia, ma un interprete capace di attraversare generi, epoche e pubblici diversissimi senza perdere autenticità.

Alla fine, resta l’impressione che l’itAlieno del titolo non sia un uomo venuto da un altro pianeta, ma qualcuno che è riuscito a restare diverso senza mai smettere di appartenere all’Italia più popolare.

9 luglio 2026 ( modifica il 9 luglio 2026 | 16:26)