di
Leonard Berberi

Dall’11A di Air India all’11F di Ryanair, dopo ogni incidente si riapre il dibattito sui posti più sicuri o che garantiscono tassi più alti di sopravvivenza

L’importanza di essere seduti nella fila 11 di un aereo. Meglio se ai suoi estremi. Mentre si discute molto sulla dinamica dell’incidente che ha visto coinvolto un Boeing 737 di Ryanair — con il finestrino distrutto e un passeggero quasi risucchiato all’esterno —, c’è chi ha fatto notare una coincidenza che non fa certo statistica, ma basta ad alimentare la superstizione. 

I casi

Il malcapitato sul volo della low cost era seduto al posto 11F e, nonostante tutto, si è salvato (al contrario della viaggiatrice sull’aereo Southwest del 2018). L’unico superstite della tragedia del volo Air India del giugno 2025 era seduto al posto 11A. Un esito che ha spinto migliaia di persone — nelle settimane successive — a pagare un extra pur di sedersi in quel posto o in uno dei sedili della stessa fila. 



















































Il tipo di velivolo

C’è, in questa vicenda, un altro particolare. Il posto 11A dei Boeing 737 di Ryanair — quindi all’altro estremo della fila — non ha il finestrino (per una questione di allineamenti) e quindi il passeggero si ritrova con il pannello. E chissà che questo non dia un’ulteriore spinta a chi preferisce ridurre l’esposizione all’ambiente esterno. Sui Boeing 737 Max della low cost invece sono i sedili 14A e 14F a non avere gli oblò. 

Cosa dicono le statistiche

Ma è davvero l’11A è il più sicuro? Secondo un’indagine del Corriere — studiando 50 incidenti con morti e feriti dal 1969 al 2013 — c’è una porzione di cabina che mostrerebbe tassi di sopravvivenza superiori rispetto ad altre parti: si trova a metà tra le ali e la coda, tra i due corridoi (in un aereo per i voli intercontinentali) o affaccia su un corridoio (in un jet per i viaggi brevi e medi). Chi è seduto in questa zona ha il 74% di probabilità di uscire indenne. 

La dinamica è cruciale

In ogni caso va ricordato che l’esito finale di un incidente dipende da diversi fattori (oltre a un bel po’ di fortuna). Un velivolo che si inabissa nell’oceano ad altissima velocità non offre praticamente chance di salvarsi. Nel libro diventato celebre «Il club dei sopravvissuti — Un viaggio alla scoperta della faccia nascosta della vita (e della morte)» l’autore Ben Sherwood ricorda che l’80% dei disastri aerei si verifica nei tre minuti successivi al decollo o negli otto minuti che precedono l’atterraggio.

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11 luglio 2026 ( modifica il 11 luglio 2026 | 08:46)