Tcl si è ritagliata uno spazio di peso nel mercato dei televisori: l’ultimo report Counterpoint dice che nel primo trimestre 2026 il marchio cinese è al secondo posto globale, dietro Samsung, con il 13% dei tv consegnati. Lo scorso anno il modello C7K ha offerto ottime prestazioni a un prezzo abbordabile. Ora l’azienda cinese ci riprova con il successore: si chiama C7L ed è il modello di accesso, il più economico, della nuova ondata di televisori Sqd-Mini Led (una tecnologia su cui torniamo tra poco). 

Com’è costruito e quanto costa

Tirato fuori dalla scatola, il C7L mostra subito la sua natura pragmatica. Le cornici attorno allo schermo sono sottili. Il piedistallo centrale è solido. Se lo si tocca, però, si intuisce dove l’azienda ha limato i costi: i materiali sono plastici e lo spessore del telaio è abbondante se paragonato a un pannello Oled. Compromessi che non impattano sull’utilizzo concreto, ma necessari per tenere a bada i prezzi. Il modello da 65 pollici che abbiamo in prova si trova sul mercato sotto i mille euro (1.099 di listino ridotti mentre scriviamo da 100 euro di cashback). Un prezzo non bassissimo di per sé (gli italiani hanno lo scontrino medio più basso d’Europa parlando di televisori, per molti una spesa di 350-400 è già una soglia difficile da valicare), ma decisamente interessante per la tecnologia che offre. 
Anche il telecomando incluso è funzionale, ma senza concessioni particolari all’estetica: è il classico parallelepipedo in plastica nera, leggero e pieno di tasti, inclusi quelli per le scorciatoie ai principali servizi di streaming. Manca la retroilluminazione ma c’è il microfono per i comandi vocali.

Tcl C7L, recensione: la nuova ondata dei tv Sqd-Mini Led. È un compromesso ideale per il salotto?

Cos’è la tecnologia Sqd-Mini Led

Tcl ha introdotto da poco la sua tecnologia battezzata Sqd-Mini Led (Super quantum dot mini led): ne abbiamo scritto un approfondimento al momento del lancio in Europa, lo scorso aprile. In sintesi, a cosa serve? I microscopici diodi che illuminano lo schermo da dietro sono tantissimi e vengono gestiti a zone indipendenti. Il modello da 65 pollici conta ad esempio ben 1152 zone di oscuramento locale (local dimming), che possono essere accese o spente alla bisogna, cercando di riprodurre l’immagine in maniera fedele. A questo si aggiunge uno strato di quantum dots («punti quantici») per esaltare la resa cromatica. Il picco di luminosità dichiarato tocca i 3000 nits: una luce abbacinante in una stanza buia. Sono numeri che, fino a dodici mesi fa, appartenevano a listini ben più salati. 
Il nuovo pannello Hva (una variante molto performante degli schermi Lcd) è accoppiato a una pellicola antiriflesso che fa un discreto lavoro,  pur non arrivando ai risultati superbi degli Oled “opachi” di Samsung. 

La qualità visiva: come si vede sul serio?

L’obiettivo di tutta questa ricerca tecnologica e di novità produttive è sconfiggere l’effetto alone o blooming (quel fastidioso bagliore chiaro intorno agli oggetti luminosi su sfondo scuro, tipico degli Lcd) e rivaleggiare con gli Oled. Ci riesce? Quasi. L’elaborazione software del pannello fa un lavoro notevole. Il nero non è nerissimo come sugli Oled, ma è molto profondo. I colori sono ricchi, intensi, a tratti esplosivi. Attenzione però alle impostazioni di fabbrica: appena acceso, il C7L tende a sparare tinte sature, da bruciare le retine. È fondamentale selezionare modalità video neutre come la Filmmaker per riportare gli incarnati e i cieli a una resa naturale. 
Sui contrasti estremi il televisore si difende bene, mostra un po’ il fianco soltanto nelle scene più difficili. Se guardate un film con le bande nere sopra e sotto (il formato 2.35:1) o i titoli di coda bianchi su sfondo nerissimo, noterete un leggero alone luminoso attorno ai bordi. È un limite fisico della tecnologia Mini Led, non un difetto di questo specifico modello. Se siete puristi assoluti dell’immagine al buio, l’Oled resta superiore. Ma in un salotto normale, la dinamica e la brillantezza di questo Tcl sono molto, molto convincenti.

