di Chiara Amati

Fresco, floreale e leggero: lo Spritz nato in Alto Adige conquista i cocktail bar di mezzo mondo. Il quotidiano newyorkese racconta il boom americano

Leggero, floreale e meno amarognolo dello dell’Aperol. Nato sulle Alpi italiane all’inizio degli anni Duemila, l’Hugo Spritz è oggi uno dei cocktail più ordinati nei bar europei e, ora, sta conquistando gli Stati Uniti tanto che il New York Times gli ha dedicato un approfondimento, raccontando come sia diventato uno dei drink maggiormente richiesti anche nei locali americani. «Lo scorso fine settimana avevo l’impressione che ogni tavolo avesse un Hugo Spritz», racconta al quotidiano il bartender newyorkese Daniel Pride. E non è difficile capirne il motivo. Servito in un grande calice da vino, con molto ghiaccio, una fetta di lime e un generoso ciuffo di menta, è un cocktail che colpisce anche prima dell’assaggio. E ha un vantaggio che gli addetti ai lavori conoscono bene, l’estetica: «Quando un cameriere attraversa la sala con un Hugo Spritz in mano, è difficile che passi inosservato», osserva Pride.



















































Dalle Alpi italiane ai rooftop di New York

L’Hugo nasce all’inizio degli anni Duemila grazie al bartender altoatesino Roland Gruber che voleva creare un aperitivo diverso dal classico Spritz veneto. La prima versione prevedeva un cordiale alla melissa, un’erba aromatica molto diffusa nelle vallate alpine. Pochi anni dopo, con l’arrivo sul mercato del liquore ai fiori di sambuco St-Germain, la ricetta si è evoluta fino a quella  conosciuta oggi. «Nelle montagne italiane esiste da sempre la tradizione di mescolare vini ed elisir preparati con erbe e fiori spontanei», spiega al New York Times Edoardo Mantelli, proprietario del Saraghina Caffè di Brooklyn. «Molte famiglie producevano in casa liquori ai fiori di montagna: sono loro i veri antenati dell’Hugo».

Perché piace così tanto

Chi trova l’Aperol troppo amaro spesso scopre nell’Hugo un’alternativa più delicata, floreale e immediata. Secondo bartender e professionisti del settore è anche il segno di un cambiamento nelle preferenze dei clienti, sempre più orientati verso cocktail freschi, poco alcolici e dall’aspetto curato. Se l’Aperol Spritz continua a essere il simbolo dell’aperitivo italiano, l’Hugo conquista chi cerca una bevuta più floreale e delicata, senza le note amaricanti tipiche del drink veneto.

Hugo Spritz: la ricetta 

Per un calice servono: 90 ml di Prosecco, 60 ml di liquore ai fiori di sambuco, 30 ml di acqua frizzante (o soda), ghiaccio, 5-6 foglie di menta fresca, una fetta di lime
Procedimento: riempite un grande calice da vino con abbondante ghiaccio. Versate prima il liquore ai fiori di sambuco, poi il Prosecco e infine completate con la soda. Strofinate delicatamente le foglie di menta tra le mani per liberarne gli oli essenziali prima di aggiungerle al bicchiere, senza pestarle. Guarnite con una fetta di lime e servite subito. Il risultato è uno spritz elegante e profumato: il cocktail che, almeno per questa estate, sembra avere tutte le carte in regola per contendere all’Aperol il trono dell’aperitivo. 

9 luglio 2026