L’infanzia scandita dagli allenamenti imposti dal padre ex portiere, gli anni ad Haifa e l’ascesa in Belgio: il ritratto del nuovo esterno nerazzurro

Michael Jordan diceva che “il talento ti fa vincere una partita, ma lavoro e intelligenza fanno vincere i campionati”. E ti permettono pure di conquistare la chiamata dell’Inter, aggiungiamo. Perché se Anan Khalaili è diventato nerazzurro, il merito non è solo di una tecnica di base fuori dal comune, ma va almeno equamente diviso con una disciplina ancora più singolare e… un padre “alla Agassi”. Non tanto padrone come Emanoul Aghassian, ma preziosissimo per l’esplosione del figlio maggiore (aspettando pure quella del più piccolo Iyad, esterno del Maccabi Haifa). Sveglia alle 6 del mattino tutti i giorni prima di andare a scuola, potenziamento muscolare, tecnica da affinare, 10 o 11 sessioni di allenamento alla settimana: i compiti che Majdi Khalaili affidava in passato al giovanissimo Anan non erano mica roba da poco, ma studiati nei minimi particolari. Perché dopo aver concluso la sua carriera da portiere professionista nelle categorie inferiori del calcio israeliano, Khalaili senior si è specializzato in un master in Scienze Motorie diventando preparatore atletico e istruttore di fitness. Ma l’obiettivo principale è rimasto sempre lo stesso: regalare al figlio il sogno di diventare protagonista nel calcio di primissimo livello. Missione compiuta.

le origini—  

Anan Khalaili è nato ad Haifa, città israeliana non distante dal confine con la Cisgiordania dove la maggioranza delle persone è di comunità ebraica ma in cui convive pure una buona minoranza arabo-musulmana, di cui fa parte proprio il nuovo esterno dell’Inter. La famiglia è originaria della città Sakhnin, cittadina sempre a prevalenza araba ad una quarantina di chilometri a nord del paese rispetto ad Haifa. Praticamente in mezzo al nulla, ma dentro un contesto multietnico dove culture diverse si mescolano in pace. Khalaili, prima di essere selezionato dal Maccabi Haifa, era partito da una realtà più piccola, su misura però per un ragazzino con grandi ambizioni: il Beitar. Nelle primissime partite giocava in porta proprio come il padre, ma l’allenatore dell’epoca poco impiegò per capire che stesse sprecando il suo talento, sia fisico che tecnico. Dritto davanti, attaccante.

Nel 2020 colleziona 24 partite e segna… 25 gol. Anche nelle giovanili della nazionale israeliana gioca in una posizione più avanzata rispetto ad oggi, tanto che al Mondiale Under 20 del 2023 condanna il Brasile all’eliminazione con gol nel sorprendente 3-2 finale. Israele chiuderà clamorosamente al 3° posto e Khalaili troverà il gol in tutte le partite decisive: agli ottavi contro l’Uzbekistan, nei quarti con i verdeoro e nella “finalina” per il bronzo contro la Corea del Sud. Col passare del tempo, grazie ad una impressionante facilità di corsa e a uno sprint da centometrista (supera i 33 km/h), Khalaili è stato arretrato con successo in corsia. Tanto da guadagnarsi la prima squadra del Maccabi e un attimo dopo una chiamata dall’Europa, dall’Union Saint-Gillose disposto a pagare 6,5 milioni, scelto come trampolino di lancio per il futuro. Altra decisione azzeccata. 

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quel filo con l’italia—  

A posteriori si può affermare che la Serie A fosse precisamente nel suo destino: un paio d’anni fa trovò il gol sia all’andata che al ritorno negli ottavi di Conference League contro la Fiorentina, qualche mese fa appena decise la sfida di Champions contro l’Atalanta e giocò pure contro l’Inter e contro l’Italia in Nazionale, trovandosi di fronte Dimarco. E chi l’avrebbe mai detto che poco dopo si sarebbero ritrovati compagni?