Messi e Haaland condividono l’arte dei grandi predatori: si avvicinano felpati alla preda e sanno aspettare il momento giusto per poi affondare il colpo

Lionel Messi ed Erling Haaland, la Pulce e il Mostro. Esistono due giocatori più diversi tra loro? Eppure, hanno un curioso punto di contatto: camminano. Tra i 618 giocatori di ruolo del Mondiale, l’argentino è quello che ha segnato di più e corso di meno: 8 gol e 8,1 km di media a partita. Pep Guardiola ce l’ha spiegato da tempo: Leo, quando cammina, non esce dal gioco, ci entra. Ruota la testa come un faro per mappare il territorio. Avanza lento e si guarda attorno con la circospezione di un metronotte. Quando poi gli arriva la palla, sa già quali spazi attaccare e quali avversari evitare. 

ERLING E LEO—  

Ok, direte, ma Haaland non ha 39 anni e, quando scatta sembra un Frecciarossa. Riguardatevi il suo primo gol al Brasile. La Norvegia conquista palla, i difensori che lo circondano scappano indietro a presidiare la porta. Lui non corre, s’incammina lento e intanto mappa l’area. Quando parte il cross, sorprende tutti alle spalle, s’avventa e incorna in rete. La Pulce, con l’Egitto, è entrata in partita al 79’; il Vichingo, con la Costa d’Avorio, ha segnato all’86’. Entrambi nascosti a lungo tra le pieghe della partita attraversata camminando. Condividono l’arte dei grandi predatori che si avvicinano felpati alla preda. Nella terra dei fast-food e del fast&furious, predicano la qualità slow, la virtù della lentezza, insegnano la saggezza del tè, la pazienza dell’infusione. Leopardi lo ha scritto nello Zibaldone: “La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna apparenza eroica”. Lionel ed Erling, visti uno accanto all’altro, sembrano Masha e Orso. Sono due pellegrini in cammino verso la stessa coppa.