Il software: Google Tv alla guida

Sul fronte software, il sistema operativo è Google Tv, spinto da un processore MediaTek Pentonic 700. L’interfaccia è quella che conosciamo: ricca, anche troppo, capace di aggregare contenuti da decine di app diverse, a volte in maniera confusa e non richiesta né gradita dall’utente. Ma così è Google Tv, prendere o lasciare. 
Il televisore supporta tutti i formati Hdr (High dynamic range) senza fare selezione all’ingresso: Dolby Vision, Hdr10+, Hdr10 e Hlg ci sono tutti. La navigazione tra i menu è fluida, anche se si nota qualche minuscola incertezza passando in fretta da un’app pesante a un’altra. Niente di drammatico, ma i processori montati sui top di gamma della concorrenza garantiscono uno scatto in più. 

Videogiochi e consumi

I videogiocatori sono accontentati su tutta la linea. Lo schermo ha una frequenza di aggiornamento nativa a 144 Hz con Vrr (Variable refresh rate, la tecnologia che sincronizza i fotogrammi della console con il televisore per evitare fastidiosi microscatti o strappi dell’immagine). Un’apposita funzione permette persino di spingere l’aggiornamento a 288 Hz, rinunciando alla risoluzione 4K per scendere al Full Hd: una sciccheria per chi gioca titoli competitivi su pc. 
Tutta questa potenza luminosa incide per forza di cose sulla bolletta. Leggendo l’etichetta energetica europea emerge un consumo di 85 Watt in modalità standard (classe E). Un valore che schizza alla bellezza di 300 Watt quando si attivano i contenuti in Hdr, facendo precipitare il televisore nella classe G. Tanta luce richiede tanta corrente, la fisica non fa sconti.

L’audio

Il comparto sonoro porta la firma di Bang & Olufsen e supporta il Dolby Atmos. Le voci nei dialoghi sono limpide e c’è una buona spazialità. Manca però la spinta sui bassi: per un’esperienza cinematografica vera serve affiancare una soundbar.

Conclusioni

Tirando le somme, il C7L è un acquisto indovinato. I vantaggi sono evidenti e si concentrano sul rapporto tra qualità d’immagine e prezzo. La luminosità estrema regala un Hdr di grande impatto, la gestione dei colori è ricca e la dotazione tecnica per i videogiochi è impeccabile. I difetti, che abbiamo elencato, vanno pesati e rapportati al prezzo, che resta contenuto per un 65 pollici vicino alla fascia alta per resa. Alla fine scegliere questo Tcl significa rinunciare soltanto all’estetica premium per mettersi in salotto un pannello di grande sostanza.

Le alternative

Intorno a quota mille euro, la competizione nei tv da 65 pollici è tanta e le opzioni abbondano. In prima linea c’è Hisense. L’azienda cinese, che compete con Tcl e Samsung nel podio mondiale delle vendite, ha sfornato la risposta diretta all’Sqd-Mini Led di Tcl: si chiama Rgb Mini Led. Il modello più interessante, benché costi 300-400 euro più del Tcl di qusta prova, è il 65 pollici UR9S. Uno Smart TV 4K capace di spingere la frequenza di aggiornamento del pannello a ben 170 Hz. 

Se invece volete cambiare parrocchia e puntare al nero perfetto, la via maestra porta in Corea del Sud e all’Oled di Lg. Il modello 2026, il B6, è ancora decisamente costoso ma l’ottimo B5 uscito lo scorso anno si porta a casa con poco più di 1000 euro. Si rinuncia alla potenza luminosa dei Mini Led, ma si porta a casa un contrasto infinito. 

Samsung risponde con i Neo Qled (la loro interpretazione del Mini Led): interfaccia molto matura, intelligenza artificiale Vision AI e solida qualità visiva, come nel modello della nuova gamma 65″ Neo QLED QN1EH 4K Vision AI Smart TV

Il dispositivo recensito è stato fornito come esemplare di test dal produttore, che non ha avuto accesso anticipato all’articolo e non ha esercitato alcun controllo editoriale. Tutte le considerazioni e valutazioni sono frutto esclusivo dell’esperienza diretta e del giudizio indipendente dell’autore.

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9 luglio 2026 ( modifica il 10 luglio 2026 | 17:19)