Dopo la trasferta capitolina in occasione dell’inaugurazione di Nobu in via Veneto (hotel e ristorante di cui è patron), l’attore Premio Oscar torna in città ospite della rassegna Cinema in Piazza, in dialogo con Monda e Carocci
Robert De Niro torna a Roma. E stavolta non per parlare di Nobu (l’hotel ristorante di cui è patron, in via Veneto), niente cerimonie istituzionali — la Lupa Capitolina l’ha ritirata lo scorso novembre — ma solo cinema. Lunedì 13 luglio sarà ospite della rassegna Cinema in Piazza per presentare la proiezione di Novecento di Bernardo Bertolucci, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’uscita del film, nell’arena di piazza San Cosimato. Una serata in cui il Premio Oscar italoamericano dialogherà con Antonio Monda e Valerio Carocci, presidente del Piccolo America che organizza l’evento.
Il capolavoro del 1976
Per l’attore italoamericano e il regista emiliano il capolavoro del 1976 non fu una semplice collaborazione professionale, ma l’inizio di una profonda amicizia. E per De Niro anche di una metamorfosi identitaria sullo schermo. Bertolucci lo volle che era fresco del trionfo de «Il Padrino – Parte II», per affidargli il ruolo del possidente Alfredo Berlinghieri, segnandone per sempre la carriera e il suo rapporto con l’Italia (i nonni erano molisani). Lo scelse — attore metodico e struggente — per contrapporlo al volto spigoloso e ai modi più rudi di Gérard Depardieu (nei panni di Olmo, figlio di contadini della Pianura Padana). E la sua recitazione cerebrale sfidò l’istinto puro del collega francese.
Quando De Niro imparò il dialetto emiliano
De Niro volle immergersi completamente nella realtà della campagna di Parma: visse per settimane nelle cascine emiliane, imparò a comprendere il dialetto e i ritmi locali. Mesi che poi ha sempre ricordato come una scuola di libertà artistica assoluta, a contatto con la vastità politica e poetica del cinema d’autore europeo. Il pubblico romano ora aspetta di sentire i suoi racconti e il suo sguardo sul cinema.
10 luglio 2026
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