“Per fortuna che Elio (Giuliani) c’è”. Un obbligo dirlo. Perché per organizzare una mostra di dipinti su una Pesaro che non c’è più, l’amministrazione comunale è dovuta ricorrere alla sua bella collezione di dipinti. Un lavoro di passione e di amore per l’arte che va avanti da 42 anni. “Per fortuna che Elio c’è”, va ribadito, perché tutta la raccolta dei pittori del Novecento della Fondazione Cassa di Risparmio è finita al palazzo Ducale di Urbino. Comunque sia ieri ai Musei Civici è stata presentata una selezione di circa cento dipinti della collezione di Elio Giuliani che da oggi fino all’11 ottobre, giorno di chiusura, sarà visitabile tutti i giorni. Alla presentazione di questa mostra – l’anno scorso una esposizione dei dipinti di proprietà di Giuliani è stata ospitata a palazzo Bracci Pagani dalla Fondazione Carifano a Fano –, oltre al giornalista-collezionista anche il curatore Roberto Bua, della presidente della commissione Cultura dell’amministrazione Anna Maria Mattioli, del presidente della fondazione Pescheria Claudio Olmeda che ha promosso l’appuntamento. Naturalmente alla presentazione era presente anche il sindaco Andrea Biancani che ha avuto parole di apprezzamento per Giuliani e per la sua cultura e per il suo amore del territorio.

La mostra che è intitolata Dialoghi con il Novecento si snoda in quattro sale al primo piano dei musei Civici di palazzo Toschi Mosca. Un grande amarcord di una città che nei decenni ha cambiato i suoi profili: dalle marine, ai viali della zona mare, a baia Flaminia, fino ai gozzi che navigano sul Foglia. Cartoline grandi firme perché si va da Caffé a Gallucci, da Bonetti a Baratti, da Bucci a Wildi, da Carnevali a Vangi dimenticandone tanti altri che hanno segnato il Novecento pittorico pesarese perché l’elenco è molto lungo. Particolari, tra i tanti esposti due “pezzi“ firmati dal fanese Emilio Antonioni, una delle espressioni più alte dell’arte fanese, che ritraggono i compagni di sofferenza nel periodo in cui Antonioni fu ricoverato all’ospedale psichiatrico San Benedetto, lungo corso XI Settembre. Una presentazione che avviene mentre nell’androne un gruppo di turisti si ferma ad ammirare la grande Medusa del Mengaroni, perché in questa esposizione c’è anche un altro filo conduttore e cioè quello che lega la pittura alla ceramica, il tutto mentre all’esterno la grande opera in marmo di Giuliano Vangi è circondata da camioncini e muratori che stanno lavorando proprio nell’allestire le sale che ospiteranno le sue sculture.

Un contributo nell’allestimento arriva anche dal pubblico e cioè dalla collezione del Novecento dei Musei Civici come la serra degli Orti Giuli di Bazzali, una marina di Cancelli e una natura morta di Pavisa. Giuliani ci tiene a dire soprattutto una cosa, lui era partito giovanissimo con i dipinti dj Naponelli, “che questa mostra la dedico a Gastone Bertozzini” un altro grande collezionista, ex presidente di Confindustria morto qualche settimana fa.

E questa mostra basata sulla collezione Giuliani si chiude con una grande opera: il primo amore del collezionista e cioè La Giostra di Naponelli l’artista di via Cecchi che con i suoi colori intensi catturò l’attenzione di tantissimi collezionisti non solo pesaresi.

m. g.