In vista della finalissima, una risorsa in più per il numero 1 al mondo. E al momento è l’unico familiare volato a Londra
11 luglio – 07:25 – LONDRA
Cerchi Laila e trovi Mark. La risorsa in più del numero 1 al mondo, il suo integratore dell’anima è arrivato per accompagnare il fratellino nella sfida finale. L’ultima rifinitura a una preparazione minuziosa è una chiacchiera prima di andare a dormire, un abbraccio diverso, un sapore di famiglia. In attesa di sapere se per la finale ci sarà anche il resto della truppa, con mamma Siglinde e papà Hanspeter che hanno risposto con un “No secco” (cit.) all’invito nel Royal Box per la partita inaugurale, Sinner si rilassa con il suo migliore amico. Così lo ha definito più di una volta, sia quando era più piccolo sia adesso, da campione. La presenza di Mark pesa più di quanto possa sembrare.
istruttore—
Nato in Russia nel 1998 e adottato dalla famiglia Sinner quando aveva appena nove mesi, il fratello maggiore come il resto della famiglia sta alla larga da occasioni mondane. Lavora come istruttore dei Vigili del Fuoco in Alto Adige, rifugge qualsiasi riflettore ed è famoso, semmai, per la passione per la Formula 1. Jannik scherza spesso sul fatto che una volta preferì andare al Gran Premio di Imola piuttosto che assistere a una sua partita. È il loro modo di prendersi in giro, di scherzare su una passione in comune. Ma il motivo per cui Jannik ama tanto avere il fratello maggiore attorno, soprattutto nei momenti decisivi, quando la pressione è alta e può mandarti in tilt, è che Mark quando si siede a tavola o nelle lunghe telefonate in cui il campione ama confidarsi, non vede il numero uno del mondo, ma semplicemente il fratellino. Mark era il conforto quando Jannik era lontano, andato via di casa per diventare un campione di tennis. La voce amica quando la mamma o il papà erano troppo impegnati per stare al telefono e confortare i momenti di malinconia del ragazzino trapiantato a 700 km di distanza. Ed è proprio questo che ora serve a Sinner, nella prima finale di una stagione che lo ha visto abbattere record e vincere cinque Masters 1000 consecutivi, ma che nei Major non aveva ancora portato la gloria cercata e inseguita con il duro lavoro di cui parla sempre.
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famiglia—
Negli ultimi mesi, Jannik aveva raccontato più volte di quanto sentisse la mancanza della famiglia, dopo avere lasciato casa a 13 anni per inseguire il tennis. Aveva perfino confessato di voler recuperare il tempo perduto con i genitori, con Mark e con gli amici, perché la carriera gli ha inevitabilmente portato via una parte della vita. Con loro il tennis sparisce dalle conversazioni, si torna alla quotidianità. È un rifugio mentale che, alla vigilia della partita più importante del torneo, vale non meno della seduta di allenamento all’ora di pranzo con Vagnozzi e Cahill, a loro volta diventati un pezzo di casa, un luogo sicuro. Dopo quanto accaduto a Parigi, con il crollo fisico che oltre ad aver spazzato via il sogno del Grande Slam di carriera ha spaventato tutti per il timore che dietro quella débacle si nascondesse qualche problema di salute serio, ora la prima finale Slam del 2026 merita tutta l’attenzione possibile. Il braccio va, il servizio è una bomba, la tattica contro Djokovic è stata impeccabile. Ora la vera rifinitura è sentirsi ancora di più a casa. Mens sana in corpore sano, nutrirsi di emozioni per lo sprint finale. E vincente.
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