di Giuseppe Scuotri

L’allarme arriva dai dati dell’Unione Italiana Vini: in giacenza c’è l’equivalente della produzione nazionale di un anno, con una crescita del 7,3% rispetto allo scorso anno

Più di 53 milioni di ettolitri. È la quantità di vino e mosti attualmente in giacenza nelle cantine italiane, più di un intero raccolto annuale nazionale (nel 2025 la produzione è stata di circa 44 milioni di ettolitri), che fatica a trovare spazio sul mercato. È quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio dell’Unione italiana vini (Uiv), presentata nel corso dell’assemblea annuale: nonostante le ultime tre vendemmie abbiano fatto registrare volumi sottotono, a maggio scorso gli stock hanno segnato un +7,3% rispetto allo stesso mese del 2025.  Si tratta del livello più alto dal 2022, anno che però ereditava una produzione «extra-large» da quasi 50 milioni di ettolitri.

I dati Uiv evidenziano, in particolare, le difficoltà delle aziende italiane a collocare il prodotto, in un contesto che vede i consumi appiattirsi sia a livello nazionale (le vendite nella grande distribuzione sono calate del 2% tra gennaio e maggio 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025) sia internazionale (il consuntivo dell’export nel primo trimestre segna -4% a volume e -8,3% a valore). 



















































Una situazione, sottolinea la Uiv, che sta spingendo i produttori a optare per i declassamenti, ossia la riclassificazione dei vini in una categoria inferiore più facilmente collocabile sul mercato, ad esempio passando dalla Docg alla Doc, o dalla Doc alla Igt o al vino comune. Una strategia di contenimento danni che, come rovescio della medaglia, continua ad abbassare l’asticella del valore. Ne sono un termometro i prezzi dello sfuso, che nei primi cinque mesi dell’anno sono scesi del 6% per i vini Dop, del 7% per gli Igp e del 14,4% per i vini comuni, destinatari del 75% dei declassamenti e maglia nera con una media di 54 centesimi al litro.

«Nelle attuali condizioni di mercato anche una vendemmia da 44 milioni di ettolitri non è più sostenibile – ha detto il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi – è il momento di assumersi la responsabilità di scelte coraggiose anche se impopolari, perché l’immobilismo sta già costando al settore molto più di qualsiasi intervento di riequilibrio: l’iperproduzione sta impattando su valore e redditività lungo tutta la filiera. Meglio una decisione sbagliata che nessuna decisione».

10 luglio 2026 ( modifica il 10 luglio 2026 | 16:00)