All’alba di oggi la Direzione investigativa antimafia ha dato esecuzione all’operazione “Whisper”, che ha portato a 23 misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti a due associazioni dedite al narcotraffico internazionale tra Albania, Calabria e Salento.
Ventuno indagati sono stati condotti in carcere, due agli arresti domiciliari, in seguito all’ordinanza emessa dalla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Valeria Fedele, su richiesta del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia leccese, Giovanna Cannalire.

I nomi

La misura degli arresti in carcere è stata disposta per Angelo Zanzarelli, 52 anni, di Oria; Myrteza Balliu, 33 anni, residente a Scanzano Ionico (in provincia di Matera); Francesca Marta Calogiuri, 34 anni, di Monteroni; Francesca Caputi, 70 anni, di Oria; Adi Coba, 35 anni, albanese; Giuseppe Ambrogio Condina, 35 anni di Serra San Bruno (in provincia di Vibo Valentia); Davide Corlianò, 45 anni, di Lecce; Gabriele Carmine Cuna, 25 anni, di Sternatia; Gianfranco De Livrano, 61 anni, di Manduria; Giovanni Dollorenzo, 51 anni, di Lecce; Antonio Alessio Fanti, 36 anni, di Oria; Agron Ganaj conosciuto con il nome di Marco, 44 anni, residente a Mola di Bari; Valentina Giodice, 31 anni, di Oria; Alessandro Greco, 43 anni, di Cavallino; Luisa Mazzuti, 31 anni, di Oria; Klajdi Musaku, 31 anni, residente a Policoro (in provincia di Matera); Francesco Patisso, 48 anni, di Oria; Raffaele Pezzuto, 42 anni, di San Cesario; Alessandro Serino, 55 anni, di Lecce; Emiliana Sinistro, 46 anni, di Cavallino; e Sara Tafuro, 43 anni, di Racale. Domiciliari per Silvia Caputi, 63 anni, di Torre Santa Susanna; e Anastasia Serino, 24 anni, di Lecce. 

Il blitz in sei province

Il provvedimento è stato eseguito nelle province di Lecce, Brindisi, Bari, Roma, Vibo Valentia e Matera, dove la Dia ha colpito presunti gruppi attivi nel traffico di cocaina, eroina, marijuana e hashish.
Secondo l’accusa, le organizzazioni avrebbero potuto contare su canali di approvvigionamento albanesi per diverse tipologie di stupefacente e su fornitori calabresi per la cocaina, con una rete di corrieri anche su autobus di linea lungo la tratta Italia‑Albania.

Dall’operazione “URA” al “sussurro”

L’inchiesta “Whisper” nasce dallo sviluppo delle risultanze di un precedente filone investigativo, denominato “URA”, che aveva già documentato un vasto traffico di droga tra Durazzo e la Puglia.
Il nome scelto per la nuova operazione richiama la modalità di comunicazione attribuita agli indagati, che avrebbero parlato quasi sottovoce e con estrema cautela per ridurre il rischio di intercettazioni.

Il “cartello” di Oria

Nel Brindisino, in particolare a Oria, gli investigatori contestano l’esistenza di una stabile organizzazione dedicata all’importazione dall’Albania di cocaina ed eroina, ritenuta promossa da un residente del posto con il supporto di madre, compagna e altri familiari.
La droga sarebbe stata stoccata in un’officina e poi trasferita in due case di campagna trasformate in laboratori, dove il principale indagato avrebbe proceduto al taglio prima della rivendita a numerosi acquirenti delle province salentine, con prezzi al chilo tra i 6 e gli 8,5 mila euro.

Denaro, registri e occultamenti

Gli investigatori evidenziano una gestione strutturata dei proventi, parte dei quali sarebbe stata reinvestita in nuove partite di eroina custodite da una zia materna incensurata.
Un manoscritto fotografato e rinvenuto in un cellulare sequestrato viene indicato come “registro a partita doppia”, con annotazioni di decine di chili di eroina e cocaina per un volume d’affari di centinaia di migliaia di euro in pochi mesi, a fronte di pagamenti già effettuati per oltre duecentomila euro.

Sequestri di droga e armi

Nel corso dell’attività, la Dia ha quantificato sequestri complessivi di circa 58 chilogrammi di stupefacente, tra cocaina, eroina e marijuana, oltre a due pistole complete di munizionamento e alla scoperta di due laboratori per il taglio e il confezionamento.
Tra gli episodi citati figurano sequestri di eroina e denaro su arterie autostradali, in un casello e in un’officina di Oria, con il rinvenimento di una pistola Beretta rubata, di codeina, marijuana, cocaina e attrezzature come impastatrice, pressa idraulica e forno.

Telecamere sulla caserma e latitanza

La Dia segnala anche il tentativo, attribuito a uno degli indagati, di installare telecamere con connessione dati per sorvegliare la caserma dei Carabinieri di Oria e gli accessi alla città, ritenuto indice di una particolare attenzione a eventuali investigazioni.
Nel dicembre 2023, nella stessa località, è stato arrestato in casa un presunto esponente di rilievo della criminalità brindisina, latitante e già colpito da diversi ordini di cattura, compreso un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità francesi.

Il gruppo leccese e i legami calabresi

Sul fronte leccese, l’inchiesta descrive un sodalizio guidato da un pregiudicato della zona nord di Lecce che, sebbene detenuto, avrebbe continuato a impartire direttive tramite la moglie e alcuni emissari.
La coppia residente in una marina leccese sarebbe stata incaricata dei rapporti con fornitori albanesi stanziati nel Materano per l’eroina, mentre un altro pregiudicato leccese avrebbe curato l’approvvigionamento di cocaina da ambienti calabresi di Reggio e Vibo Valentia.

Ruoli, ordini e “grossisti”

Secondo gli inquirenti, le intercettazioni telefoniche e ambientali avrebbero consentito di delineare organigramma e ruoli del gruppo, compresa la fase di riorganizzazione interna dopo l’imminente esecuzione di una sentenza definitiva a carico del presunto capo.
Il vertice avrebbe impartito indicazioni per puntare su acquirenti “grossisti”, in grado di smaltire quantità rilevanti di droga, evitando i piccoli spacciatori e garantendo flussi economici adeguati all’acquisto e alla custodia delle partite.

Sequestri nel Leccese e presunzione di innocenza

Per il filone leccese sono elencati sequestri di importanti quantitativi di eroina, cocaina e marijuana, con arresti in flagranza di corrieri e affiliati, nonché il rinvenimento a Lecce di una pistola Beretta calibro 7.65 con matricola abrasa, munita di serbatoio e cartucce.