L’attrice è al cinema con «Election Day». In questi giorni è sul set di «Bentornati al Sud»: «Sono da sempre nel club degli inadeguati ma ci sto lavorando. Con Maria Amelia Monti c’è un’amicizia preziosa e sincera»
Angela Finocchiaro non avrebbe mai potuto tentare la carriera politica. «Rispondo no seguito da un bel punto. Serve una capacità strategica che non ho, soccomberei». Eppure, nel suo ultimo film, Election Day, interpreta una deputata progressista in corsa per ricoprire l’incarico di Ministro della Pubblica Istruzione, prima di finire travolta da uno scandalo che riguarda il marito (interpretato da Giorgio Tirabassi). Basta un attimo e tutto cambia, nell’era social. «I personaggi di questo film si rivelano fragili come canne al vento. Succede in un’epoca in cui tutti sembrano aver bisogno di consenso. I social la fanno da padrone, mescolano la vita privata e quella pubblica, diventano la bussola di alcuni comportamenti».
Lei non sembra essere mai stata particolarmente bisognosa di consenso, vero?
«Sì, non direi. Ho sempre cercato di fare la mia strada seguendo quelli che sono i miei gusti e i miei pensieri. Il teatro resta il mio spazio di libertà. Quanto ai social, sono abbastanza distaccata: li curo in maniera discontinua e rimangono assolutamente laterali, anche perché visto che lì ogni persona può dire qualcosa potenzialmente anche di non carino, non sono preparata. C’è chi nel conflitto si alimenta, a me invece non piace».
Non farebbe mai la politica, ma se potesse far passare una legge d’imperio?
«Ci sono tante cose talmente gravi… assistiamo a tragedie inimmaginabili, difficile mettere una cosa prima di un’altra. Pensando alle donne, trovo assurdo che ancora siamo pagate meno degli uomini, non lo digerisco: stravolgendo il concetto è come se una donna che va al mercato pagasse due volte quello che paga un uomo per fare la spesa».
Molte sue colleghe attrici dicono che nel cinema in questo senso molto è cambiato…
«Le cose sono cambiate, certo, ma non è che allora non vediamo tutto quello che sta succedendo: come cultura siamo messi malissimo, c’è tanto da fare e quello che è cambiato non va vissuto come un regalo che ci è stato fatto».
In «Election Day» recita anche una sua cara amica, Maria Amelia Monti. Come è il vostro rapporto?
«La nostra è una amicizia veramente solida, che sta correndo lungo gli anni. È un rapporto di sorellanza bella: insieme ridiamo tanto ma ci siamo spesso anche date una mano. È una cosa preziosa per me che non sono una grande coltivatrice di rapporti. Tutto è iniziato ai tempi della Tv delle ragazze».
Manca alla tv di oggi la «Tv delle ragazze»?
«Sicuramente farebbe molto bene, è ancora attuale. Inoltre, riguardandola mi sono resa conto di quanto fosse ricca: ogni sketch aveva una sua scenografia, dei costumi, era un grande festa oltre che un esempio di tv illuminata».
Lei si è mai sentita inadeguata?
«Io sono da sempre nel club degli inadeguati. Non so quanto sia una questione culturale o personale, ma ci combatto ogni giorno. Ho sentito di recente una frase di Michela Murgia in cui spiegava che nonostante tutti gli attacchi sul suo corpo, le guardandosi allo specchio si trovava bella. Che cosa meravigliosa e rivoluzionaria: quando riusciamo a vedere noi stessi belli di colpo non siamo più ricattabili».
Lei si vede bella?
«Potrei dire rispetto al mio senso di accettazione i lavori sono in corso. Forse dovrei vivere 150 anni per arrivarci, ma continuo a combattere con l’autostima. È una battaglia importantissima da fare con le bambine, anche per questo servirebbe l’educazione affettiva… chi non la approva chissà cosa immagina che insegnerebbero…».
In questi giorni è sul set di «Bentornati al Sud». Come è ritrovare un gruppo che ha avuto tanto successo?
«C’è molto affetto, sul set ci sono le foto di Benvenuti al Sud e al Nord, ci vediamo come eravamo allora… Nel film sono sempre sposata con Claudio Bisio solo che ora è in pensione e non lo sopporto più tanto… siamo una coppia che dopo tanti anni deve passare molto più tempo insieme e quasi non si conosce più. Nel film è un uomo fragile, l’opposto del macho, per questo mi piace. Con Claudio siamo molto affiatati, apparteniamo più o meno allo stesso tessuto culturale, siamo cresciuti nella stessa Milano e questa cosa funziona».
Come ci si muove tra gli stereotipi Nord-Sud senza scivolare?
«Grazie a un’ottima sceneggiatura. I film precedenti sono stati dei successi perché tutti si sono potuti riconoscere e ridere nei propri luoghi comuni. Quei film hanno funzionato come un ponte importantissimo, uno squarcio tra Nord e Sud che si sono ritrovati a ridere insieme di loro stessi. È un esperimento più interessante di tante chiacchiere».
Anche lei ha lasciato Milano per la Toscana, molti anni fa.
«Ma ho sempre lasciato un piede a Milano, che diventa sempre più lungo. Milano rimane la mia città, ho mantenuto sempre gli stessi medici, per dire. Io la guardo con gli occhi dell’amore quando ci torno e noto che i trasporti funzionano bene, che le parti nuove della città sono belle, che c’è un’offerta culturale validissima. Forse non sono obiettiva, ma se Milano non perderà il senso di apertura e solidarietà che storicamente ha, rimane una città di grande valore».
10 luglio 2026
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