La Spagna ringrazia ancora Merino

(di Massimiliano Nerozzi, inviato a Los Angeles) La Spagna è la custode del cronometro (e del pallone), Mikel Merino il signore del tempo: entrato da un paio di minuti, con la Roja ormai rassegnata ai supplementari di una partita condotta ma non dominata, ha segnato il gol vincente, a due minuti dal gong, come già aveva fatto — lì, nel primo minuto di recupero — dell’ottavo con il Portogallo. C’è pure il brutto anatroccolo, come in tutte le storie da lacrime: Senne Lammers, 24 anni 4 giorni fa, promessa dello United e secondo portiere del Belgio, entrato a metà ripresa per l’infortunio di Courtois, fin lì uno dei migliori, uscito piangendo. Banalmente, e tragicamente, non ha trattenuto un non irresistibile tiro da fuori di Cubarsi, donando il tap-in a Merino.
Al solito, la Spagna ha masticato la sfida (68% di possesso alla fine) salvo poi decidere, sbirciato il varco giusto, quando accelerare. L’ecografia del primo gol: filtrante di Yamal, cutback di Pedro Porro, di quelli che fanno collassare la difesa, tiro di Dani Olmo e tap-in di Fabian Ruiz. Nell’occasione, non benissimo la respinta sullo stuoino di casa di Courtois, poi beffato da una deviazione di Castagne. Con il punteggio in scia all’inerzia, pare già finita alla mezzora e invece no, anche perché le Furie rosse, nei minuti che seguono, fanno un po’ troppo Harlem Globetrotters: colpo di tacco di Oyarzabal in area e due dribbling da saltimbanco di Lamine. Dall’altra parte, Rudy Garcia aveva preparato la catapulta per Doku, ispirato solo in qualche scorribanda iniziale, ma soprattutto aveva messo tutte le fiches, ancora una volta, sul fiuto e il senso della posizione di Charles De Ketelaere, uno con il QI di Nikola Jokic (nel basket): teneva in allarme i centrali spagnoli, smistava palloni e attaccava l’area, sul filo del filo del fuorigioco. Da qui, la giocata del pareggio, con zuccata alla Beppe Savoldi, insomma da vecchio centravanti.
Tutto da rifare per la Spagna, anche se in tribuna ci si divertiva, con quel mix che che sempre c’è a Los Angeles tra Hollywood e colonne sonore: Brad Pitt e la fidanzata Ines de Ramon, lui maglia Usa lei spagnola (i genitori sono originati di Madrid), Penelope Cruz e Noel Gallagher. Un evento, più che un gol, quello di CDK se a Unai Simon non capitava da 650 minuti. La miglior difesa del Mondiale arriva sempre dall’intuizione di Johan Cruyff: «C’è solo una palla e se ce l’abbiamo noi, gli altri non possono segnare». Da qui la trinità del calcio catalano (e spagnolo): tempo, spazio, passaggi. Solo che il Belgio non si limita a un baricentro basso, ma accenna il possesso. Rompendo l’altro postulato del nemico: riconquistare palla subito, cosa che, fino a ieri sera, la Spagna faceva con una media di 11,57 secondi, la più rapida del Mondiale. Ci crede insomma, tant’è che Garcia leva Trossard e mette Lukaku, arretrando CDK. Difatti, il Belgio ci prova e, con una ripartenza ci va solo vicino per un provvidenziale intercetto volante di Rodri. Dall’altra pare, somiglia più a un tiro al bersaglio: Dani Olmo (alto), Yamal (bravo Courtois) e Ferran Torres (alto). Andava all-in anche De la Fuente: dentro Nico Williams, rientrante da mille acciacchi. Solo che, sulla penultima parata, il numero uno belga si fa male, uscendo in lacrime. Ahi. Semifinale monstre con la Francia, martedì pomeriggio a Dallas (le 21 italiane), il 14 luglio, presa della Bastiglia: bisognerà vedere quale monarchia (del pallone) cadrà.