La svolta con il primo titolo Slam al Roland Garrod, ora il tedesco arriva alla finale contro Jannik Sinner con un’altra carica: “Vincere uno Slam cambia tutto”

11 luglio – 15:55 – LONDRA

Parigi ha cambiato tutto. Prima, Alexander Zverev era uno degli incompiuti del circuito, un talento da top5 del tennis mondiale che al momento di vincere uno Slam trovava sempre qualcuno, o qualcosa, che glielo impediva. Forte, ma perdente. Poi è arrivato il Roland Garros, la finale contro Flavio Cobolli in cui il tedesco ha finalmente fatto bingo. E fatto l’unica cosa che, a 29 anni, poteva cambiargli la carriera: vincere uno Slam. Quel trionfo sulla terra rossa francese l’ha portato in una nuova dimensione: gli ha tolto dalle spalle il peso delle sconfitte passate, del fatto che per sollevare quel trofeo ed essere finalmente davanti agli altri gli ci siano volute 41 partecipazioni ai tornei più importanti dell’anno. Quello che si è presentato a Wimbledon è un nuovo Zverev: più convinto, più rilassato, più determinato, più affamato. Quanto determinato lo si è capito in questo percorso quasi netto che l’ha portato alla quinta finale Slam della carriera, al rendezvous con Jannik Sinner. Domani, da numero 2 del mondo virtuale dopo aver superato Carlos Alcaraz con la vittoria in semifinale, Sascha avrà davanti il numero 1 del mondo, ma mai come questa volta sente di avere una chance. Di poter fare qualcosa di storico come la doppietta Roland Garros-Wimbledon nello stesso anno, riuscita solo a sei giocatori prima di lui. 

prima—  

“Ne ho passate tante, sono uscito sconfitto da tanti momenti decisivi. Ma adesso sono finalmente vincitore di uno Slam”, aveva detto Zverev il 7 giugno, ancora sul campo dopo aver conquistato il Roland Garros. C’è un prima e un dopo, quel momento così importante. E il prima, per Zverev, è fatto di tante delusioni Slam. Dalla prima finale, lo Us Open 2020 persa contro Dominic Thiem al tie-break del quinto facendosi rimontare due set di vantaggio, Zverev è sempre stato nella seconda fascia dei favoriti ma non è mai riuscito a ribaltare i pronostici. Succedeva sempre qualcosa, mancava sempre un ingrediente per salire l’ultimo gradino, vuoi l’infinito talento di Novak Djokovic, l’emergere di quello incontenibile di Sinner e Alcaraz, problemi personali o clamorose eliminazioni, come quella al primo turno di Wimbledon un anno fa contro Arthur Rinderknech. “Non mi sono mai sentito così vuoto prima d’ora – aveva raccontato in conferenza stampa -. Mi manca la gioia in tutto quello che faccio, non solo nel tennis. Non penso che i miei problemi siano in campo, ma sento che qualcosa dentro di me deve cambiare. E forse ho bisogno di parlare con qualcuno”. Quella clamorosa sconfitta a Wimbledon arrivava sei mesi dopo la terza finale Slam persa in carriera, quella contro Sinner in Australia. “Ero il numero due del mondo, stavo giocando alla grande eppure avevo perso in tre set contro il numero 1: non sapevo cos’altro fare, ho pensato che probabilmente non avrei mai vinto uno Slam” ha confessato in una recente intervista con RTL+. Quella sensazione non l’ha abbandonato per mesi, fino a quando non è andato a Maiorca a incontrare Rafa Nadal. “Ho parlato con lui e Toni, quel viaggio mi ha aiutato tanto”. A fine 2025 Zverev ha deciso che doveva cambiare qualcosa nel suo gioco: in Australia, nel primo Slam 2026, la sconfitta in semifinale con Alcaraz faceva pensare che forse non era cambiato molto. Come le sconfitte in serie contro Sinner nei Masters 1000 che l’azzurro ha dominato. Poi è arrivato Parigi. 

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dopo—  

Vincendo Parigi, Zverev è entrato in una nuova dimensione. “Quando vinci uno Slam cambia tutto – ha confessato -. Capisci come si fa, ti rendi conto che da quel momento in avanti sai come si vinci perché lo hai già fatto. Senti dentro di te questa convinzione, questa sicurezza”. Zverev l’ha riversata in campo a Wimbledon: ha lasciato per strada solo due set nelle 6 partite che l’hanno portato in finale. Ha sfatato persino il tabù Taylor Fritz, lo statunitense eliminato in tre set nei quarti di finale con cui aveva una striscia aperta di 7 sconfitte: un altro dei demoni del vecchio Sascha che il nuovo ha esorcizzato. “Non è solo la fiducia che viene dalle vittorie: ho lavorato tanto sul mio gioco e sono migliorato – ha spiegato -. Ho fatto progressi col dritto, il rovescio, il servizio, la risposta: quando migliori, è normale vincere di più. Possiamo parlare di fattori mentali, cambi di coach o qualsiasi cosa, ma quando migliori come giocatore perché hai preso la decisione di migliorare, sai che nei tornei le cose andranno meglio”. Zverev non è cambiato solo in campo ma anche fuori. Ha un atteggiamento nuovo, più rilassato, meno dipendente dai risultati: “So che è una partita importante, ma nessuno di noi morirà e le nostre vite andranno avanti comunque: alla fine è solo tennis” ha raccontato prima di battere Arthur Fery in tre set per prendersi la quinta finale Slam della carriera. Il nuovo Zverev in questo Wimbledon ha fatto i conti con i suoi demoni e li ha battuti tutti, dalle delusioni agli avversari. Gliene resta solo uno, Sinner, con cui ha una striscia aperta di 9 sconfitte e che non batte da tre anni. È l’ultimo passo che il nuovo Sascha deve fare. Quello vecchio si sarebbe sentito battuto in partenza. Il nuovo Zverev non ha nessuna intenzione di arrendersi.