di
Laura Magna

Dalle camere prenotate a ore alle piscine accessibili anche a chi non pernotta, passando per ristoranti, rooftop e sale riunioni. Gli alberghi vanno incontro ai desideri dei residenti

L’hotel? Inevitabile pensarlo come un luogo destinato a chi arrivava da fuori città. Una struttura costruita attorno al pernottamento, con tutti gli altri servizi – ristorante, spa, piscina, sale meeting – considerati accessori rispetto alla camera. Oggi però quel modello sta cambiando.
La trasformazione riguarda sia la domanda sia l’offerta. Da un lato cresce il numero di persone che cercano spazi temporanei per lavorare, rilassarsi o trascorrere qualche ora fuori dalla routine quotidiana senza lasciare la propria città. Dall’altro, gli alberghi cercano nuove modalità per valorizzare strutture e servizi spesso sottoutilizzati durante gran parte della giornata.
È in questo contesto che si inserisce la nascita di piattaforme dedicate alla prenotazione di servizi alberghieri senza pernottamento, un segmento che negli ultimi anni ha iniziato a ritagliarsi uno spazio crescente all’interno dell’industria dell’ospitalità.
DayBreakHotels, società italiana fondata nel 2013 da Simon Botto e specializzata nelle prenotazioni alberghiere diurne ha appena annunciato il lancio di un marketplace che consente di prenotare separatamente camere in day use, spa, piscine, ristoranti, rooftop e sale meeting presso oltre 8.000 strutture affiliate distribuite in 16 Paesi.

Dall’hotel extraterritoriale all’hotel di quartiere

La logica è semplice: consentire agli utenti di prenotare singolarmente servizi che tradizionalmente erano associati al soggiorno notturno.
Una camera per poche ore tra due appuntamenti di lavoro. Una spa senza prenotare una notte. Un rooftop per un aperitivo, una piscina per il pomeriggio o una sala riunioni vicino all’ufficio. Ed è un cambiamento interessante avvenuto in poco più di 13 anni: quando la startup prese vita, il concetto stesso di day use era ancora poco diffuso.
«L’hotel era, nell’immaginario comune, un edificio con delle camere dedicato esclusivamente ai turisti, quasi uno spazio extraterritoriale nelle nostre città», spiega Simon Botto, fondatore e amministratore delegato di DayBreakHotels. «Oggi le persone vedono gli alberghi come luoghi flessibili. Per questo abbiamo voluto rendere facilmente prenotabile tutto quello che un hotel ha da offrire, anche e specialmente a chi vive nella stessa città».



















































I nuovi clienti dell’hotel

La scommessa è quella di intercettare una clientela diversa da quella tradizionale: residenti che utilizzano l’albergo per un pomeriggio in piscina, per una riunione di lavoro, una cena, una giornata in spa o una breve pausa dalla routine quotidiana.
Un cambiamento che modifica radicalmente il rapporto tra hotel e cliente. Mentre il turista soggiorna mediamente pochi giorni e spesso non torna nella stessa struttura, il cliente locale può utilizzare l’albergo più volte nel corso dell’anno per esigenze differenti.

I numeri del fenomeno: 8 mila hotel aderenti in 1.500 città

Secondo i dati diffusi dalla società, la piattaforma conta oggi oltre 2 milioni di clienti e una rete di 8.000 hotel partner in circa 1.500 città.
L’evoluzione dell’offerta sembra riflettere un cambiamento nelle preferenze degli utenti. Sette clienti su dieci, sostiene l’azienda, aggiungono almeno un servizio alla prenotazione della camera. Tra le combinazioni più richieste figurano cena e soggiorno diurno, oppure pacchetti che uniscono spa e ristorante o piscina e aperitivo.
Crescono anche le prenotazioni di gruppo, aumentate del 38% nell’ultimo anno, mentre le prenotazioni effettuate durante la settimana dopo le 17 registrano un incremento del 65%.
Tra gli utilizzatori prevalgono le donne, che rappresentano il 68% delle prenotazioni, ma aumenta anche il segmento delle famiglie con figli, cresciuto del 40% nell’ultimo anno.

Il problema delle camere vuote

Dietro il fenomeno c’è però anche una questione economica che riguarda l’intera industria alberghiera. Gli hotel convivono da sempre con il problema della capacità inutilizzata. Camere che restano invendute, spa frequentate solo da una parte degli ospiti, sale meeting vuote per lunghi periodi e piscine utilizzate soltanto stagionalmente rappresentano costi già sostenuti che non producono ricavi.
Secondo i dati citati da DayBreakHotels, in Italia l’occupazione media delle strutture alberghiere si attesta intorno al 55%. A livello globale, sostiene l’azienda, una camera su tre resta inutilizzata ogni notte.
«È l’inventario invisibile dell’hotel», osserva Botto. «Spazi che esistono, hanno costi fissi e qualità elevata, ma non sono né offerti come prodotto autonomo né resi facilmente prenotabili».
Per le strutture ricettive, la possibilità di vendere questi servizi anche a una clientela locale rappresenta quindi un’opportunità per incrementare la redditività senza aumentare significativamente i costi operativi. Anche alla luce del fatto che negli ultimi anni molte strutture hanno investito in ristorazione, wellness, fitness e spazi multifunzionali che spesso rimangono sottoutilizzati fuori dai periodi di maggiore affluenza turistica.

Le città diventano il nuovo mercato per la «staycation»

La crescita del lavoro ibrido, la maggiore ricerca di flessibilità e la diffusione di formule di consumo basate sull’accesso più che sul possesso stanno contribuendo a ridefinire anche il ruolo dell’hotel nello spazio urbano.
Sempre più strutture cercano di posizionarsi come luoghi frequentati dai residenti e non soltanto dai visitatori.
Il fenomeno è particolarmente evidente nelle grandi città, dove la prossimità geografica riduce le barriere all’utilizzo occasionale e rende possibile prenotare servizi anche all’ultimo momento.
La stessa idea di “staycation” – la vacanza trascorsa nella propria città – si inserisce in questa tendenza, così come la crescente domanda di esperienze brevi, personalizzate e facilmente accessibili.
Per gli hotel questa trasformazione potrebbe contribuire ad aumentare la redditività delle strutture e, allo stesso tempo, modificare il rapporto con le città. In un settore alle prese con margini sempre più compressi e costi operativi elevati, la capacità di monetizzare spazi e servizi durante tutto l’arco della giornata potrebbe rappresentare una delle principali direttrici di sviluppo dei prossimi anni.

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11 luglio 2026 ( modifica il 11 luglio 2026 | 13:58)