Tadej è arrivato a 15 successi su 22 giorni di competizione nel 2026. Inarrestabile. Già al Mondiale di Kigali si era presentato al via da campione in carica e la cavalcata dell’anno prima a Zurigo era stata leggendaria: 100 chilometri di fuga, 51,5 da solo. Tutti i numeri di un fenomeno


Ciro Scognamiglio

Giornalista

10 luglio – 12:05 – MILANO

Il collezionista di imprese ne ha combinata un’altra. Tadej Pogacar è arrivato a 15 successi su 22 giorni di competizione nel 2026, mentre era sui rulli ha fatto notare a Isaac Del Toro che la sua “trenata” per lanciarlo sul Tourmalet era stata addirittura troppo forte, e nel frattempo ha costretto tutti a rispolverare alcune delle sue perle più preziose, perché il gioco dei confronti stuzzica sempre. Se parliamo di fughe da lontano – tenendo conto, ovviamente, nell’importanza del palcoscenico – allora ecco il riferimento al Mondiale di Kigali (Ruanda) 2025, il secondo dei due consecutivi (finora) vinti dallo sloveno.

assoli—  

Pogi si era presentato al via da campione in carica e già la cavalcata dell’anno prima a Zurigo era stata leggendaria: 100 chilometri di fuga, 51,5 da solo. Per la prima volta del Mondiale in Africa, lo sloveno si era permesso di superare un altro limite: mandò in frantumi il gruppo ai meno 105, pedalò da solo per 66 e corse a prendersi l’oro ancora una volta. E che cosa dire delle Strade Bianche di Siena? L’invenzione ciclistica più bella degli anni 2000 è considerata da buona parte del gruppo come il sesto Monumento e non a caso, assieme al Giro delle Fiandre è la corsa preferita di Tadej, fin da quando al debutto nel 2019 da neopro’ chiuse trentesimo. Imprese d’altri tempi per una corsa d’altri tempi, o meglio che come nessuna riesce a coniugare tradizione e modernità: lo sloveno l’ha vinta quattro volte e in particolare nel 2024 mise in scena un assolo di 81 chilometri, dal tratto mitico di sterrato di Monte Sante Marie, talmente impressionante da far dire a un buon numero di suoi colleghi che “faceva un altro sport”. E attenzione, all’alba agonistica del 2024 non era ancora così dominante, veniva da due Tour de France persi di fila contro Jonas Vingegaard… Ma Pogi non ha per forza bisogno di staccare tutti per compiere un’impresa. Al punto che quando metterà un punto alla carriera, difficilmente la Milano-Sanremo conquistata nel 2026 uscirà dalla top-cinque dei trionfi. Perché la Classicissima stava diventando quasi una maledizione sportiva, zero successi su cinque assalti e la sensazione di un rebus difficilmente risolvibile. Quest’anno la storia è stata diversa al termine di una prova resa epica dalla caduta del fenomeno ai piedi della Cipressa, una situazione in cui un buon 90% dei colleghi avrebbe tirato dritto fino al bus. 

copione—  

Invece no: Pogi, che era venuto ad allenarsi così spesso in Liguria da imparare il percorso a memoria, ha ricavato dall’imprevisto una motivazione supplementare riportandosi in testa nel minor tempo possibile e attaccando a ripetizione. Stavolta però c’era Tom Pidcock a resistere, resistere, resistere, fino alla volata mozzafiato di Via Roma che si è decisa sul filo. Ma nulla ha potuto il folletto britannico, il tentativo di rimonta è rimasto un tentativo e quando Pogi si è reso conto – appena dopo la linea bianca – di aver vinto ha urlato fortissimo. Perché i collezionisti sanno alla perfezione ciò che ha più valore. Per sé, e per il mondo.