di
Federico Fubini

Dissidente e leader dell’opposizione in esilio: «Putin tenterà di mobilitare la società in risposta alla crisi della benzina»

Prima di essere un dissidente chiuso per un decennio nelle colonie penali russe e un leader dell’opposizione in esilio, Mikhail Khodorkovsky è stato un imprenditore del petrolio. Erano sue alcune raffinerie colpite dall’Ucraina.

La Russia ha perso circa un quarto della sua capacità di produrre carburanti. Quanto è serio?
«Le autorità russe potrebbero affidarsi a soluzioni di mercato ma sono riluttanti, perché porterebbero a un aumento dei prezzi di diesel e benzina in varie aree. L’indice di gradimento di Vladimir Putin ne soffrirebbe».



















































Esiste un altro modo per risolvere la crisi?
«Il governo potrebbe coordinare produttori petroliferi, gestori di oleodotti e aziende di logistica. Dovrebbe assumersi la responsabilità di redistribuire i flussi di export e forniture interne, impiegare le riserve strategiche di carburante e, se serve, allentare temporaneamente gli standard di qualità del carburante. Fattibile, ma richiede molta competenza amministrativa e capacità manageriale».

Il governo russo le ha?
«Non ha né la volontà politica di perseguire l’approccio di mercato né la capacità amministrativa di attuare l’alternativa. Dunque la Russia continua nella sua grave carenza di carburante. In definitiva, è più una crisi del sistema di governo che della benzina».

L’Ucraina può innescare un collasso sistemico del carburante, che colpisca duramente l’agricoltura e la logistica in Russia?
«Se ricevesse i Tomahawk o estendesse la pressione alle raffinerie siberiane e ai nodi logistici essenziali, la Russia potrebbe affrontare una fine estate e un inizio autunno molto difficili. Ma malgrado l’incompetenza del Cremlino, è probabile che ci si adatti all’attuale livello di pressione questo mese e il prossimo».

Come si riflette questo quadro sulla posizione di Putin e sugli atteggiamenti dell’opinione pubblica russa verso Kiev?
«La carenza di carburante e i blocchi di Internet sono i due modi principali attraverso cui la società russa vive la guerra. Se la carenza persiste, Putin dovrà adottare qualche azione politica all’ interno. Il voto in autunno si avvicina. Non perché sia un’elezione reale, ma rimane comunque un evento politico».

Cosa comporta?
«L’apparato di propaganda sonda già il terreno per un cambiamento nel modo in cui presentare la guerra. Finora è stata un’‘operazione militare speciale’. Ma il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha detto di recente che il coinvolgimento europeo la trasforma in una vera guerra. Potrebbe essere il primo passo verso la sua ridefinizione come ‘guerra di popolo’, nel tentativo di mobilitare la società attorno alla difesa della madrepatria contro un nemico presentato come molto più grande della sola Ucraina».

La società accetterà l’idea di una «guerra di popolo»?
«Vedremo, io non credo. Creerebbe anche dei rischi per il regime. Oggi le forze che rappresentano i partecipanti all’‘operazione militare speciale’ hanno un’influenza limitata. Se la coscienza pubblica passa a considerare questa come una ‘guerra’, probabile che l’equilibrio cambi».

L’Fsb, il servizio segreto, sta acquisendo sempre più influenza su Putin e sulla gestione del Paese?
«L’Fsb è sempre stato il principale strumento politico di Putin. Fino a poco tempo fa però la sua influenza era riequilibrata in parte da centri di potere civili. L’amministrazione presidenziale era responsabile della politica interna, della propaganda e di internet, mentre il governo e la banca centrale supervisionavano l’economia».

E ora?
«Dall’inizio della guerra i poteri dell’Fsb si sono notevolmente allargati. Ha definitivamente prevalso sulle istituzioni civili. Repressione, restrizioni e controllo di polizia sono i principali strumenti di governo. E l’Fsb ora è responsabile non solo della sicurezza interna, ma anche della politica interna, di Internet e di una parte sostanziale dell’economia. Il ventaglio di questioni su cui i generali dell’Fsb non chiedono più l’approvazione personale di Putin prima di prendere le misure più radicali si è notevolmente ampliato. Oggi la tradizionale competizione fra fazioni rivali del Cremlino avviene sempre di più tra diversi dipartimenti dell’Fsb».

Quanto può continuare?
«Si tratta di un sistema intrinsecamente instabile, in cui Putin sta diventando ostaggio del suo stesso principale servizio di sicurezza. Credo lo capisca. Iosif Stalin si trovò in una posizione simile. Gestì quella situazione di dipendenza attraverso purghe periodiche all’interno del proprio apparato di sicurezza. Resta da vedere se Putin farà lo stesso».

Lui sembra pensare di poter raggiungere i suoi obiettivi militari entro l’anno, sperando in una svolta degli elettorati in Europa verso l’estrema destra filorussa.
«Putin conta su uno spostamento degli elettori europei e sul fatto che i partiti di destra si schierino per la fine degli aiuti all’Ucraina. È anche pronto a usare non solo la corruzione, ma anche la propaganda e misure coercitive nella sua strategia di guerra ibrida, per raggiungere questi obiettivi. Non è solo qualcosa di cui al Cremlino si parli: passi concreti sono già stati mossi».

11 luglio 2026