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Redazione Esteri

Il coinquilino di Tyler Robinson, il 23enne accusato di aver ucciso il fondatore di Turning Point Usa, aveva anche scambiato dei messaggi con il presunto killer: e quelle frasi, secondo i procuratori, valgono come una confessione. Ma la gestione della testimonianza è diventata un caso

Il giorno dopo la sparatoria, Tyler Robinson avrebbe camminato nervosamente avanti e indietro nel suo appartamento, racconta l’ex coinquilino. Secondo Lance Twiggs, il giovane si sarebbe messo a piangere confessando di «rimpiangere» ciò che aveva fatto, poi avrebbe continuato a fare piccole cose quotidiane per tenersi occupato e non pensare, racconta Cnn. In quella stessa conversazione, dice il testimone, Robinson avrebbe aggiunto che avrebbe parlato con i genitori e si sarebbe consegnato alla polizia, cosa che in effetti avviene più tardi, quando si presenta spontaneamente agli agenti.

In aula, i pm dello Utah stanno cercando di convincere il giudice che esistono elementi solidi per aprire un processo pieno. Mettono sul tavolo filmati di sorveglianza, esiti di analisi del Dna e perizie balistiche, componendo un mosaico probatorio contro Robinson, 23 anni, accusato di omicidio aggravato e altri sei reati per l’uccisione, lo scorso settembre, di Charlie Kirk, l’attivista di destra e fondatore di Turning Point Usa, colpito mentre parlava a circa 3.000 persone alla Utah Valley University. L’accusa ha già annunciato l’intenzione di chiedere la pena di morte.



















































Il coinquilino è una figura chiave nel dossier. I messaggi scambiati tra i due, sostengono i procuratori, varrebbero come una sorta di confessione a distanza: Robinson gli avrebbe lasciato un biglietto sotto la tastiera con la frase in cui rivendicava l’intenzione di «prendere di mira» Kirk, e poi, davanti alla domanda «non sei stato tu, vero?», avrebbe risposto via chat: «Sono io, mi dispiace». In altri messaggi avrebbe motivato il gesto dicendo di aver avuto «abbastanza del suo odio» e accennato a proiettili incisi e a un fucile avvolto in un asciugamano da recuperare.

La gestione di questa testimonianza è diventata un caso nel caso. Alla vigilia dell’udienza, avvocati dell’accusa, della difesa, dei media e della vedova, Erika Kirk, si sono scontrati sulla possibilità di proiettare integralmente in aula il video dell’interrogatorio del coinquilino e di diffonderlo alle redazioni. Il giudice Tony Graf ha imposto dei tagli: alcune parti non possono essere mostrate in pubblico e sono state oscurate nella versione riprodotta in tribunale, decisione contestata dalla famiglia Kirk che chiedeva trasparenza totale.

10 luglio 2026 ( modifica il 10 luglio 2026 | 11:26)