La giovane Italia ha una missione, ma, soprattutto, c’è: azzurri, anzi azzurrini alla ricerca di una felicità, in parte, già toccata. Così accade che dietro a Pio Esposito e ai suoi muscoli, l’operazione Mondiale 2030 non può non passare da ciò che è in campo e che, nell’immediato, è destinato a finire sotto i riflettori. Per diventare grandi occorre rimanere in piedi davanti ai trabocchetti o alle trappole dell’età e, una volta usciti più consapevoli, alzare la testa e allargare gli orizzonti: fare un passo indietro è, spesso, cosa giusta e necessaria per farne tre avanti subito dopo. Pio, i muscoli, li ha fatti vedere, adesso tocca a chi è in rampa di lancio per segnare un nuovo confine. Liberali che sceglie il lago dorato di Como e non il ritorno alla casa madre rossonera va considerato un caso scuola: Mattia sa che alla corte di Fabregas troverà quella leggerezza e quella voglia di uscire dagli schemi che altrove non troverebbe. Allo stesso tempo, Cacciamani ha attraversato le difficoltà di un campionato cadetto che, ora, gli ha regalato gli strumenti per sentirsi pronto all’appello più suggestivo. Diallo lavorerà con i compagni più grandi e lo farà sapendo di poter sbagliare senza essere processato: a Parma va così. Cocchi si metterà alle spalle la “sua” Inter Under 23 per accettare la sfida (Palermo?) in una dimensione solo, apparentemente, distante: tornare alla base con un passo migliore è l’obiettivo. Faticanti ha accettato con convinzione Avellino, luogo dove poter completare un processo di crescita a tappe, ma senza sosta. E Koleosho arricchirà probabilmente la sua dose di conoscenze in un altro, l’ennesimo, campionato. Sei ragazzi in cerca d’autore e che rappresentano la punta di un iceberg da esplorare: un gradino più in su ci sono i vari Ekhator, Ahanor, Ndour, Pisilli e compagnia, un gradino più in giù ecco Okon, Varali, Corigliano e compagni. La giovane Italia si è messa in moto e non da ora: bisogna guardarci dentro. Guai a sprecare questi quattro anni.