Verona – Che cosa stupisce di più? Che una coppia tagli i rapporti con il mondo per vent’anni e i corpi mummificati vengano trovati a tre mesi dalla morte o che la loro consistente eredità dribbli i parenti e vada tutta intera al WWF? Forse c’è un nesso, chi sa, di fatto l’associazione animalista di cui i due coniugi erano soci dagli anni ’80 aspetta le ultime limature della successione per iniziare a sviluppare in casa loro il progetto di un’oasi naturale.

L’ingresso alla villa in Valpolicella
Si avvera il sogno postumo di Marco Steffanoni e Maria Teresa Nizzola sulle colline tra Verona e Negrar di Valpolicella
Sulle colline tra Verona e Negrar di Valpolicella si avvera il sogno postumo di Marco Steffanoni e Maria Teresa Nizzola, ritrovati senza vita nella primavera 2025 dentro la villa padronale da un milione e mezzo di euro, finita nel testamento con terreni e appartamenti nel mantovano e adesso pronta a essere trasformata in un paradiso per la fauna locale. Lo conferma il Corriere Veneto, precisando che intorno alla proprietà più volte saccheggiata negli ultimi mesi sono già state piazzate le telecamere utili a garantire la sicurezza e a valutare la futura destinazione dell’area in base agli umori e agli spostamenti degli animali.
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I corpi nella dimora di Montericco trovati da un gruppo di giovano esploratori urbani
Marito e moglie avevano scelto una vita da eremiti – e il WWF come loro erede universale – e nessuno si era accorto della loro scomparsa. A trovarli per caso, nella dimora di Montericco infestata dalle mosche, era stato un gruppo di giovano esploratori urbani. Lui, dentista fino alla fine degli anni Novanta, stava disteso al piano di sopra sul pavimento della camera da letto, lei era seduta su una poltrona davanti al camino. Soli, per scelta.
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I cadaveri sono rimasti per oltre un anno nella sezione di Medicina legale dell’ospedale di Borgo Roma
Per un periodo avevano dato in affitto le stanze della loro villa ad alcuni studenti universitari, ma poi avevano deciso di cessare quell’attività e nell’ultimo periodo avevano persino licenziato il giardiniere di fiducia. E dopo il ritrovamento, i cadaveri sono rimasti per oltre un anno nella sezione di Medicina legale dell’ospedale di Borgo Roma.
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Paolo Steffanoni: “Avevano scelto l’isolamento”
Il caso aveva fatto scalpore – non si muore così senza avvisare – ma il fratello di Marco Steffanoni, Paolo, aveva precisato che non immischiarsi nella loro scelta di dissolvenza era stata una forma di rispetto: “Non sono stati dimenticati, avevano scelto l’isolamento. Io sono l’unico parente stretto di Marco e mi sono attivato perché venga data loro una degna sepoltura”. C’era poi da capire quali fossero le loro ultime volontà, rimesse a un famoso notaio emiliano, malgrado i numerosi testamenti chiare come la decisione uscire dal mondo: devolvere tutto al bene degli animali, al Wwf. Così è stato.

