È una storia affascinante di basso profilo e alta creatività, di canzoni seducenti e disinteresse per qualsiasi regola di mercato, quella de I Cani, il gruppo romano guidato da Niccolò Contessa, che arriva questa sera e domani (alle 20) al BOnsai Festival (Parco delle Caserme Rosse), con le sue ballate sentimentali e amare. Un successo, il loro, nato dalla messa in rete, era il 2010, del video I pariolini di diciott’anni, una storia piccola, di ambientazione locale seguita, pochi mesi dopo, da un secondo brano, Il pranzo di Santo Stefano, e poi un’altra composizione, Wes Anderson.

Tutto pubblicato nel più completo anonimato, in maniera indipendente, sino all’incontro con la bolognese 42 Records, etichetta che da anni ha assunto un ruolo centrale nella scena del pop ‘obliquo’ , inconsueto, italiano. Da questa collaborazione nasce l’album d’esordio, Il sorprendente album d’esordio de I Cani, una serie di ritratti, come se fossero delle polaroid sonore un po’ sfuocate, di vita quotidiana di un ventenne nella capitale, coppiette che lasciano e si ritrovano, ambienti della media borghesia, studi fatti con poco entusiasmo, le passeggiate in motorini tra centro e periferia. Il successo è immediato, e Contessa sceglie l’anonimato, l’assenza dell’immagine anche nel tour, affollatissimo, che promuove l’uscita dell’album, volti celati da sacchetti di carta, corpi il più possibile nascosti. Il suono è quello di un rock minimo, che procede per lente modificazioni, che rimane appiccicato alla pelle, dal quale è difficile separarsi.

L’attenzione nei confronti di Contessa cresce vertiginosamente, nonostante l’indifferenza per l’apparire, esce un lavoro in condivisione con i Gazebo Penguins, un omaggio agli 883 e, nel 2016, il disco della notorietà, Aurora, sempre per la 42 Records. Il suono si trasforma, meno chitarre più elettronica, ma sempre rispettando la forma canzone del pop, con testi che esplorano la relazione tra sentimento e tecnologia, con la consapevolezza che anche i rapporti più intimi devono necessariamente passare per l’asettica freddezza delle macchine digitali. Dopo di allora, siamo nel 2017, il silenzio assoluto, la chiusura di tutti i canali social del gruppo (salvo quello di YouTube), ogni tanto qualche notizia che faceva sperare in nuove canzoni e che si rivelava sempre infondata. Poi, a sorpresa e inaspettato, un vinile, inizialmente in tiratura limitata, con due inediti composti insieme ai Baustelle e, lo scorso anno, l’annuncio del ritorno sul mercato. Il disco si chiama Post Mortem, e prosegue con l’esplorazione delle sonorità post punk, a tratti come fosse un omaggio ai CCCP. Segue il tour di presentazione e adesso le date in alcuni tra i più importanti festival estivi, come il bolognese BOnsai. Per loro, un ritorno a casa.